Antonio Capuano, Luna rossa, a cura di Armando Rotondi

 


il sindacoOreste (Domenico Balsamo), giovane pentito, racconta ai giudici le vicende dalla sua famiglia, i Cammarano, potente clan cammoristico che dagli anni ’70 ha allargato man mano il suo potere e il suo raggio di azione. Ne scaturisce un lunghissimo flashback che mostra le vicende della famiglia, soffermandosi, in particolare, sulla spietata e fredda violenza con cui riesce ad espandere la propria influenza fino a raggiungere il suo apice per poi cadere miseramente, a causa di tradimenti e, seoprattutto, della rottura della rigida gerarchia che vi era all’interno. Una gerarchia che i membri giovani della famiglia sembrano contrastare. Con Luna rossa Antonio Capuano regala un’opera estrema, decrivendo la camorra, e in genere la criminalità organizzata, come mai avvenuto in passato. Il piglio epico, già presente, anche se in maniera diversa, ne Il Padrino di Coppola, in Scorsese e, ad esempio,  in Fratelli di Abel Ferrara, viene portato dal regista napoletano sino alle estreme conseguenze, mostrando il mondo malsano e violento della camorra come se fosse una tragedia greca. Nell’ottica di Capuano, le vicende della famiglia Cammarano, la sua ascesa e la sua caduta, rispecchiano le stesse atmosfere riscontrabili nella saga degli Artridi e nell’Orestea di Eschilo.  A questo proposito davvero emblematico appare il nome del giovane protagonista, Oreste per l’appunto. Questi elementi “tragici” si ritrovano disseminati in tutto il film, in primo luogo nella costruzione drammaturgica dei personaggi. Capuano non delinea vere e proprie psicologie, ma affida ad ognuna delle sue creature un ruolo di “maschera” ben definito, che si manifesta esplicitamente attraverso alcuni espedienti particolari. Si prenda ad esempio il patriarca Toni: questi utilizza occhiali neri, perennemente sul viso, come segno distintivo del suo potere e arma per incutere timore nel prossimo. Il regista si sofferma notevolmente sui volti degli attori, con questi che regalano una recitazione stilizzata e straniante che non può lasciare indifferente lo spettatore.

Come nelle tragedie, non solo greche, il principale tema è il tradimento. E proprio al tradimento si riferisce il simbolico titolo Luna rossa, dalla canzone di Vincenzo De Crescenzo che descrive la passeggiata dolente di un uomo abbandonato e deluso. Nella pellicola il tradimento si manifesta nel modo più brutale con Capuano che non indugia nel mostrare scene di sesso incestuoso, uxoricidi, amori omosessuali e altro ancora.

Da questo punto di vista, non ci troviamo solo nelle vicinanze della tradizone classica greca, ma anche in quella del teatro latino di Seneca, che faceva di queste situazioni alcune delle sue fondamenta, e della drammaturgia dello Shakespeare del Tito Andronico.

Servito da un cast davvero di prim’ordine, che conta, fra gli altri, Toni Servillo, Carlo Cecchi e  Licia Maglietta, il regista opta per una fotografia e uno stile volutamente piatti, che portano l’inseme allo stesso tempo verso lo sperimentalismo cinematografico e il documentarismo.



Scheda tecnica

Luna rossa

regia di Antonio Capuano

con Toni Servillo, Domenico Balsamo, Carlo Cecchi, Licia Maglietta

produzione Italia, 2001

durata 116 minuti

 


Bibliografia essenziale

M. Causo, Alle (postmoderne) radici della tragedia, in “Cineforum”, a. 2001, vol. XLI, n. 9 (4009), nov. 2001, pp. 66-68.

L. Barisone, Luna Rossa, in “Segnocinema”, a. 2002, vol. XXIII, n. 117, sett.-ott. 2002, p. 49.

A. Capuano, Luna rossa: sceneggiatura originale e integrale dell'omonimo film Mantova, Circolo del cinema di Mantova in collaborazione con la Casa del Mantegna, 2002.