L’oro della camorra

 
Autore:
  Rosaria Capacchione

Casa editrice: Bur Rizzoli

Anno: 2008

Genere:  Saggio
 
Recensione di Alessandro Chetta (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)


l'oro della camorra

Il libro di Rosaria Capacchione è una sterminata banca dati pulsante.  Saga enciclopedica.  Andrebbe distribuito anche in formato cd rom: clicchi su un file, uno dei capitoli, paragrafi, note, ecc., e sul monitor si srotolano migliaia e migliaia di informazioni storiche e sensibili su vita morte e miracoli (imprenditoriali) del clan dei Casalesi, gruppo criminale pressoché  sconosciuto fino a qualche anno fa ma a leggere “L’oro della camorra” (Bur- Rizzoli) pure tra i più feroci e pervasivi d’Europa.

Banca dati, si diceva.  Obiezione: tutti i testi d’inchiesta lo sono, chi più chi meno; il rischio è che la verve dello scrittore sovrabbondi e distragga il lettore dai “fatti”.  Non è questo il caso.  Pagina dopo pagina il racconto si fa almanacco di eventi criminali.  Testimonianze, aneddoti (tanti), atti giudiziari (a profusione), pentimenti, omicidi, ricostruzioni massimamente documentate dalla giornalista «scomoda» de Il Mattino che da alcuni mesi gira sotto scorta.

Un’analisi minuta.  L’incipit della Capacchione del libro sul guardaroba di Pasquale Zagaria, da narratrice di razza, incolla gli occhi al testo. «Un calzino è un calzino. Strumento di seduzione come quello spaiato della Lolita di Nabokov o quello calato della Lulù della Grandes.  Quello di Zagaria è corto, in tutte le gradazioni di grigio, adatto ai pantaloni di taglio classico che compra in serie…».

Il racconto no-fiction in stile Saviano lascia però immediatamente il posto al periodare ‘‘amanuense’’ che con acribia tesse la delicata materia in esame, senza saltare un solo passaggio logico o temporale.  Approfondimento scientifico che può in effetti scoraggiare chi è novizio delle saghe di camorra o è abituato a masticare solo la sintesi contenuta ogni giorno nella cronaca dei giornali.  Zootecnia, droga, ma soprattutto il cemento, formano la base per l’arricchimento originario del clan a più teste, trampolino per l’assalto, addirittura, alle piazze dell’alta finanza.  Da bufalari a manager, è la sentenza della cronista.  Duecento pagine per rovistare nel retrobottega di «Gomorra».  Ora i re - Iovine, Zagaria, Bidognetti, Schiavone - sono nudi.