Messa in scena della mafia

 
Autore:
  Linda Dalisi
Casa editrice: Dante & Descartes
Anno: 2009

Genere:  Saggio

 
Recensione di Fuani Marino (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)


Messa in scena della mafia

Dall’osservazione dello spettacolo «Cani di bancata» derivano le oltre cento pagine del libro «Messa in scena della mafia», minuzioso racconto della napoletana Linda Dalisi che, come una cronista d’altri tempi, ne narra la macchinazione scenografica.  La regista e studiosa napoletana incontra Emma Dante, considerata oggi la massima rappresentante della drammaturgia italiana, durante un laboratorio teatrale, e giorno dopo giorno assiste a tutte le prove di uno spettacolo definito "necessario" per due diverse ragioni.  La prima perché «Cani di bancata» permette di calarsi nel metodo d’indagine maieutico, dialettico e basato sul dialogo, che caratterizza la drammaturgia della Dante.  La seconda risiede nel tentativo di illustrare e comprendere la mafia, raffigurata come una losca congrega bestiale diretta dai suoi dieci comandamenti.

L’organizzazione, mafiosa o teatrale che sia, è svelata e portata in scena con i suoi meccanismi crudeli e grotteschi.  Osservando dall’interno il processo creativo, le misteriose leggi di affiliazione alla Madre-Mafia sembrano le stesse di quelle che attirano verso l’arte drammatica.  Linda Dalisi osserva per circa due anni gli undici attori sul palco, boss, padrini e nuovi ed insospettabili adepti che si avvicendano al cospetto del personaggio principale: Mammasantissima, un’affamata madre-cagna, la Mafia.  Attorno a lei, nell’idea drammaturgica della regista siciliana, si consumano grandi tavolate.  Così, come accade nelle pellicole cinematografiche di «Gomorra» e «Fortàpasc», i toni cupi del rituale lasciano spesso spazio all’allegria del banchetto, e tuttavia a muovere i fili è sempre Mammasantissima, la Mafia, instancabile burattinaia dei suoi figli.  Linda Dalisi imbastisce un diario frammentato, un viaggio negli ingranaggi del teatro che l’edizione della casa editrice napoletana Dante & Descartes illustra conservando integri apparati come foto di scena, bozzetti, schemi e appunti annotati durante le prove.

Il palcoscenico di «Cani di bancata» è un recinto, oltre il quale il teatro può e deve continuare ad agire.  Nella postfazione di Eleonora Lombardo lo spazio scenico viene ribattezzato Mafia-ville, un contesto «dove ogni riferimento a persone realmente esistenti è drammaticamente casuale».  E che rimanda agli scenari infernali di Forcella e di altri quartieri a rischio di Napoli, dove la giovane autrice è impegnata dal 2008 in un progetto sulle arti sceniche destinato a donne e preadolescenti.