Le origini della parola camorra
di Francesco Montuori   


Ogni trattazione dell’argomento «camorra» comincia con l’etimologia. Non v’è autore abbastanza disinvolto da sottrarvisi [...][1]

Il termine camorra ha avuto un’origine e, per molti secoli, una diffusione solo gergale, vivente cioè nelle varietà marginali in uso presso la fascia plebea della popolazione napoletana dialettofona. Per questo motivo la documentazione superstite è molto scarsa, e quindi è controversa l’individuazione dell’etimo e incerta la storia dei significati.[2]

Nel Gradit si documentano le accezioni e gli usi del termine camorra nell’italiano contemporaneo:[3]

«1a organizzazione criminale di stampo mafioso, costituitasi con leggi e codici propri già durante il ’600, e che attualmente esercita il controllo su attività illecite spec[ialmente] nell’area napoletana. 1b estens., associazione di tipo mafioso. 1c estens., associazione di persone prive di scrupoli che per vie illecite si procurano favori, guadagni o sim.: gira e rigira è tutta una c[amorra]! 2 imbroglio. 3 chiasso, cagnara».

Nei prossimi paragrafi si ripercorrerà la documentazione disponibile della parola camorra (§§ 4-7) e di altre voci ad essa legate per motivi genealogici (§§ 1-2); quindi si darà brevemente conto di alcune delle principali ipotesi etimologiche proposte (§ 8); infine, commentando i documenti forniti e ricostruendo l’evoluzione dei significati negli usi della parola (§ 9) si sosterrà la tesi che la base da cui deriva camorra è il latino camerarius ‘tesoriere’.[4] Da alcuni esiti mediani e gergali del nomen agentis, con il significato di ‘gabelliere’, si sono formati un verbo camorrare ‘fare soperchierie’ e il sostantivo camorra ‘estorsione; tangente’; quest’ultimo, anche con altri significati, è stato adoperato a Napoli nel linguaggio speciale dei giocatori d’azzardo del Settecento e poi dei delinquenti nell’Ottocento, che hanno finito per utilizzarlo come denominazione del proprio gruppo. Per motivi storici e politici la parola camorra è entrata in italiano negli anni intorno all’Unità con il significato di ‘associazione organizzata di malviventi’ e resta tuttora molto vitale come, purtroppo, i referenti che essa designa.

 

 


 

[1] G. Altieri, La saga della camorra, in Id., Napoli, punto e basta? Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non, Milano, Mondadori, 1980: 617-637, p. 617.

[2] La ricostruzione della storia della parola camorra e una discussione di alcune tra le principali proposte etimologiche è in F. Montuori, Lessico e camorra. Storia della parola, proposte etimologiche e termini del gergo ottocentesco, Napoli, Fridericiana, 2008.

[3] Si veda il Grande dizionario italiano dell’uso (Gradit), ideato e diretto da Tullio De Mauro, 6 voll. e 2 voll. di suppl., Torino, UTET, 1999-2007, s.v. camòrra. I significati sotto 1 sono marcati come propri del “vocabolario comune”, mentre 2 e 3 sono di “basso uso”. Per la spiegazione delle marche cfr. Gradit cit., p. xx (nell’Introduzione).

[4] L’etimo è stato individuato da A. Zamboni, Lessici dialettali e lessici etimologici: esperienze e recuperi incrociati, in Lessicografia dialettale. Ricordando Paolo Zolli. Atti del Convegno di Studi. Venezia, 9-11 dicembre 2004, a cura di F. Bruni - C. Marcato, Padova, Antenore, 2006, pp. 507-526; ma la ricostruzione della storia della parola è parzialmente diversa da quella qui ipotizzata.