Menotti Bianchi, Lo sfregio, a cura di Loredana Palma



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Sullo sfondo di un quartiere popolare di Napoli, Porta Capuana, si intrecciano le vicende di una doppia coppia di giovani, legati in qualche modo alla malavita, Gennarino-Rusella e Tore-Nannina. La relazione tra questi ultimi due suscita l’indignazione di donna Concetta, madre di Tore, intenzionata a spezzare il legame del figlio con una “malafemmina”, e la gelosia di Matalena, la ragazza “disonorata” da Tore, che cerca nel matrimonio con il giovane, caldeggiato da donna Concetta, il risarcimento del torto subito e della colpa commessa. Intervenendo a difesa di Matalena in una zuffa scatenatasi tra le sue due pretendenti, Tore finisce per indispettire Nannina la quale, infiammata nell’animo dalle parole poco sincere di Gennarino e Rusella (che covano vecchi rancori solo fintamente lasciati alle spalle), va a rifugiarsi tra le braccia di un suo antico spasimante, don Gaetanino. La notizia del tradimento, prontamente riportata dalla finta coppia di amici, infiamma l’animo di Tore e induce il giovane a cercare la vendetta. L’occasione si presenta proprio mentre donna Concetta sembra aver ricondotto il figlio alla ragione costringendolo al matrimonio riparatore con Matalena. Mentre si trova in compagnia di questa, infatti, Tore incontra don Gaetanino e lo ferisce gravemente a colpi di coltello. Il fatto di sangue pone gli sbirri sulle tracce dell’aggressore il quale, seppur fuggitivo, non rinuncia a tornare nel quartiere per completare la sua vendetta su Nannina con un atto “obbligato”: lo sfregio.Nonostante l’epilogo annunciato e le esortazioni ricevute da Gennarino e Rusella a mettersi in salvo o, addirittura, a denunciare Tore, la donna non scappa ma va incontro al castigo (considerato addirittura «segno di troppo amore»), chiedendo perdono al proprio carnefice che le infligge un taglio sul volto con la lama di un rasoio e fugge via.



Edizione di riferimento

Menotti Bianchi, Lo sfregio. Scene napoletane, Napoli, Edizione F. Lezzi, 1894.


Altre edizioni

Non sono note altre edizioni del testo in italiano. Il dramma venne successivamente tradotto, con il titolo ’O sfregio, in dialetto napoletano.


Rappresentazioni

Dato non recuperabile.