Astor Pantaleon Piazzolla, Camorra, a cura di Carla Ardito


I tre pezzi che il compositore argentino denominò Camorra e numerò I, II e III integrano un’opera in tre parti che riunisce una serie di caratteristiche tali da conferirle un posto di prestigio tra le opere per quintetto di Piazzolla (Fernando Suàrez Paz, violino – Héctor Console, contrabbasso – Horacio Malvicino, chitarra – Pablo Ziegler, piano), una sorta di sintesi stilistica compositiva ed interpretativa.

L’opera fu realizzata nell’ultimo periodo della formazione del compositore, cominciato nel 1978 e terminato nel 1988 con la dissoluzione dell’ ensemble. Durante questi dieci anni Piazzolla scrisse relativamente poco per il quintetto e nell’estate del 1987-1988 compose Camorra, che incise nel maggio del 1988 a New York, l’ultima registrazione completa del quintetto.

Si tratta di un lavoro isolato perché non si iscrive nell’ evoluzione di un processo creativo continuo ed in quanto presenta delle proprie peculiarità. E’ fondamentale chiarire l’accezione del vocabolo “camorra”: secondo il Diccionario de la Real Academia Española significa “rissa”, “lite”; altra accezione è quella che fa riferimento alla malvivenza esistita nel Regno di Napoli, analoga alla mafia siciliana, che giunse e si radicò negli Stati Uniti attraverso gli emigranti italiani.

Il piano generale dell’opera è atipico: nonostante i tre pezzi siano legati, ognuno di essi può comunque funzionare come entità singola.

Camorra è composta sul motivo del Canto de la multitud bajo la lluvia del famoso concerto del festival di Woodstock (agosto 1969) che Piazzolla ha recuperato ed utilizzato per il suo valore simbolico: un sentimento di provocazione e di fervore. Il tema è riproposto in modi diversi nei tre pezzi: conservando le altezze relative al motivo di base, con piccole varianti in Camorra I, in cui prevalgono accordi dissonanti ed emerge come strumento solista il bandoneón che mantiene una sonorità limpida e chiara solo nelle sezioni lente e cantabili.

Il brano consta di tre parti A B A’ cui segue un’intensa coda. Le sezioni A e A’ presentano il tema, che appare in forma variata e in tempo moderato nella parte centrale B, suddivisa, a sua volta in due parti: la prima è caratterizzata da un tema breve e lirico all’unisono di violino e bandoneón; la seconda è un fugato.

Piazzolla conserva del jazz l’impulso ritmico, trasformando lo swing in canyengue (meglio noto come Tango Orillero, il tango delle origini, ballato ai bordi, las orillas, della capitale rioplatense).

In Camorra II gli intervalli del motivo di base sono ridotti ad un semitono ed il violino emerge particolarmente svolgendo veloci e complesse variazioni ad un livello interno e profondo della partitura che, nonostante possano sembrare improvvisate, sono totalmente

scritte. Anche in questo caso, è possibile suddividere il brano in tre parti: A, espone il tema e presenta le variazioni del violino; B, un cantabilissimo che consiste in un solo di violino sul tema, seguito da un ponte di violino e bandoneón all’unisono che conduce ad un altro solo di violino indicato come Romantico; A’, una riesposizione di A in cui l’introduzione risulta ampliata.

In Camorra III il tema è riproposto quasi fedelmente e prevale il pianoforte. La struttura (ABA’CA’’) è la più complessa: A impiega il motivo originale riproponendolo in modo fedele; B è un solo di violino diviso in due parti; A e A’ recuperano il tema in forma variata e C è un solo di piano diviso, a sua volta, in tre sezioni in cui si alternano piano solo, piano con controcanto di contrabbasso ed arco. Il pezzo non presenta un’ introduzione, salvo un arpeggio che ricomparirà come elemento strutturale in tutto il brano.

Camorra conserva una forte affinità con il ritmo, le sonorità e gli strumenti tipici del tango la cui nascita è legata all’affermazione di Buenos Aires come grande città e meta, nel XIX secolo di emigranti, uomini soli, provenienti da diverse parti d’Europa che vivevano nei quartieri poveri alla periferia della città. È l’atmosfera di solitudine, difficoltà, mal di vivere e malessere che Piazzolla recupera in questi tre pezzi, unitamente alla potenza del tango e alle sue tematiche: violenza, fatalità, nostalgia, povertà e amori difficili. Dapprima grido modulato di piccoli delinquenti, il tango è diventato una vera espressione popolare, un’arte di vivere quando, nel 1913, fu scoperta una voce senza precedenti, quella di Carlos Gardel che resterà profondamente affascinato dalle straordinarie qualità artistiche del giovanissimo Piazzolla.