Malitalia

 

Autore: a cura di Laura Aprati ed Enrico Fierro
Casa editrice: Rubettino Editore
Anno: 2009
Genere: Racconti & reportage

Recensione di Chiara Marasca (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)


Malitalia

Domenico è un «cacciatore», uno che spende la vita alla ricerca di latitanti sull’Aspromonte, assieme agli altri carabinieri che, come lui, sono «addestrati alla tecniche di guerriglia grazie a una selezione durissima». Per lui «oggi, quello che noi chiamiamo lo Stato, invece di aiutare il calabrese lo affonda. Perché se tu non fai nascere qualcosa, non dai un lavoro, il ragazzo che è andato a scuola che fa, quali alternative ha? Allora spacciare la cocaina, portare un pacco di qua e di là,mettersi al servizio di un capo diventa l’unica alternativa». Ma il collega siciliano che gli siede accanto, e che con lui è in missione in Calabria, non è d’accordo: «Qui la gente non fa sforzi per cercarlo il lavoro. Siamo invasi da extracomunitari che si fanno un mazzo così nelle campagne. La verità è che qui sono tutti con la schiena liscia,non si possono piegare». Stesso osservatorio, letture diverse. Che ben danno voce alla difficoltà di decifrare dinamiche e comportamenti,nella terra della ’ndrangheta e delle rivolte di Rosarno, come in gran parte del Sud. Le loro parole sono raccolte dalla giornalista e autrice Rai Laura A rati e dal giornalista Enrico Fierro,curatori del volume a più voci «Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e‘‘cacciatori’’», edito dalla calabrese Rubbettino. Un viaggio nelle regioni delle mafie affidato alle penne di sette italiani e tre «inviati» da Olanda, Aart Heering, Germania, Petra Reski, e Balcani, Sanja Mihaljinaci, accompagnato da un dvd-reportage con le voci guida di don Luigi Ciotti e Dacia Maraini. Un libro interessante che aggiunge un tassello in più alla conoscenza collettiva del crimine organizzato italiano, di recente al centro di molta pubblicistica. C’è tuttavia, tra una pagina e l’altra, qualcosa che non convince fino in fondo. E forse aiuta a mettere a fuoco il punto la prefazione che, non a caso, è firmata da un inviato «al fronte» qual è Franco Di Mare: è il richiamo costante a un clima, a uno scenario, a dei ruoli (come la parola «cacciatore», che ricorre spesso nel libro, oltre che nel titolo) che rimandano all’esistenza, nell’Italia del Sud, di una vera e propria guerra. La guerra tra Stato e mafie, che per Di Mare,senza troppi giri di parole, «stiamo perdendo», e che ha brutalmente interrottole vite di alcuni uomini in divisa (Alessandra Barone ricorda la vicenda del carabiniere maranese Salvatore Nuvoletta); le guerre tra cosche e clan rivali, soprattutto in Campania,perché in Sicilia, e in particolare nel Trapanese sul quale libro e dvdpuntano i riflettori, da tempo non si spara; la guerra tra le mafie e chi tenta di resistervi, combattuta con gli incendi(Fierro racconta come brucia il laboratorio che sforna cialde belghe nel paese più povero d’Italia, Nardodipace,in Calabria), con le pistole e con l’omertà (come nei due delitti«senza testimoni» descritti dalla giovanissima cronista Angela Corica).Una guerra in cui anche le donne di camorra, ricordate da Titti Beneduce,hanno un ruolo attivo. Ma se è certamente in corso un vero conflitto, indugiare su questo termine — e soprattutto su questo aspetto della questione — rischia di lasciare in ombra,ed è forse questo il limite del volume,il profilo finanziario, la rete di connivenze, la penetrazione nella pubblica amministrazione, nello Stato,delle stesse mafie. Va detto che alcuni autori descrivono l’evoluzione del crimine organizzato e nel reportage diretto da Laura Aprati e riportato sul dvd emerge (più che nel libro)con nettezza la dinamica del rapporto politica-affari-mafia sia dalle parole del capo della Squadra Mobile di Trapani Giuseppe Linares che dalla testimonianza dell’imprenditore mafiosoAntonio Birritella, che con inquietante disinvoltura racconta come in carcere abbia conosciuto e si sia scambiato informazioni e consigli «professionali» con casalesi e ’ndranghetisti. Però, ciò che resta maggiormente impresso,anche per l’efficacia di alcuni ritratti o per la forza delle immagini che ci conducono nelle aperte campagne calabresi alla ricerca di bunker sotterranei, è il tema del conflitto trai buoni, o come li chiama Fierro gli«onesti», e i cattivi. Una parte, solo una parte, di un tutto che ha contorni decisamente più sfumati.