Salvatore Luciano, Core 'nfame, a cura di Cristiana Anna Addesso


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Il bozzetto Core ’nfame!..., di Salvatore Luciano (1874-1927), in un solo atto e in dialetto napoletano, suddiviso in sette scene, sembra recuperare – anche se solo in parte – il tema del giovanotto di famiglia povera ma onesta, traviato da una donna di scarsa onorabilità, che era stato reso maggiormente celebre dal più noto e drammatico bozzetto dialettale Nu guaglione ’e mala vita (1886) di Francesco Gabriello Starace. Come è stato acutamente scritto per il genere della ‘sceneggiata’, che indubbiamente da questi testi popolari trae alimento in fatto di contenuti, fulcro dell’azione è la donna, da intendersi come «macchina scenica del desiderio», qui incarnata dalla sfrontata Rosina. La giovane alimenta astutamente i corteggiamenti non di due ma di tre pretendenti: Pasquale, Carlo e Luigi. È tuttavia Pasquale, «pappone [e] malandrino», affiliato alla camorra, ad essere etichettato «core mio», suo reale innamorato, risultando gli altri due quali semplici “riserve”: Carlo, studente e negoziante di Solopaca, è per Rosina colui che «proie ’e lire», soddisfandone i «capriccetti» con i denari del padre; Luigi, giovane di famiglia onesta, finisce per essere semplicemente colui che ne assicura l’onorabilità «pe l’occhio d’o quartiere». Alquanto interessante risulta, in tal senso, una rapida affermazione di Pasquale, che sembra sancire il presunto fascino esercitato dall’uomo «che appartiene all’umirtà», alla onorata società della camorra, sulla popolana; costui, infatti, «vicino a vunnella [gonnella, metonimia per donna] trova qualsiasi riguardo» (scena III).

Luigi, perdutamente innamorato di quella che suo fratello Alberto non esita a definire una «sbruvignata», trascura lavoro e famiglia per Rosina («tu è perze financo ’o scuorno»: scena III), lasciandosi accecare dalla gelosia per colei che ritiene una fanciulla rispettabile, a lui accomunata dalla disgrazia di non avere i genitori. Lo scontro tra rivali in amore, diversamente da quanto ci si aspetterebbe, avviene non tra Luigi ed il camorrista Pasquale, ma con Carlo, il giovane studente di provincia che non esita però a ferire il rivale in amore addirittura con un colpo di revolver, riducendolo in fin di vita.

Nell’ultima scena tocca pertanto ad Alberto, fratello maggiore di Luigi, dopo aver invano messo da parte il proprio orgoglio per implorare Rosina di seguirlo al capezzale del moribondo  che ne invoca il nome, ristabilire l’onore usurpato dinanzi alla comunità, uccidendo con un fendente al cuore la donna scellerata.

Resta da segnalare il personaggio di Carlo, di cui appaiono interessanti il code-mixing e il code-switching. Rivolgendosi a Rosina, lo studente – che fa la sua comparsa parlando in toscano – inframezza alle sue battute sintagmi dialettali:  «[…]’o cumpariello t’arrivav[a] perfino a baciarti la mano»; «[…] Ciò che adesso hai detto me lo giuri veramente ncopp’annore?» (scena IV). Allo stesso modo, durante lo scontro col rivale in amore Luigi, apostrofato quale «buffone» e «vigliacco», Carlo non esita a pronunciare anche un’intera battuta in dialetto: «Pecché accussì vogl’io» (scena V).

Il bozzetto suscita qualche interesse anche per il piccolo corteggio di personaggi popolari che agisce attorno ai protagonisti e che consente al lettore-spettatore di ascoltare in scena le voci di Nannina, venditrice di freselle e castagne lesse, di Francesca, venditrice di pizze fritte “oggi ad otto” (pagabili, cioè, dopo 8 giorni), di un riffaiolo e di un venditore di fiammiferi. Il riffaiolo, ad esempio, apostrofa Rosina – cercando di venderle qualche numero – alludendo alle sue tresche: «Io ne tengo rui’ate» (scena IV). Simile il breve canto di un gruppetto di giovani che, sotto il balcone di Rosina, a ferimento ormai compiuto, sottolinea coram populi il tradimento della giovane ai danni del malcapitato Luigi: «Fronne ’e limone / ’A nammurata mia nun tene core / E ’na nfamona / Cu n’ato se ne fuie mentr’io more» (scena VII).


Edizione di riferimento

Salvatore Luciano, Core ’nfame!.. Bozzetto drammatico in un atto (Recitato con successo al Teatro Partenope dalla Compagnia Forni Scelzo Petito), 2a edizione, Napoli, Salvatore Romano libraio-editore, s.a.

 

Rappresentazioni

Il frontespizio indicata che il bozzetto fu portato in scena, in una data imprecisata, al Teatro Partenope.