Raffaele Viviani, Putiferio, a cura di Salvatore Iermano


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putiferioPutiferio (1927), commedia in tre atti di Raffaele Viviani, trae il suo titolo dal protagonista, Don Vincenzino detto Putiferio: un eroe né positivo né negativo, “gobbo per natura e guappo per caso” (F. Paolieri, La Nazione, Firenze, 1 novembre 1927), dispensatore di protezioni e consigli sempre pronto a menar le mani per causa altrui.

PINA       Oh, ma perché poi si piglia tutti questi grattacapi, a rischio di compromettersi?GIGINO Per niente, per bontà d’animo!

Putiferio passa le sue giornate in una piazzetta con tre caffè, e quello dove lui “riceve” è sempre quello più pieno, generando l’invidia di Don Biasiello, che lo vorrebbe suo cliente. Convince a tal fine sua figlia Rusina a corteggiarlo. Putiferio, che oltre essere guappo è molto vanitoso (persino da ignorare la sua natura deforme), cede alle attenzioni della bella Rusina. Ma nel momento in cui sta per chiederne la mano al padre Biasiello, sopraggiunge Donna Maria (la madre del guappo scartellato) che convince, non senza patemi, il figlio a ritornare a casa e a riprendere la sua attività di calzolaio. Una volta ripreso il lavoro, le parole che gli rivolge ’o professore (frequente avventore della calzoleria) e soprattutto lo svelamento della natura ingannevole del corteggiamento di Rusina, portano Putiferio a scontrarsi con la dura realtà. Da quel momento in poi si ritirerà “a vita privata”: rinuncerà a fare il guappo. Persino il suo soprannome di Putiferio viene abbandonato a favore del più “borghese” Masto Vicienzo. Il protagonista riuscirà a trovare un equilibrio solo grazie a Carulina (trovatella del quartiere comparsa già negli atti precedenti), che accetta di convolare a nozze con lui. Ma durante la festa che annuncerà a tutto il quartiere le future nozze e l’inizio di una nuova vita per Masto Vicienzo, irrompe un agente di polizia con l’ordine di condurlo in commissariato: qualora dimostrasse al commissario di essere un semplice calzolaio, e non più un guappo, sarà libero.

PUTIFERIO       Ah, e allora niente paura, quanno io avarraggio dimostrato che songo n’at’ommo, ca Putiferio nun esiste cchiú, che so’ n’operaio rispettato, ca sto danno parola cu na bona figliola, […] ca nun faccio parla’ cchiú ’e me, e ca campo comme aggio campato sempe, cu ’a fatica, stongo a posto! […] (Al professore) Professo’, cheste songo l’ultime conseguenze ’e tutta na vita sbagliata!

Il protagonista arriverà a riscattarsi dalla condizione di “guappo ’e cartone scartellato” attraverso il suo lavoro di calzolaio, un nuovo senso di responsabilità verso se stesso, e di rispetto verso la legge, che in passato per lui non significava nient’altro che punizione, rappresentata nelle ultime battute dall’agente dell’ordine.

L’intero significato morale della commedia è racchiuso, se vogliamo, nelle parole che ’O prufessore rivolge al protagonista all’inizio del secondo atto:

’O PRUFESSORE           Quanto sarebbe più bello che voi lasciaste certe amicizie e le gesta eroiche di Orlando e Rinaldo al teatro delle marionette! […] Una persona dabbene non si ficca in faccende che non gli riguardano, per la sola velleità di affrontare e superare un rischio che a volte si chiude con carceri, e a volte, Dio non voglia, in qualche letto di ospedale. […] Voi avete ben altri doveri da compiere nella vita. […] Dovete pensare […] al vostro avvenire, a crearvi una famiglia, una pace domestica […] E come riuscirete a dare garanzia di serietà e di buoni propositi ad una ragazza, se non smettete di fare il Putiferio e dedicarvi completamente al lavoro? Domani n’ato appicceco e nella migliore delle ipotesi vi arrestano, e allora addio matrimonio, addio famiglia, addio tutto!


Edizione di riferimento

Raffaele Viviani, Teatro,  vol. 5, a cura di G. Davico Bonino, A. Lezza, P. Scialo, Napoli, Guida Editori, 1991.


Altre edizioni

Putiferio, prima dell’edizione di riferimento, era inedito. Esistono tre copioni dattiloscritti, due custoditi presso l’Archivio Viviani e il terzo presso la Biblioteca Teatrale del Buccardo a Roma. La datazione dell’opera nei dattiloscritti è assente o illeggibile, ma sappiamo che fu rappresentato per la prima volta nel 1927.

L’edizione a cui facciamo riferimento ha ripreso il testo del primo dattiloscritto, servendosi delle redazioni successive per ricostruirne i punti illeggibili e apportando alcune correzioni di carattere formale per uniformare il testo ai tempi odierni (ad esempio, Le persone della commedia con I personaggi e Commedia napoletana in tre atti in Commedia in tre atti).


Rappresentazioni

Come già accennato prima, Putiferio, fu rappresentato per la prima volta nel 1927, il primo novembre, a Firenze, riscuotendo grande successo.

Successive rappresentazioni ci furono nel giugno 1928 al Teatro Biondo di Palermo (dove la commedia ricevette anche precise critiche sulla superficialità delle situazioni comiche); nel dicembre dello stesso anno al Mercadante di Napoli; nel gennaio del 1930 all’Eden di Milano e poi di nuovo a Napoli nell’aprile del ’30 e nel gennaio del 1933.

Da segnalare la recente messa in scena del 1998, di e con Nello Mascia (attore napoletano che da anni ha incentrato la sua carriera sulla valorizzazione e la divulgazione delle opere di Viviani) e interpretata da Maria Basile, Ornella Cascinelli e Ivan Castiglione.