Nota bio-bibliografica di Roberto Bracco
a cura di Vincenzo Caputo

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braccoIl longevo commediografo Roberto Bracco nacque a Napoli nel 1861 e morì a Sorrento nel 1943. Frequentò svogliatamente gli studi tecnici, fino a quando Martino Cafiero non decise di coinvolgerlo nel poliedrico mondo giornalistico partenopeo, spingendolo a scrivere canzoni, poesie e novelle. Lavorò, quindi, presso il «Corriere del Mattino», affermandosi, in particolar modo, come critico teatrale. In questi anni, infatti, intrattenne rapporti, tra gli altri, con Rocco De Zerbi (collaborò anche a «Il Piccolo»), Federico Verdinois, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio (nel 1886 cominciò la collaborazione al «Corriere di Napoli» e, in seguito, a «Il Mattino»).

L’avvicinamento alla scrittura teatrale arrivò in giovane età. L’amico attore Ermete Novelli l’avrebbe invitato a scrivere un testo per una serata in suo onore. Furono così elaborati gli atti unici Non fare ad altri e, nello stesso anno, Un’avventura di viaggio, Lui Lei Lui, anche se la prima opera impegnativa è Una donna, rappresentata al teatro Fiorentini nel 1893. Sono gli anni dell’incontro con l’opera di Ibsen. Tra i capolavori di Bracco è possibile annoverare Il piccolo Santo del 1912, il quale insieme a tante altre opere fu messo in scena in diversi paesi europei. Il commediografo napoletano costruisce, in tal caso, un testo nel quale il dramma del protagonista sacerdote don Fiorenzo è interiorizzato e dichiarato al pubblico soltanto attraverso accenni e graduali rivelazioni.

La fortuna di Bracco si arrestò nel 1922, anno di pubblicazione de I Pazzi (opera scritta quattro anni prima). Deputato d’opposizione nel 1923 nelle liste antifasciste di Amendola, Bracco e il suo teatro furono messi da parte a causa dell’ostilità a lui mostrata dal Regime, la quale culminerà nell’episodio del mancato premio Nobel. La fama mondiale raggiunta dallo scrittore aveva spinto più volte l’Accademia svedese a pensare di conferire a lui il prestigioso premio. L’opposizione fascista non permise mai l’assegnazione e nel 1926 tale premio fu assegnato, in una sorta di compensazione nazionalistica, a Grazie Deledda.

Dopo aver subito diverse perquisizioni nella casa napoletana, Bracco si trasferì a Sorrento, chiuso in un obbligato silenzio. Qui morì nel 1943, pochi mesi prima della caduta di quel regime a cui fu tanto inviso.

 



Bibliografia essenziale


A. De Crescenzo, “Il piccolo santo” di R. Bracco, in La letteratura italiana a Congresso. Bilanci e prospettive del decennale (1996-2006). Atti del X Congresso annuale dell’Associazione Degli Italianisti italiani (Capitolo [Monopoli], 13-16 settembre 2006), a cura di R. Cavalluzzi, W. De Nunzio, G. Distaso, P. Guaragnella, III, Lecce, Pensa Multimedia, 2008, pp. 1089-96;

A. Di Nallo, Roberto Bracco e la società teatrale fra Ottocento e Novecento. Lettere inedite a S. Manca, A. Re Riccardi, L. Rasi, F. Pasta, Lanciano, Rocco Carabba, 2003;

P. Iaccio, L’intellettuale intransigente. Il fascismo e Roberto Bracco, Napoli, Guida, 1992;

G. Oliva, Pirandello, Bracco e il pre-pirandellismo, in Pirandello e Napoli. Atti del Convegno (Napoli 29 novembre-2 dicembre 2000), a cura di G. Resta, Roma, Salerno Ed., pp. 111-24;

A. Palermo, Il vero, il reale e l’ideale. Indagini napoletane fra Otto e Novecento, Napoli, Liguori, 1995, pp. 91-94;

G. Pullini, Bracco, Roberto, in Dizionario Biografico degli Italiani, XIII, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1971, pp. 646-650;

G. Scognamiglio (a cura di), La scrittura che accende la scena. Studi e testi teatrali da Bracco a Troisi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2007 (saggi di B. Manfellotto, pp. 13-51; A. Rotondi, pp. 53-69; V. Caputo, pp. 71-95; B. Moriconi, pp. 99-108);

A. Stäuble, Tra Ottocento e Novecento. Il teatro di Roberto Bracco, Torino, ilte, 1959.