Carlo Lombardo, Scugnizza, a cura di Vincenzo Caputo


pdfScarica il testo in PDF


L’operetta Scugnizza di Carlo Lombardo, in tre atti musicati da Mario Costa, fu messa per la prima volta in scena a Torino presso il teatro Alfieri il 16 dicembre del 1922 dalla compagnia dello stesso Lombardo e fu pubblicata dapprima nel 1924 e, successivamente, nel 1929 sempre a Milano presso la casa editrice musicale Carlo Lombardo.

L’operetta, ambientata negli stessi anni della messinscena, è una sorta di “contrasto amoroso” in salsa napoletana. Un ricco americano cerca di convincere una dubbiosa scugnizza, Salomè, a lasciare Napoli per l’America, l’indigenza per il denaro. La donna, dunque, si trova inizialmente di fronte al dilemma della scelta tra una vita agiata lontano da Napoli o una vita difficoltosa nei luoghi familiari della città partenopea. Questo dilemma, apparentemente risolto a favore della prima opzione, si concretizza poi nella mandolinata dello scugnizzo Totò, il quale vuole che la ragazza resti a Napoli («Non vedrai mai più / Notti così belle, / Tal brusio di stelle, / Sì argentato il nostro mar! / Non udrai più mai / Così dolce suon, / Pieno di passion / Che ti sembra dir: / Come vuoi partir?»).

Nel corso del primo atto troviamo in scena le Americane, gli Americani e le Scugnizze. Le scugnizze si mostrano agli occhi degli stranieri come modelle straordinarie per bellezza e vitalità. Nasce appunto l’idea di portare con sé in America qualcuna di loro, dal momento che «tutto far coi dollari si può». Inizialmente, però, le scugnizze non si lasciano incantare, dal momento che sostengono di aver bellezze naturali (luna, mare, etc.), le quali possono sostituire degnamente i dollari. Soltanto una di loro, la citata Salomè, è convinta dal ricco Toby, che intende sposarla, nonostante nei confronti di lei ci sia l’amore di Totò. Il secondo atto vede un’introduzione sulla Napoli antica e un dialogo tra Gaby e Totò sulla decisione di Salomè di lasciare Napoli. Interessante risulta, ai fini del nostro discorso, il Quartetto degli Scugnizzi, dove si evidenzia la miseria di ragazzi e ragazze napoletani e la necessità che essi hanno di dover sbarcare il unario per sopravvivere («Dall’albeggiar, / Gli scugnizzi si dan d’attorno / Per risolvere il problema d’ogni giorno: / Senza lavorar / Qualcosa guadagnar / Girando nel quartier, / Per qualche soldo sanno far d’ogni mestier / Finché l’oscurità / Non sa inspirar d’amore qualche velleità»).

Dopo un incontro tra Totò e Salomè scoperto da Toby (finale II atto), la conclusione (atto terzo) è affidata a un “duetto reminescenza”, nel corso del quale Salomè e Chic riflettono sulla fugacità delle cose terrene.

 

 


Edizione di riferimento

C. Lombardo, Scugnizza. Operetta in tre atti, musicata da M. Costa, Milano, Casa Editrice Musicale C. Lombardo, 1929.

 


Altre edizioni

C. Lombardo, Scugnizza. Operetta in tre atti, musica di M. Costa, Milano, Casa Editrice Carlo Lombardo, 1924;

Scugnizza, uno spettacolo di T. Russo, dal libretto di C. Lombardo, musiche di M. Costa, a cura di P. Nugnes, Napoli, Bellini, 1990.

 
Rappresentazioni

Il dramma fu rappresentato per la prima volta a Torino il 16 Dicembre del 1922 al teatro Alfieri dalla compagnia di operette Carlo Lombardo.