Nota bio-bibliografica di Fabrizio De André
a cura di Rita Duraccio

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de andreFabrizio Cristiano De André (Genova, 18 febbraio 1940Milano, 11 gennaio 1999) è stato un cantautore italiano e uno dei capostipiti della canzone italiana.
La sua gioventù non è stata molto diversa da quella dei suoi coetanei provenienti da famiglie borghesi. Amava molto leggere e trascorreva lunghe serate in compagnia degli amici di infanzia Paolo Villaggio (
Genova, 30 dicembre 1932), Gino Paoli (Monfalcone, 23 settembre 1934) e il poeta Remo Borzini a parlare di letteratura, di poesia e di cantautori francesi. È stato il suo caro amico Villaggio a dargli il soprannome Faber, con il quale è spesso indicato, dovuto alla predilezione del futuro cantautore per i pastelli della Faber-Castell. De André ha sedici anni quando compra la sua prima chitarra e inizia a suonare jazz con un gruppo. In seguito suona in un complesso country e western che si chiama The Crazy Cowboy and Sheriff One, con cui si esibisce durante le feste studentesche. Nello stesso periodo inizia a scrivere le sue prime canzoni. Nel 1958 incide il suo primo 45 giri, Nuvole barocche, che all’epoca rimase praticamente inosservato. Il suo primo grande successo è La canzone di Marinella, interpretata da Mina nel 1965. Nel 1966 esce il suo primo album, Tutto Fabrizio De Andrè. Mentre fremeva la sua attività discografica, egli si rifiutava di apparire in televisione e di esibirsi in pubblico. Nella sua lunghissima carriera musicale, che abbraccia un arco di tempo di quasi 40 anni di attività artistica, De André ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi ripubblicate in varie antologie. Il suo primo concerto si è svolto il 18 marzo 1975 alla Bussola di Focette, affiancato dai New Trolls. Ma le sue esibizioni dal vivo sono comunque rimaste sporadiche.
Per i suoi testi il cantautore attinge alle fonti più eterogenee, con una cultura che spazia dalle ballate medievali alla tradizione provenzale, dal poeta Cecco Angiolieri (Siena, 1260 circa – Siena, 1312 circa), contemporaneo di Dante Alighieri (Firenze, tra il 22 maggio ed il 13 giugno 1265 – Ravenna, 14 settembre 1321), ai Vangeli apocrifi, da Les Fleurs du Mal di Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) a Marcel Proust (
Parigi, 10 luglio 1871Parigi, 18 novembre 1922), Guy de Maupassant (Tourville-sur-Arques, 5 agosto 1850 – Parigi, 6 luglio 1893) e Gustave Flaubert (Rouen, 12 dicembre 1821 – Canteleu, 8 maggio 1880), tutti autori che De André, fervido ed appassionato lettore di letteratura francese, conosceva molto bene.
È stato fortemente influenzato dalla scuola francese degli chansonnier e, tra questi, in particolar modo da Georges Brassens (Sète, 22 ottobre 1921 – Saint-Gély-du-Fesc, 29 ottobre 1981). Ha inoltre subito il peso della scuola d'oltreoceano di Bob Dylan (Duluth, 24 maggio 1941) e Leonard Cohen (Montreal, 21 settembre 1934) . Spirito profondamente innovatore, De Andrè è stato tra i primi a ribaltare gli schemi della canzone italiana, proponendo nelle sue ballate personaggi emarginati, spiriti inquieti ed alienati dalla realtà, ribelli e prostitute ai margini della società moderna. Il tutto sapientemente condito da un dissacrante tono ironico e sarcastico tramite il quale egli punta il dito verso la società perbenista affetta da prudérie puritana, verso re d’altri tempi, giudici troppo pronti a pronunciare sentenze capitali, vecchie megere alle quali null’altro è rimasto se non lo spettegolare ai danni di donne giovani e belle. I suoi testi si fanno veicolo di un messaggio di libertà intesa in senso tout court, adattabile in ogni luogo e in ogni tempo, poco propenso al compromesso.