Fabrizio De André, Don Raffaè, a cura di Rita Duraccio


 

de andreUno dei capolavori indiscussi di Fabrizio de André è la canzone Don Raffaè, che nel ritornello si richiama a 'O ccafè di Domenico Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994). Il brano nasce dalla collaborazione del cantautore con Massimo Bubola (Terrazzo, 15 marzo 1954) per la stesura del testo e con Mauro Pagani (Chiari, 5 febbraio 1946)  per la creazione della partitura musicale.
Don Raffaè è tratta dall'album Le nuvole del 1990 ed è molto particolare perché cantata in napoletano. L'uso del dialetto non è però inusuale per lo stile dell'artista, in quanto appartenente al periodo della svolta world di De André.
La canzone vuole essere una denuncia della situazione dei detenuti in carcere negli anni Ottanta e della totale subordinazione dello Stato al potere e alla volontà di Mafia e Camorra. Il testo infatti è incentrato attorno alla figura di un brigadiere di polizia penitenziaria del carcere di Poggioreale, in provincia di Napoli, ormai divenuto il vassallo di un boss in galera, che conduce una vita alquanto agiata per essere un detenuto. Pasquale Cafiero ha come unica speranza per elevarsi dalla propria condizione quella di chiedere intercessione al boss Don Raffaè. A lui si rivolge per trovare lavoro al fratello, per ottenere giustizia, una casa o anche soltanto un cappotto elegante da poter usare ad un matrimonio.
La canzone allude chiaramente a Raffaele Cutolo (Ottaviano, 20 dicembre 1941), noto camorrista e fondatore della Nuova Camorra Organizzata. Lo stesso Don Cutolo intuì la dedica alla sua persona e scrisse al cantautore genovese per complimentarsi, esprimendo tutta la sua meraviglia di come De Andrè fosse riuscito a cogliere alcuni aspetti della vita del boss in carcere senza avere a disposizione informazioni dettagliate. Egli rispose alla lettera per ringraziarlo, ma preferì evitare di continuare questa corrispondenza con il boss. La canzone è stata anche incisa a due voci con la collaborazione di Roberto Murolo (Napoli, 19 gennaio 1912 – Napoli, 13 marzo 2003) , che l'ha inserita nel suo album Ottanta voglia di cantare (1992). Qui di seguito il testo di
Don Raffaè:

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiere del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggio Reale dal ’53

e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia cò me

ma alla fine m’assetto papale
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale
mi consiglio con don Raffae’
mi spiega che penso e bevimm’ò cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre ‘o assessore che Dio lo perdoni
‘ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce
con rispetto s’è fatto le tre
volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Qui ci stà l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo’ marito non tiene pazienza
non chiedo la grazia pe’ me
vi faccio la barba o la fate da sé

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi processo eravate ‘o chiù bello
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe’ ‘ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pe’ fare presenza
io già tengo le scarpe e ‘o gillè
gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe ‘no santo
ma ‘ca dinto voi state a pagà
e fora chiss’atre se stanno a spassà

A proposito tengo ‘no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill’ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
Eminenza vi bacio v’imploro
chillo duorme co’ mamma e co’ me
che crema d’Arabia ch’è chisto cafè

 
Analizzando la partitura musicale, possiamo affermare che il brano è assolutamente geniale e magnificamente architettato. Il tempo è quello della tarantella, termine con il quale sono definite delle danze tradizionali esclusive dell'Italia Meridionale e le corrispondenti melodie musicali scritte prevalentemente in tempo veloce. L’organico strumentale è composto sia da strumenti tipicamente usati nelle tarantelle, come il tamburello e la chitarra, sia da pianoforte, flauto e clarinetto. Al flauto e al pianoforte spettano alcune volatine nel corso della canzone che danno un carattere brillante ed allegro al brano. È il clarinetto invece a condurre il motivo introduttivo che ricorre più di una volta nel corso del pezzo. Don Raffaè è molto coinvolgente sia per il ritmo spigliato che per la melodia fresca e vivace e risulta estremamente orecchiabile all’ascoltatore

Di seguito si riportano la versione originale di Don Raffaè, cantata da Fabrizio De Andrè, e quella tratta dal film Passione di John Turturro (2010), in cui il brano è stato reinterpretato dal cantante ed attore Peppe Barra.