L'uomo che cambiava idea


Autore:
 Enrico Caria
Casa editrice: Rizzoli
Anno: 2006

Genere: Romanzo

Recensione di Fiorina Izzo

cambiava idea

Il secondo romanzo di Enrico Caria dal titolo L’ uomo che cambiava idea. Vedi Napoli e poi muori, è un noir ambientato nella Napoli contemporanea, in cui storia e bellezze artistiche e naturali si legano in un stretto connubio, legando tradizione ed innovazione. Tuttavia, un antico morbo la pervade e fa sentire ossessiva la sua presenza: la camorra, che immette radici ovunque, nei vicoli e nei quartieri più agiati della cosiddetta Napoli bene. L’amore stesso, dolce sentimento celebrato dagli artisti della canzone classica napoletana e dagli odierni neomelodici, viene a scontrarsi con quelle che sono le leggi degli uomini d’onore, dei camorristi che, con il terrore e l’intimidazione riescono a “comprare” gli stessi sentimenti umani. Napoli è raffigurata come un’immane campo di battaglia, nel quale sono coinvolti tutti in maniera consapevole e non, senza possibilità di scelta alcuna. Si tratta di una vera e propria lotta di sopravvivenza e di accaparramento di un bottino «a nove zeri» che nessuno dei clan può e né vuole perdere. Siamo nell’estate 2004, in piena emergenza rifiuti e non solo: c’è la reale possibilità che Napoli venga designata come prossima organizzatrice dell’America’s Cup, in lizza con Valencia (su cui poi cadrà la scelta definitiva) e Lisbona. La famiglia Luongo, con a capo ‘O Crocco, clan egemone dei Quartieri Spagnoli, esercita un dominio assoluto nella zona, cercando di espandersi anche oltre, sino anche a Bagnoli e puntando proprio al Circolo Nautico e all’ex zona dell’Italsider. Al lato opposto, c’è don Loigino Abitante, impresario di pompe funebri, e boss del quartiere Sanità . Le due famiglie hanno stretto un accordo di pace. In realtà, la calma è solo apparente. Sembrava davvero imminente una faida di camorra, ognuno era pronto a colpire l’avversario. Al primo e minimo errore, si sarebbe scatenata la guerra. Al tempo stesso, entrambi i capi delle organizzazioni si mostravano abbastanza cauti in quanto minacciati dall’ascesa di un novello gruppo criminale guidato da Carmine Villanova che, approfittando del declino dei Nuvoletta, aveva trovato adepti proprio a Marano. Il neo don Raffaele Cutolo era «malvagio più di un dio inca» e per onore e soldi era pronto a tutto; desideroso di fama e guadagni, non accettava possibili ostacoli ai suoi piani né che i Luongo avessero iniziato a perlustrare la sua zona, Bagnoli dove la camorra ha iniziato a manifestarsi solo dopo la chiusura dell’Italsider. Se per la gente dei quartieri la vita sembrava scorrere tranquilla nella sua quotidianità, non lo era di certo per Guglielmo Calone alias Willy, proprietario di un’agenzia investigativa gestita con il cingalese Linus (che era dedito altresì al traffico di immigrati clandestini). Willy, un quasi quarantenne «alto, bello massiccio» per il quale «il tempo sembrava aver chiuso un occhio: a parte quell’accenno di fianchi dovuti all’alcol, conservava ancora il fisico del nuotatore professionista che era stato in gioventù».  Aveva ben intuito quegli sporchi affari e il giro di guadagni ad essi connessi e che era imminente una lotta criminale che vedeva coinvolti i clan della città, a partire dai Luongo che lui conosceva perché dei Quartieri e proprio in quei «vicoli stretti e bui» era ubicata la “Calone investigazioni”, seppure al settimo piano di un antico stabile. È lui, l’uomo che cambiava idea e sempre, il vero protagonista del romanzo. Di camorra sa molto, anche per via di proprie passate inchieste giornalistiche quando lavorava al “Napoli Sera” di Lapiccerella e che poi abbandonò forse perché si sentiva in colpa per la morte innocente del giovane collaboratore Gianluca (il cui corpo non fu mai trovato e probabilmente sciolto nell’acido dai Luongo). In realtà, sin dalle prime azioni Willy appare dubbioso, non convinto del da farsi, vuole agire e dimostrare che una vita diversa sia possibile e che si può dire no alla violenza e alla criminalità organizzata. Espone le sue idee ma alla fine non riesce a metterle in pratica e così finisce per apparire un debole, un inetto, un uomo senza coraggio. È l’indeciso per eccellenza, che non sa stare fuori dei guai, quasi ne viene attratto come una calamita. E così conduce inchieste di nascosto sui Luongo, tende a far capire all’amico Ciro Cacace che cambiare la vita non significa che la svolta debba avvenire entrando nel Sistema. Siamo in presenza, dunque, di un personaggio che  vaga sempre alla ricerca della propria identità e a tale ricerca si devono rapportare le sue diverse attività, di cronachista, investigatore, disegnatore di charter o di gozzi, anche se ogni lavoro di conseguenza sembra perdersi nel nulla. Forse perché si rende conto che tutti sono inseriti in un perfetto meccanismo, nel quale è difficile inserirsi; non può cioè spezzare ipotetici equilibri prestabiliti e perciò non riesce ad inserirsi perfettamente ed organicamente nella società, di cui però sente e percepisce la malattia. Anche nella sfera sentimentale non è appagato: attratto dalle donne non riesce ad avere una relazione stabile e, anche qui, si scontra con le leggi dei più forti. Finisce per invaghirsi della cantante di successo Stella Schiano, una donna «che per la carriera artistica era sprecata , che per quella criminale era assai più portata». Costei sembra ricambiare ma, ad un’attenta analisi appare evidente che si rivolgeva a lui  solo per raggiungere i suoi disegni ed ottenere informazioni. La storia d’amore, infatti, non era destinata ad avere un seguito, dato che Stella, protetta da don Loigino, era “proprietà” di Carmine Villanova ed innamorata del collega neomelodico Michele Trevi, col quale partirà dopo l’arresto definitivo di Carmine, grazie proprio all’aiuto di Calone (il quale ancora una volta aveva rischiato la vita). La narrazione risulta essere semplice, chiara, asciutta, non analiticamente descrittiva  ed avvincente, per i continui capovolgimenti d’azione che creano suspense.