Canzone in Gomorra. Il best-seller di Saviano, il film di Garrone e il teatro di Gelardi
di Rita Duraccio   


Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della Camorra
(Milano, Mondadori, 2006) è il primo romanzo di Roberto Saviano. In Italia sono state vendute oltre un milione di copie e il libro è stato tradotto all’estero in ben trentuno lingue. Sulla base del best-seller di Saviano nel 2007 è stata prodotta una trasposizione teatrale, nata da un’idea del regista Mario Gelardi e dell’attore Ivan Castiglione, e dalla collaborazione tra lo stesso scrittore e il regista. Nel 2008 è stato girato il più noto film omonimo, diretto dal regista Matteo Garrone.

Gomorra è un viaggio nel mondo criminale e affaristico della camorra. Soldi, potere e sangue sono i tre “valori” in cui i camorristi credono fermamente. L’autore ci racconta dei boss che vivono in lussuose ville simili a quelle di Hollywood o alle dacie russe, si vestono e si comportano similmente ai divi del cinema, emulando lo stile di vita “alla Scarface”. Inoltre lo scrittore ci informa sull’emergenza dei rifiuti tossici provenienti da mezza Europa e fatti importare clandestinamente nelle campagne napoletane dai capi malavitosi, che concludono affari illegali segreti con le più grandi industrie interessate a sbarazzarsi delle scorie rimettendoci il minimo possibile. Uno degli aspetti più inquietanti e allarmanti del romanzo riguarda il reclutamento delle leve della camorra tra gli adolescenti, con la promessa di una opportunità di lavoro nei molteplici settori economici della malavita organizzata e con l’esaltazione del mito dell’eroe camorrista che muore ammazzato. Con Gomorra dunque Saviano ci presenta una panoramica delle regole e delle dinamiche del Sistema, termine con il quale si è soliti indicare quegli atteggiamenti di continuità, collaborazione e comunanza di scopi che la camorra ha non solo con le reti locali, bensì anche con imprenditori, società e politici che operano sulla scena nazionale e addirittura internazionale.

È interessante notare che nel libro, nel film e nella pièce teatrale grande importanza viene data all’interesse per la musica da parte dei camorristi, i quali prediligono in particolar modo la canzone neomelodica. I camorristi ascoltano prevalentemente questo tipo di musica, alcuni sognano addirittura di diventare divi del genere neomelodico, di cantare alle feste di matrimoni e battesimi, e di tenere i concerti di piazza.

Per capire quanto significhi la canzone neomelodica per il camorrista basta pensare al personaggio Manuele della pièce teatrale, detto Kitkat, un ragazzo giovanissimo che, vivendo anche lui come tanti suoi coetanei nel mito del potere, è finito con spacciare la droga per conto della camorra.

Manuele sogna, però, di smettere di lavorare per strada, iniziando la “carriera” di cantante neomelodico. Un’intera scena della trasposizione teatrale di Gomorra ruota infatti attorno a lui e al suo sogno.

Ma perché proprio la musica neomelodica? Marcello Ravveduto nel suo libro Napoli…Serenata calibro 9. Storia e immagini della camorra tra cinema, sceneggiata e neomelodici (Napoli, Liguori, 2007) spiega perché la più acclamata dai malavitosi è proprio la musica neomelodica, ripercorrendo la storia di Napoli attraverso scene di film e testi di canzoni, esaminando l’aspetto “culturale” del Sistema e mettendo a fuoco il fenomeno meridionale della globalizzazione nella marginalità. Nel recensire il libro di Ravveduto («La Stampa», 10 novembre 2008), Giovanni De Luna pone l’accento sulla discontinuità tra artisti importanti sulla scena nazionale come Mario Merola, re della sceneggiata, e altri artisti minori come i neomelodici, «una discontinuità che riguarda la storia della canzone napoletana» e «investe soprattutto il rapporto tra Napoli e la camorra». Negli anni Ottanta del Novecento, Napoli diventa una vera e propria città-regione che incamera in sé le varie province, senza però integrarle. Nascono i cosiddetti quartieri-stato, autonomi e isolati da tutto il resto, abitati esclusivamente da camorristi. La musica muta parallelamente alla trasformazione della camorra. Infatti, come osserva De Luna, «la canzone classica era stata la grande rappresentazione della mediterraneità cosmopolita di Napoli, era stata una radice dell'identità italiana, era stata un fenomeno compiutamente nazionale e globale», mentre ai nostri tempi «la musica dei neomelodici viene prodotta e consumata in loco, nei quartieri-Stato, alimentata dal flusso sonoro ininterrotto delle radio e delle televisioni locali». I parolieri neomelodici scrivono ora storie della quotidianità ascoltate e consumate dagli abitanti dei quartieri popolari, i quali si riconoscono nei testi delle canzoni. C’è da dire inoltre, come lo stesso Saviano scrive in un suo articolo per «L’ Espresso» del 19 febbraio 2008, che «i neomelodici spesso non sono solo amici dei boss, ma divengono soprattutto i cantori della camorra, gli interpreti di canzoni come O latitante, Il mio amico camorrista» e molte altre canzoni che sono volte a fortificare il potere e l’immagine dei boss. Dunque in Gomorra, così come nella realtà, vi è la musica neomelodica perché essa è espressione dell’identità di quella parte del popolo partenopeo per la quale è stata scritta.

Per la colonna sonora del film, che si compone di quindici brani in tutto, il regista ha selezionato una serie di canzoni tratte dal repertorio neo-melodico napoletano, preferendo il nuovo ed il poco conosciuto a scelte più furbe ed accattivanti per cercare di essere il più veritiero possibile nel rappresentare la realtà della camorra. La scelta dei brani per una colonna sonora è indispensabile alla stessa buona riuscita di un film, dal momento che la musica può esprimere o evocare una certa situazione, ricordo, pensiero o stato d’animo del personaggio, può accompagnare e sostenere i dialoghi e definire il dinamismo dell’azione con i suoi ritmi. La musica per film è sostanzialmente funzionale alle immagini ed è per questo che la scelta deve essere mirata anche in base alla trama del film. Tra le canzoni neo-melodiche presenti nella colonna sonora del film possiamo riconoscere in sottofondo brani degli artisti napoletani Alessio, Raffaello, Rosario Miraggio, Anthony, Tommy Riccio, Maria Nazionale e del più famoso Nino D’Angelo. Per fare qualche esempio, subito dopo la scena iniziale, che si svolge al centro estetico, si ascolta La nostra storia di Raffaello. Quando Marco e Ciro, i due giovani delinquenti detti “Piselli”, attratti dal mito di Scarface, riescono a rubare la droga agli extracomunitari ingaggiati nello spaccio dalla camorra, per festeggiare il successo del loro furto mettono un po’ di musica ad un juke-box; ed anche stavolta a fare da protagonista è un brano neomelodico, Ma si vene stasera di Alessio.

La colonna sonora però non si compone integralmente di brani neomelodici. Per fare qualche esempio di musica non napoletana, cito il brano della cantante cinese Teresa Teng Cheng Gu Shi, che si ascolta in sottofondo quando il sarto don Pasquale viene inviato dal Sistema ai cinesi per insegnar loro a cucire abiti d’alta moda (che rientreranno ovviamente nel giro illecito delle merci prodotte a nero). La funzione di tale brano è di evocare il mondo orientale e di immettere lo spettatore nell’atmosfera della realtà cinese. Il brano dance-music di Peter Vercampt Must pray si ascolta quando il ragazzino Totò gira in macchina per Scampia insieme agli altri affiliati. La funzione del brano è di rappresentare il modo di fare tipico di queste persone, che amano girare in lussuose automobili ascoltando musica a tutto volume. Il brano di Daniele Stefani Un giorno d’ amore fa da sottofondo ad uno dei tanti agguati di camorra con vittime giovani, che poco prima di morire ballano e scherzano con alcune ragazze, completamente ignari della morte così vicina. Nel night club in cui si recano Marco e Ciro si sente in sottofondo riecheggiare il brano I feel the love del progetto “Lovematic”; in particolare si tratta del megamix Fratty And Stay Free Love Mix.    

Enorme successo ha riscosso la prima della trasposizione teatrale del romanzo, tenutasi il 29 ottobre 2007 al teatro Mercadante di Napoli. La differenza principale tra il teatro e il film, uscito nella primavera successiva, è la presenza nella pièce del personaggio Saviano, interpretato dall’attore Ivan Castiglione, la cui vicenda si interseca magistralmente con le cinque storie principali intorno alle quali ruota Gomorra. La messinscena si basa infatti su due livelli di racconto, da una parte quello istintivo, violento e a tratti animalesco del braccio della camorra e del ramo imprenditoriale che non si sporca mai le mani in maniera diretta, e dall’altra quello equilibrato e riflessivo di Saviano. La versione teatrale di Gomorra è stata scritta dal regista Mario Gelardi con lo stesso Saviano prima che il romanzo divenisse un “caso”.  Infatti viene rappresentato il personaggio Saviano che scende in piazza a Casal di Principe contro i clan casalesi, pronunciando le fatidiche parole di sfida contro la camorra che hanno costretto l’autore a nascondersi: “Non valete niente e ve ne dovete andare”.

Se quanto detto in precedenza sull’importanza della scelta dei brani per una colonna sonora è vero per un film, lo è ancora di più per un pezzo teatrale, perché nel teatro c’è un elemento in più, il contatto diretto e istantaneo con il pubblico, con le sue reazioni, il suo giudizio. Le musiche per la pièce teatrale di Gomorra sono state curate dal musicista Francesco Forni, cantautore e compositore di origine napoletana che ha compiuto studi di chitarra classica ed elettrica, canto e pianoforte. La colonna sonora di Gomorra a teatro è davvero ben fatta: i brani scelti esprimono ed avvalorano alla perfezione gli stati d’animo, di agitazione e di eccitazione dei personaggi di entrambi i livelli di racconto. La musica segue sapientemente il ritmo e il tono delle scene, alternando melodie dal carattere più “misterioso” o triste a musiche dal carattere più movimentato, frenetico, turbinoso, a tratti anche un po’ etniche. Un esempio di scena in cui si ode il primo tipo di musica è quella in cui Saviano parla con il camorrista Pikachu, il quale piange la morte dell’amico Kitkat, mentre per il secondo tipo di melodia abbiamo come esempi le scene in cui sono espresse tutta la spavalderia e la brutalità dei camorristi, i quali si esaltano per un kalashnikov, come fa Mariano l’amico d’infanzia di Saviano, e si entusiasmano ogni volta che possono denigrare, offendere o maltrattare qualcuno per sentirsi forti e potenti, come spesso fa il personaggio Pikachu.

 

Nella trasposizione teatrale di Gomorra, così come nel best-seller e nel film, enorme importanza riveste la canzone neomelodica. Un’intera scena è dedicata al personaggio Manuele, detto KitKat, che eleva a vera e propria ideologia il mito del cantante neomelodico. In questo episodio in un primo momento è presente sulla scena solo Manuele che sta cantando un brano del cantante Alessio, SMS. Arriva ad un certo punto il camorrista Pikachu che da lontano lo ascolta cantare e gli chiede: «Ma perché non fai il cantante?». Lui crede, infatti, che l’ amico sia portato per la musica, dal momento che è stato capace di fargli venire «’o fridd ‘nguoll». Gli chiede anche di cantare Male di Rosario Miraggio ed entrambi iniziano ad esaltarsi e ad esaltare la vita dell’artista neomelodico. Manuele confessa che sogna di fare il cantante, di tenere i concerti di piazza con la gente che va a vederlo per il suo talento e non perché è stato arrestato, di apparire in televisione con un suo video-clip e non perché è filmato dai reporter dei telegiornali se i carabinieri dovessero arrestarlo. Ancora una volta, dunque, è esaltato il cantante neomelodico in quanto portavoce dei gusti e degli ideali dei camorristi e di quella parte di ascoltatori che si identificano nelle canzoni scritte per loro.