Raffaele Viviani, 'O guappo 'e cartone, a cura di Salvatore Iermano


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’O guappo ’e cartone (1932), commedia in tre atti di Raffaele Viviani. Sanguetta è stato confinato all’Isola (di Procida) per cinque anni: “Essere turbolento! Andate all’Isola!”, gli dissero prima di imbarcarlo. Ora che è libero vuole soltanto “sta’ cuieto”, mettere su famiglia, rifarsi una vita serena e onesta. Corteggia una delle giovani lavoranti del guantificio di Donna Rachele, Gnesina, per la quale prova affetto da ben prima di essere confinato. Ma per una vicenda di schiaffi (che costò a Sanguetta la libertà) Aniello Terremoto, guappo di cartone del quartiere, cerca Sanguetta per regolarne il conto. Il protagonista però ormai non vuole più ritornare alla vita del guappo, non vuole rischiare nuovamente il confino per aver alzato ancora le mani. Il suo discorso annichilisce le volontà di rivalsa del rivale: anche Aniello comprende che la vita da guappo dà più guai che privilegi.

Intanto Gnesina accetta il corteggiamento di Sanguetta e i due si sposano. Ma sono tantissime le difficoltà che la giovane coppia dovrà affrontare. A un anno dal suo ritorno a Napoli, infatti, l’ex Sanguetta (ormai Vincenzino) non ha ancora trovato un lavoro e i due sono costretti ad arrangiarsi con i guadagni della sola Gnesina, che ha avviato un proprio guantificio. Vincenzino-Sanguetta vorrebbe trovare un lavoro onesto in tutti i modi e si rivolge a tantissime persone, ma puntualmente il suo precedente all’Isola pregiudica ogni possibilità di assunzione. Incalzato dal suocero, Vincenzino è sempre più sconfortato. Riuscirà anche a trovare un lavoro provvisorio, ma nella condizione (degradante, per un ex guappo come lui) di bracciante in un cantiere. Per un gioco ironico della sorte, sarà proprio l’intervento del suocero a sottrarlo da quella modesta mansione, offrendogli il posto (molto meno degradante e molto meglio remunerato) di operaio specializzato in una segheria.

Sanguetta per molti aspetti assomiglia a Putiferio, il protagonista della commedia omonima del 1927: entrambi sono degli eroi “atipici”, manchevoli del minimo slancio e spirito cavalleresco (deducibile anche dal modo di vestire e dal dialetto spesso rozzo e duro che parlano) e ambedue sbandierano baldanza e guapparia, senza in realtà esserne minimamente possessori. Entrambi cercano di costruirsi un’esistenza serena e tranquilla, ma le rispettive condizioni di partenza sono ben diverse: Putiferio non ha minimamente bisogno di riscattarsi dai precedenti che, per sua sfortuna, ha Sanguetta. Proprio Sanguetta, nell’ultimo atto, palesa le difficoltà che hanno tutti i disoccupati napoletani nel trovare un lavoro che gli permetta di sistemarsi onestamente. La sua determinazione anti-parassitaria, l’afflizione per la sua condizione di “mantenuto”, e allo stesso tempo la risolutezza nel cercare lavoro nonostante le tante richieste respinte, rende Sanguetta l’emblema di quei “personaggi vivianeschi coscienti, ormai, di certe responsabilità e di certe colpe. Ai responsabili di una condizione umana e sociale tanto assurda e feroce fanno comodo le classificazioni fisse: i camorristi sono camorristi, i ladri sono ladri, i lazzaroni sono lazzaroni, i morti di fame sono morti di fame: sempre, per legge di natura, e costituiscono il contrappeso giusto alla ricchezza e alla bellezza dei doni che la provvidenza ha elargito a Napoli. Questa è la morale ipocrita della classe dirigente”. (Paolo Ricci)




Edizione di riferimento

Raffaele Viviani, Teatro, vol. 5, a cura di G. Davico Bonino, A. Lezza, P. Scialò, Napoli, Guida Editori, 1991.

Altre edizioni

Il copione autografo di Guappo ’e cartone è custodito nella Biblioteca teatrale del Burcardo a Roma. È un dattiloscritto di sessantacinque pagine, firmato sul frontespizio e in ultima pagina.

La prima edizione – e unica, se si esclude la nostra di riferimento – risale al 1957 (Trentaquattro commedie scelte di tutto il teatro di Raffaele Viviani, 2 voll., a cura di L. RIDENTI, Torino, ILTE). L’edizione del ’91 riprende il testo pubblicato nel ’57, collazionato con il dattiloscritto, sebbene il secondo presenti una netta prevalenza dell’italiano e alcune dissomiglianze nell’articolazione delle battute (senza però sostanziali differenze di contenuto).

Rappresentazioni

La prima rappresentazione risale al 12 gennaio 1932, al Teatro Garibaldi di Padova. Successive messe in scena si ebbero a Roma e a Napoli, in quest’ultimo caso Guappo ’e cartone venne rappresentato insieme a L’ultimo scugnizzo la sera del 25 dicembre al Teatro Fiorentini. Durante la stagione teatrale 1932-1933 venne rappresentato a Milano, raccogliendo i favori di pubblico e critica. Nel dopoguerra è da segnalare la messa in scena, per la regia di Vittorio Viviani, con Nino Taranto nel ruolo di Sanguetta (prima avvenuta il 20 dicembre 1959 al Teatro Mercadante di Napoli) che riscosse notevoli approvazioni da pubblico e critica. Da questo spettacolo l’anno successivo fu realizzato un film (sempre per la regia di V. Viviani e con N. Taranto nel ruolo di protagonista), che però ebbe esiti davvero modesti: i più importanti dizionari dei film non ne danno menzione.
Un’altra rappresentazione importante è quella realizzata nel 1989 dalla cooperativa teatrale “Gli ipocriti”, con Nello Mascia, Nuccia Fumo, Nando Paone, Italo Celoro e Luciano Fruttaldo, regia di Armando Pugilese. La prima avvenne il 13 dicembre al Teatro Massimo di Benevento, con riscontri positivi di pubblico e critica (premio “Biglietto d’Oro” AGIS 1992). Dal 13 al 16 novembre dell’anno successivo, la stessa cooperativa de “Gli ipocriti” presentò al Teatro Cilea di Napoli La trilogia Viviani, composta da L’ultimo scugnizzo, Fatto di cronaca e Guappo’e cartone.
La rappresentazione più recente risale alla stagione teatrale 2003-2004, con la regia di C. Cerciello e con Nino D’Angelo nel ruolo che fu di Taranto e Viviani.