Gaetano Campanile, Cammurista e prepotenti!, a cura di Vincenzo Caputo


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Il dramma in tre atti di Gaetano Campanile, Cammurrista e prepotenti!..O ’O festino d’ ’a morte, fu messo per la prima volta in scena a Catania (Real Teatro Principe di Napoli) nel giugno del 1903 dalla compagnia Scelzo e fu pubblicato a Napoli presso Tommaso Pironti nel 1908 (l’anno precedente era uscito per i tipi dello stesso editore un atto unico del Campanile, ’N punt’ ’e morte). L’opera, ambientata agli inizi del Novecento, mette in scena l’amore di Rusella secondo uno schema triangolare che vede la donna dapprima innamorata del camorrista Salvatore, nonostante si fosse impegnata con il soldato pluridecorato Carluccio, e poi, redenta, innamorata e sposa di quest’ultimo, il quale d’animo generoso non aveva esitato a mettere in pericolo la propria vita per salvare il rivale dinnanzi alle preghiere dell’amata.

Il primo atto di Cammurrista e prepotenti! ci mette a conoscenza, attraverso un dialogo tra Rusella e l’amica Carmenella, della preoccupazione della protagonista, gelosa, relativa a un presunto tradimento di Salvatore («dice che l’ànno visto dinto ’o trammo elettrico con a figliola ncoppo ’o Vommero!»). Tutti sanno poi da si Vicienzo che in città sta per tornare suo figlio, il valoroso soldato Carluccio, il quale è convinto di poter finalmente fidanzarsi con la sua amata promessa Rusella. In realtà quest’ultima, innamorata del camorrista Salvatore, si è fatta promettere da lui di essere portata all’altare. Lo scontro tra Carluccio e Salvatore è inevitabile, dal momento che il primo ha definito il secondo “carogna”, ma esso grazie al coraggio del soldato, che non indietreggia di fronte ai camorristi che vogliono ucciderlo, termina senza un esito tragico.

L’Atto II dovrebbe segnare la pace tra i due (si veda la scena III), ma questa pace è destinata a durare ben poco. L’incendio in un casa, dove dormono Salvatore e la piccola Margaretella, spinge Rusella a pregare l’ex Carluccio di aiutare i due. Con valore Carluccio si getta tra le fiamme, riuscendo a salvare la piccola. Quando, però, Rusella, disperata, gli fa notare che non ha salvato per gelosia Salvatore, Carluccio le giura che il camorrista non era nella casa. Di fronte alle insinuazioni della donna, il soldato decide di sacrificare la vita, pur di dimostrare la propria nobiltà d’animo. Rischia così (uscirà esanime dalla casa in fiamme) e poco dopo sulla scena arriva, ubriaco, Salvatore, il quale era uscito di casa per un appuntamento adulterino.

È questo l’episodio che segna la metamorfosi sentimentale di Rusella, la quale nel terzo atto è in abito da sposa per il matrimonio con Carluccio e non con Salvatore. Il camorrista medita una vendetta che dovrebbe compiersi nel “festino” serale che segue la cerimonia, un “festino di morte” appunto («Fanno ’e festine? E io le voglio fa fa ’o festino d’ ’a morte! Statte buono!», dichiara Salvatore). Il tutto sarà evitato soltanto grazie all’intelligenza di Gennarino che escogita un piano per scongiurare l’omicidio, tramite revolver, di Carluccio. Tra le figure principali dell’opera è infatti da annoverare, oltre a Rusella, Carluccio e Salvatore, proprio quella di Gennarino, la cui battuta del II atto dà il titolo all’intera vicenda («Gennarino: No, è muorto brigadiè! / Brigadiere: Un morto! Ma chi? / Gennarino: Niente brigadiè, nu prepotente ’e meno!»). Vero e proprio deus ex machina, Gannarino incarna la figura di un uomo tranquillo, che cerca soprattutto nella parte iniziale dell’opera di evitare qualunque scontro pericoloso. In realtà, nel momento in cui egli si rende conto del grado di sopraffazione e di cattiveria a cui è giunto Salvatore, non esita a escogitare il piano che permette la vittoria dei buoni sui cattivi.


Edizione di riferimento

G. Campanile, Cammurista e prepotenti!... O ’O festino d’ ’a morte. Scene tipiche napoletane in tre atti, Napoli, Tommaso Pironti, 1908.

 

Rappresentazioni

Il dramma fu rappresentato per la prima volta a Catania al Real Teatro Principe di Napoli dalla compagnia Scelzo nel giugno del 1903.