Forcella tra inclusione ed esclusione sociale

 

Autore: Luigi Merola
Casa editrice: Alfredo Guida Editore
Anno: 2007
Genere: Saggio; Raccolta di interviste


Recensione di Annalisa Castellitti 


Forcella tra inclusione ed esclusione sociale

Forcella tra inclusione ed esclusione sociale è un interessante studio condotto da don Luigi Merola durante la sua attività di “pastore di anime” della comunità parrocchiale di San Giorgio nel quartiere napoletano di Forcella. Partendo dalla ricostruzione storica e culturale della nozione di “esclusione sociale”, intesa innanzitutto come esclusione di gruppi dal basic needs, cioè dai bisogni fondamentali (Rowentree, 1901), l’indagine del parroco si è basata su un campione di dieci famiglie che vivono da sempre sul territorio di Forcella, per poi soffermarsi sull’attività dei cosiddetti “protagonisti del riscatto”: la Chiesa, le Associazioni, la Scuola e i Servizi Sociali.

Dalla storia millenaria del rione Forcella si passa alla cronaca nera, legata ai ricorrenti episodi di violenza e di malaffare che si sono susseguiti in questa zona. Il focus della ricerca è dunque quella parte del centro storico della città costituita da Vicaria Vecchia a Via Forcella, la cui «popolazione – afferma l’autore – vuole risorgere dopo l’omicidio della giovane innocente Annalisa Durante, avvenuto il 27 marzo 2004». La sua colpa? Quella di essersi trovata per caso nel mezzo di una sanguinosa faida di camorra: passeggiava per il quartiere mentre due clan rivali si fronteggiavano. Tuttavia, secondo l’autore, tra le cause che hanno generato quel clima di devianza e sopraffazione che viene respirato dai bambini fin dalla tenera età, trasformandolo in un normale modello di vita, è da segnalare «l’atavica assenza delle Istituzioni». Solo tramite un lungo percorso di socializzazione e di formazione si potrà ostacolare l’esclusione sociale, che viene trasmessa da famiglia in famiglia. Per riscattare un territorio, per accendere una luce nel tempio della legalità, per sconfiggere la camorra attraverso la cultura occorre, pertanto, partire dai bambini. Non a caso l’amministrazione comunale ha voluto intitolare ad Annalisa Durante un asilo nido, innalzato proprio nel cuore del quartiere come simbolo di una «socialità positiva» contro la violenza che  rappresenta, invece, «un prodotto sociale che, allo stesso tempo, veicola e trasforma le rappresentazioni sociali in un processo continuo». Nel rapporto tra legge e criminalità un ruolo fondamentale è svolto dalla Chiesa, la quale ha il compito di diffondere la propria dottrina sociale, fondata sul valore della libertà e sui diritti umani, e di veicolare messaggi di vita in un territorio dove la speranza è sinonimo di utopia, mostrandosi accogliente verso tutti: «l’assoluto amore all’uomo – dichiara Merola – mi ha spinto a tenere sempre aperta la porta della mia parrocchia ad ogni essere umano, piccolo o grande, buono o cattivo, che ogni giorno viene a bussare alla mia porta».

Dunque «delinquenti non si nasce, si diventa: perché si nasce in una certa famiglia; perché si cresce in un certo quartiere; perché si viene buttati fuori dalla scuola; perché la vita ti insegna che solo con la violenza puoi sopravvivere; perché la strada ti fa incontrare amici e compagni, maestri di raggiro e professori di scaltrezza, cani sciolti e camorristi». Da tale presupposto muove il tentativo di raccontare esperienze realmente vissute attraverso la testimonianza di persone che lottano quotidianamente contro la marginalità, il disagio e la povertà assoluta, in modo da far emergere le dinamiche e vari fattori che stanno alla base del degrado materiale e culturale di questo quartiere. I dati statistici, confermati dalle interviste, descrivono una realtà dura, degradata sia dal punto di vista economico e sociale sia dal punto di vista delle relazioni umane, insieme ad una diffusa propensione alla rassegnazione. Gli intervistati (otto donne e due uomini anonimi) hanno inoltre evidenziato la loro incapacità di reagire al male, giustificando i loro reati con l’esigenza di soddisfare l’istinto di sopravvivenza: Arrivo a fine mese con grande difficoltà – ha spiegato una di loro –, facendo debiti. Sto in mano agli usurai. Sento la mancanza del cibo e del mancato pagamento delle bollette. I miei figli mi chiedono: mamma stasera mangiamo? Io le rispondo: non domandarmelo.

Dalla ricerca sul campo, suddivisa in quattro fasi principali (il questionario, il campionamento, l’analisi delle informazioni raccolte e le interviste), «emerge pure che solo Dio può intervenire nelle complesse faccende della vita e solo di Dio si può avere fiducia: è l’unico che può capire e ascoltare». Questo messaggio riconduce alla prefazione del Cardinale Crescenzio Sepe, il quale in primo luogo sottolinea l’attenzione riservata da don Luigi Merola ai bambini che vivendo un forte disagio familiare considerano la parrocchia come unico punto di aggregazione e di alternativa alla strada, in seguito afferma che la «peculiarità di questo lavoro è racchiusa in due verbi: studiare e analizzare», poiché l’autore è stato ricercatore e nel contempo ha partecipato in prima persona al contesto socio-familiare studiato, ed  infine ricorda ai destinatari del libro e ai diversi fedeli che «Gesù è venuto per portare il fuoco sulla terra, per vincere la tiepidezza e riscaldare i cuori». Le molteplici attività svolte sul territorio sono, così, il preludio ad una rinascita di Forcella. A dimostrarlo sono state le parole pronunciate da Merola nei giorni del secondo anniversario di Annalisa Durante, le quali riassumono in anticipo quello che sarebbe stato il risultato del suo lavoro: Anche se tutti i fiori saranno strappati, mai nessuno potrà fermare la primavera di Forcella. Ed effettivamente «i dati analizzati nella ricerca – conclude il parroco – possono testimoniare che il cammino di riscatto o meglio ancora di inclusione sociale di questo quartiere è iniziato e mai nessuno potrà fermarlo».