Michelangelo Tancredi e Pietro Labriola, Lo guappo, a cura di Rita Duraccio



Lo Guappo è una scena popolare scritta da M. A. Tancredi su partitura composta da P. Labriola, ed è contenuta ne L’Aura di Mergellina, una raccolta pubblicata nel 1865 a cura dei F.lli Fabricatore, all’epoca una delle più influenti famiglie napoletane nel campo dell’editoria. La scena è dedicata dall’editore al giovane artista Valentino Fioravanti (Napoli, 1827 – Milano, febbraio 1879), sicuramente uno tra i più celebri cantanti buffi partenopei dell’Ottocento.

La figura del guappo nell’arte ha sempre suscitato grande interesse nella sceneggiata napoletana. Egli è l’uomo d’onore, galante e romantico, sempre pronto a far rispettare i più deboli, a risolvere i dissidi tra le persone, a costringere gli uomini che non rispettano le donne a farlo. Questa figura è in netta opposizione a quella del camorrista odierno, dedito allo sfruttamento della prostituzione, ai traffici illeciti e a quant’altro sia volto ad accrescere sempre di più le sue ricchezze.

Il guappo che emerge nel testo di Tancredi è un uomo offeso perché qualcuno ha corteggiato la sua donna. Lui reagisce, ovviamente, vendicandosi, mettendo così l’altro in fuga e costringendolo a non offendere più la sua amata e, di conseguenza, il suo onore.


Ecco qui di seguito il testo di Lo Guappo:


Carmenè! Ll’aggio ditto, e tiene ammente

Che cca nce nasciarrà no serra serra.

Dimme chi è sto nuovo pretennente,

Che te lo voglio stennere cca ‘nterra.

Comme se chiamma?.. è Mineco?.. addo stà?

Le voglio sto palosso fa provà..

Sanghe da na maruzza!.. e comme nò?..

Simmo, o no simmo nuje, mo nce vò!..

Sapeva ca tu si la ronna mia

E comme l’è bbenuto tant’ardire?..

Ah, pe ‘llo terramoto!.._arrasso_sia_

De ll’uocchie ll’aggio da sceppà lo niro.

Passo no guajo…mm’aggio a vvennecà,

Qua strummolo lo voglio rocelià…

Sanghe de na    etc.

Venesse!... cuorno de no ceceniello!

Lle zumparria lli diente da lla vocca.

Ncapo le ncasarrebbo lo cappiello…

Nce ll’arravoglio nganna po si attocca.

Lle schieo no cincbe_fronne comm’i fo…

Lo stuto, e bona notte… o vo o non vo…

Sanghe de na    etc.

Oh, teccotillo!.._Arreto!.. uh, che giornata!

Carogna, tira mano, cca stongh’io…_

Che?.. vuje facite overo?.. ah, che risata!..

Io steva pazzianno!.. e che golio!..

Jamm’a fa no bicchiere… ebbè, Compà,

Vuje mo site n’ammico accossì stà…

Sanghe de na    etc.

Nenna, haje visto?.. è scappato!.. uh, chi me tene

Me frijeno le mmane e ghietto fuoco.

Songo peo de no pazzo da catene…

Farraggio no straverio mmiezo lloco

Ma si non torna_non te speretà_

Lle dammo lo permesso de campà…

Sanghe de na    etc.


Dal punto di vista musicale, la composizione di Labriola è molto interessante. Lo Guappo è  scritta in 4/4, tempo indicato dal simbolo iniziale C, e in tonalità di RE + (il simbolo + sta per maggiore). La partitura è destinata al tenore accompagnato dal pianoforte, senza altri strumenti. Pertanto, graficamente lo spartito si presenta con i due pentagrammi in chiave di violino e in chiave di basso, scrittura caratteristica del pianoforte e di pochi altri strumenti quali il clavicembalo, il fortepiano e l’organo, e sopra ad essi il pentagramma unico in chiave di violino per il tenore solista, sotto al quale vi è scritto il testo della prima strofa della canzone. Come incipit vi è una piccola introduzione che deve essere eseguita dal pianoforte solo, senza voce del cantante, che inizia in levare. L’introduzione, tutta in crescendo, parte dal I grado della scala di RE maggiore e culmina con un accordo perfetto maggiore di LA, V grado della scala di RE, con un punto coronato. Quest’ultimo indica che la durata di quell’accordo è ad libitum dell’esecutore. Il movimento dal I al V grado della scala seguito dal punto crea attesa nell’ascoltatore. Dopo il crescendo, il LA con il punto coronato dovrà essere suonato forte, espressione dinamica il cui simbolo è la lettera f. È importante osservare che, diversamente da quanto la parola potrebbe suggerire in fatto di movimento, quando in musica si parla di forte, crescendo ecc., quindi di dinamica, non si intende affatto parlare della velocità di esecuzione di un brano, bensì dell’intensità della sua sonorità. Quando invece  parliamo della velocità di esecuzione si è nel campo dell’agogica.

Dopo che l’esecutore avrà lasciato l’accordo di LA toccherà al tenore fare il suo ingresso nella canzone. Anche in questo caso si tratta di un ingresso in levare, ed in tal senso perfettamente simmetrico con quello del pianoforte. L’accompagnamento dello strumento è per le prime 8 battute dopo l’ingresso del tenore composto esclusivamente di accordi che determinano, e confermano, la tonalità del canto. A partire dall’undicesima battuta l’accompagnamento si farà poco più articolato, procedendo in contrappunto con la melodia del canto, arrivando alle battute 14-15-16 ad assecondare all’unisono il tenore. La prima strofa termina alla battuta 18, e al termine del testo di questa sezione iniziale seguirà una breve coda, che occupa tre battute. Dopo la coda, il soprano inizierà a cantare la seconda strofa, con la stessa melodia d’accompagnamento di prima. Ma stavolta l’introduzione non sarà eseguita, dal momento che essa è una parte che deve fungere da vera presentazione del brano. Le strofe sono in tutto 5, e quando anche l’ultima sarà terminata, alla coda seguirà il finale in ff (fortissimo), composto da una cadenza affermativa nei gradi I-V-I, ossia RE-LA-RE.