Di rata in rata

 
Autore:
  Nello Scavo

Casa editrice: L’Ancora del Mediterraneo

Anno: 2009

Genere: Saggio

Recensione di Ugo Ferrero (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)


Di rata in rata

Cos’è davvero l’usura?  Come è possibile riconoscerla?  Chi sono gli strozzini e chi finisce nella loro rete?  Che ruolo ha la criminalità organizzata e qual è il confine tra tassi usurai e tassi legali?  Tante domande alle quali prova a rispondere il giornalista Nello Scavo nel bel libro «Di rata in rata - Viaggio nel paese strozzato dall’usura» edito dalla casa editrice partenopea L’Ancora del Mediterraneo.

Scavo, che è catanese e lavora all’Avvenire, descrive situazioni e vicende diverse: da quella di Cristian, giovane suicida pugliese, a quella di Michele e Alessandra, fratello e sorella comaschi vessati da un pregiudicato appartenente alla ‘ndrangheta.  C’è poi la storia di Emidio, prima vittima accertata in Italia di usura bancaria, e quella di Maria, costretta a ricorrere agli strozzini per contrastare le difficoltà seguite al cancro di suo marito.  Storie di usura che si intrecciano da Nord a Sud, strette in una morsa di prestiti, rate, interessi.

Sullo sfondo emergono anche i dati di un problema in crescita.  Se la pressione criminale aumenta, come mostrano alcuni dati attualissimi: nel 1998 i procedimenti aperti per usura sono stati 1.213, nel 2007 non hanno superato i 700.  Ogni anno sono 40mila le imprese e gli artigiani che falliscono a causa dell’usura.  Su 150mila commercianti, il 16 per cento è stritolato dal prestito illecito.  Un’economia sommersa che macina 12 miliardi di euro all’anno e che non conosce crisi, così come rilevato solo pochi giorni fa dall’Osservatorio socio economico sulla criminalità del Cnel che parla di una «pericolosa dilatazione dell’area del sovraindebitamento con una crescita esponenziale del ricorso a varie forme di credito da parte dei cittadini in difficoltà, dalla cessione del quinto su stipendio o pensione alla proliferazione dei banchi di pegno».

È il lato oscuro di un paese che Scavo prova a spiegare in 138 pagine scorrevoli e ben scritte; un paese tanto sommerso quanto reale, che sopravvive grazie a «comode rate», dove intere famiglie sono schiacciate dalle scadenze degli strozzini e imprese più o meno piccole vengono intrappolate dalle finanziarie o tradite dalle banche.  Un viaggio che permette di capire come sia cambiata, negli anni, l’anatomia dello strozzinaggio: sempre meno «cravattari di quartiere», sempre più strutture organizzate, spesso messe in piedi da figure insospettabili.

Ed emerge anche una verità nascosta, ben più prevedibile: l’usura è il nuovo grande business delle mafie che hanno saputo cambiarsi d’abito, assoldando i migliori professionisti dell’alta finanza per ripulire il denaro illecito e conquistare nuovi spazi nell’economia legale.  Emblematico il caso di Napoli dove numerose operazioni hanno messo in luce il ruolo attivo di molti clan camorristici di cui è stata accertata un’intensa attività di strozzinaggio: il clan Vollaro di Portici, il clan Cesarano di Castellammare e Pompei, i clan Crimaldi e Tortora nella zona nord della città, i clan Mariano e Terracciano ai Quartieri Spagnoli.

E se la camorra non perdona, non è certo allo Stato che si può chiedere grazia.  Non sempre almeno.  Perché, come osserva Scavo, non basta tutelare l’incolumità delle vittime che denunciano se poi certi tribunali permettono la svendita delle imprese vessate. È il paradosso di una legge definita, a ragione, claudicante: da una parte tutela la sicurezza e il sostegno economico di coloro che mettono nero su bianco i nomi dei delinquenti; dall’altro non prevede alcun beneficio nel caso, non affatto raro, di procedure fallimentari.