Roberto BraccoDon Pietro Caruso, a cura di Vincenzo Caputo


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L’atto unico di Roberto Bracco, Don Pietro Caruso, fu messo per la prima volta in scena da Ermete Novelli a Napoli il 21 novembre del 1895 al Teatro Sannazaro e fu pubblicato in editio princeps sempre a Napoli presso l’editore Guida senza indicazione dell’anno. Fu inoltre riproposto da Bracco sia nell’edizione completa delle sue opere presso l’editore Sandron (vol. III, 1909, edito insieme a La fine dell’amore, Fiori d’arancio e Tragedie dell’anima) sia nell’edizione sempre a cura di Bracco presso l’editore Carabba di Lanciano (vol. III, 1936, l’opera è edita insieme a Il Trionfo). La fortuna del testo è testimoniata, oltre che da traduzioni in siciliano (a cura di G. Giusti-Sinopoli) e in francese (a cura di E. Sansot-Orland), anche da riproposizioni recenti. Insieme a l’Infedele e a Sperduti nel buio, esso è infatti pubblicato nel 1960 per le cure della casa editrice milanese Mondadori e, insieme a Gli occhi consacrati, per le Edizioni Scientifiche Italiane a cura di B. Moriconi.

La scrittura teatrale di Bracco intreccia, in tal caso, le vicende di tre personaggi. Il protagonista Pietro Caruso è un “galoppino”, che si guadagna da vivere attraverso diversi espedienti non sempre legali. Il “galoppino”, che ritorna anche in altri testi del tempo sulla camorra, rappresenta sicuramente un personaggio al limite tra lecito e illecito. Giocatore e bevitore incallito, nello specifico don Pietro Caruso si impegna (infruttuosamente) ad aiutare il nobile Fabrizio Fabrizii in campagna elettorale. Per riuscire a fare eleggere il Fabrizii egli non esita a rivolgersi, secondo un triste topos tematico di tali testi, a un camorrista non nominato in modo da garantire al nobile un numero consistente di voti. Ci troviamo, sicuramente, di fronte a un aspetto marginale rispetto a quella che è la trama dell’opera. Don Pietro Caruso, nel corso di un colloquio con il Fabrizii, viene infatti a conoscenza che quest’ultimo ha compromesso l’onore della propria unica figlia e, quando egli cerca di spingere il nobile verso un matrimonio riparatore, quest’ultimo nega fermamente dichiarando che il diniego non è dovuto alla differenza sociale, ma alla ferma convinzione che un nobile non può sposare la figlia di don Pietro Caruso. 

Nel riproporre l’opera, si è scelto, diversamente da quanto fatto dalla Moriconi nell’edizione del 2000, di fornire al lettore il testo così come Bracco lo stabilì all’altezza del 1936 nel vol. III della propria opera omnia (Lanciano Carabba).


 

Edizione di riferimento

R. Bracco, Teatro. Il Trionfo. Don Pietro Caruso, in Opere di R. Bracco, III, Lanciano, Carabba, 1936, pp. 153-209.

 

Altre edizioni

R. Bracco, don Pietro Caruso. Dramma in un atto, Napoli, Guida, s.d.

Idem, Don Pietro Caruso, La fine dell’amore, Fiori d’arancio, Tragedie dell’anima, in Teatro di R. Bracco, III, Milano, Sandron, 1909;

Idem, Don Pietro Caruso, Infedele, Sperduti nel buio, Milano, Mondadori, 1960;

Idem, Don Pietro Caruso, Gli occhi consacrati, a cura di B. Moriconi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000.

 

Rappresentazioni

Il dramma fu rappresentato per la prima volta al Teatro Sannazaro di Napoli da Ermete Novelli nel novembre del 1895.