Goffredo Cognetti, A basso porto, a cura di Vincenzo Caputo


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Il dramma in tre atti di Goffredo Cognetti, A basso porto, fu scritto nel 1887 e messo per la prima volta in scena a Torino il 23 gennaio del 1888 al Teatro Gerbino. Fu pubblicato nel volume che Cognetti curò raccogliendo la propria produzione teatrale (vol. II, Livorno, S. Belforte & C., 1930; l’opera è edita insieme ad A Santa Lucia). Preziose risultano sull’opera le notizie che Cognetti stesso ci dà a introduzione della citata edizione. In tale pubblicazione, dove si riportano anche articoli di giornali apparsi al tempo della prima rappresentazione, Cognetti ricostruisce la genesi del testo, evidenzia il successo dell’opera e, nello stesso tempo, sottolinea la piena paternità del dramma. Giunto a Napoli per la rappresentazione di A Santa Lucia, l’autore è spinto dal padre a fotografare sulla scena l’altra Napoli, quella dei bassi. Cognetti si mette a questo punto a lavoro, entrando in contatto con alcuni poliziotti che lo portano con loro nei quartieri popolari napoletani. Annota le proprie riflessioni e ricorda che le scene più importanti sono nate proprio dalla visione diretta delle vicende di povera gente partenopea. Cognetti ricorda, inoltre, che l’opera, inizialmente proposta alla Duse e poi rappresentata dalla Tessero, ebbe largo successo di pubblico e fu tradotta in diverse lingue europee e messa in scena con successo soprattutto in Germania. Ribadisce, infine, che solo a lui spetta la paternità del testo, negando dunque la collaborazione – evidenziata da Levi – con scrittori napoletani (il riferimento è a Di Giacomo, che tradusse l’opera in dialetto napoletano).

La protagonista è Maria, vedova, e i suoi due figli, Sesella e Luigino. Nel corso del primo atto lo spettatore viene a conoscenza che Luigino gioca spesso a carte con altre persone di malaffare, indebitandosi, e che la giovane Sesella è corteggiata dal luciano Ciccillo. Il quartiere di Acquaquilia, inoltre, è falcidiato dall’arresto continuo di camorristi, tanto che si sospetta di una spia all’interno dell’organizzazione. La macchinazione di Ciccillo ha l’obiettivo di spingere Sesella a credere alla sincerità del suo amore e alla volontà di lasciare la camorra. In realtà in un colloquio tra Maria e Ciccillo si comprende che i due si conoscono già da tempo. Quest’ultimo tormenta i figli di Maria soltanto per vendicarsi di lei. Maria era stata, tempo addietro, innamorata e ingannata da Ciccillo e per vendetta aveva permesso che il luciano fosse accusato dell’omicidio della donna amata, Rosella. Da quel momento in poi Ciccillo ha badato soltanto a distruggere la vita di Maria, portando il marito di lei alla rovina e insidiando poi i figli.

Nell’atto II assistiamo a una delle scene più importanti del dramma sulla bassa camorra. Ciccillo schiaffeggia Luigino e il camorrista Pasquale si mostra contrariato per il gesto, dal momento che «la legge dell’onorata società non permette di castigare un picciotto di sgarro all’impensata». Spetta ai camorristi proprietari dare un castigo, ma grazie al coraggio Ciccillo riesce a evitare la peggio. Nonostante ciò, l’onorata società si mostra comunque scontenta di lui, poiché non è riuscito a scoprire il nome del traditore. Ciccillo fa convergere i sospetti su Luigino e poi dichiara a Sesella la propria verità sulla madre, convincendola a partire con lui. Soltanto Maria, in una scena che lo stesso Cognetti dichiara presa dal vero dei bassi napoletani, riesce a frenare l’ingenuo amore della figlia e a raccontarle che il traditore dei camorristi è proprio Ciccillo. La ragazza, a questo punto, denuncia il luciano al camorrista Pasquale. In una riunione che simula il tribunale segreto dei camorristi, tipico dell’Ottocento, si decide proprio la morte del traditore Ciccillo per mano di Luigino. Il conclusivo atto III, infine, porta alle estreme conseguenze la trama costruita precedentemente. Luigino è pronto a uccidere Ciccillo, nonostante Maria cerchi inutilmente di fermarlo. Alla fine a risolvere l’intricata questione è il gobbo Taniello, il quale si mostra disponibile a colpire a morte il luciano al posto di Luigino, in modo da evitargli il carcere.

Non ci riesce, però, e in conclusione è propria Maria a uccidere con un coltello il rivale.

 

 

Edizione di riferimento

G. Cognetti, Teatro, II, A Santa Lucia. A basso porto, Livorno, S. Belforte & C., 1930, pp. 169-299.

 

Altre edizioni

Non è possibile segnalare altre edizioni del testo citato, anche se esso circolò sicuramente prima della pubblicazione nell’opera omnia di Cognetti. Già nel 1895 (Roma, Tipografia Tiberina di F. Setth) fu infatti edita una versione lirica che prevedeva la musica di Nicola Spinelli e il libretto di  Eugenio Checchi.

 

Rappresentazioni

Il dramma fu messo per la prima volta in scena a Torino il 23 gennaio del 1888 al Teatro Gerbino.