Sistemi criminali e metodo mafioso

 

Autore: a cura di Livio Pepino e Alessandra Dino
Casa editrice: Franco Angeli
Anno: 2009
Genere: Saggio


Recensione di Dario Bosco (pubblicata sul Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità/Corriere del Mezzogiorno)


Sistemi criminali

È possibile parlare di una comune metodologia di azione delle organizzazioni mafiose? Una riflessione di questo tipo è ancora utile per comprendere il fenomeno?  Queste le domande a cui cerca di dare una risposta il volume a più voci -  magistrati di diverse Dda, storici, criminologi - “Sistemi criminali e metodo mafioso”, a cura di Livio Pepino e Alessandra Dino (edito da Franco Angeli, numero speciale della rivista Questione Giustizia). Ebbene le risposte a quelle domande sembrano essere entrambe positive. È innegabile infatti che le organizzazioni mafiose siano oggi strutture complesse e flessibili che mutano obiettivi e strategie in relazione ai mutamenti sociali ed economici interpretati in un contesto transnazionale.  Quello su cui sembrano concordare i diversi autori è l’idea per cui le organizzazioni criminali siano oggi un network, strutture a rete, operanti con mentalità di impresa, capaci di interfacciarsi e fare linking non solo tra di loro, ma anche con pezzi di economia legale, per raggiungere il massimo dei risultati che il mercato globale offre in termini di profitto economico.  Per tali motivi, sembra necessario disporre di nuovi ed altrettanto flessibili strumenti di analisi e di contrasto per fronteggiare un fenomeno, che specie nel campo finanziario, sfrutta sempre più le enormi possibilità del mercato globale; aumentando in via proporzionale la capacità di mimetizzarsi nella cosiddetta area grigia dell’economia e della società.  Sembra, in questo senso, innegabile, dunque, l’esistenza di una vera e propria metodologia mafiosa, riferibile a tutte le organizzazioni criminali, volta ad operare con gli obiettivi menzionati e in particolare con una spiccata capacità di passare dal piano illecito a quello lecito, modalità che permette ai gruppi criminali di influenzare e controllare larghe parti della amministrazione pubblica e dell’economia legale.  

Per quel che riguarda la camorra, in particolare, poi, le ultime evidenze giudiziarie rafforzano il teorema esposto, con un dato in più. È infatti ormai noto il fatto che gli stessi affiliati a questa organizzazione criminale, non facciano riferimento ad essa con il termine camorra, bensì con quello di “sistema”, a sottolineare le differenze, in termini di forza e di legami nazionali e transnazionali, tra questo impianto criminale e la criminalità comune, e la consapevolezza di operare come un flessibile network capace di agire su più livelli, legali ed illegali.  Ecco allora che il modello interpretativo che meglio può aiutarci ad analizzare questo rinnovato modo di fare organizzazione criminale è quello dell’impresa economica. D’altro canto gli stessi atti giudiziari hanno dimostrato come oggi la camorra non sia più nelle mani di un singolo "boss padrone", ma abbia invece una struttura complessa,con livelli intermedi di competenza e relativo spazio di autonomia, responsabili di area insomma, per un miglior raggiungimento degli obiettivi dell’impresa sistema e del suo bene comune. Quello che le  inchieste e le analisi descrivono, in definitiva, non è un modello di anarchia criminale, spesso richiamato nei discorsi sul tema, ma un efficace e moderno network del crimine, che fa del decentramento, della divisione dei compiti, della flessibilità, dei contatti internazionali i suoi punti di forza. Questa capacità di azione diversificata permette al sistema di aggredire anche il mercato legale, facendo si che molte imprese e professionalità del mondo legale, si ritrovino, colpevolmente o meno, a entrare nell’orbita del sistema criminale, permettendo, con sempre maggiore efficacia, alle organizzazioni criminali di mimetizzarsi in una zona grigia che si va allargando a dismisura e che diviene sempre più difficile da individuare e contrastare. E’ allora necessario, senza dimenticare le conoscenze e le analisi che ci vengono dal passato, rimodernare gli strumenti di analisi del metodo operativo delle organizzazioni criminali: senza questo passo interpretativo verso il futuro i mezzi di contrasto legislativi e di comprensione del fenomeno diverranno sempre di più inefficaci e spuntati strumenti nelle mani di chi è chiamato ad utilizzarli.