Nota bio-bibliografica di Astor Pantaleòn Piazzolla
a cura di Carla Ardito

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piazzolla

Astor Pantaleón Piazzolla (Mar del Plata 1921 – Buenos Aires 1992) è stato uno degli artisti più prestigiosi della musica nazionale argentina della seconda metà del Novecento. Nato da genitori italiani, fu in egual misura elogiato all’estero per il suo talento creativo e denigrato nel suo Paese per la sua posizione politica e la sua arte: è stato, infatti, considerato un traditore dai suoi stessi connazionali per aver osato in un campo, il tango, ritenuto “intoccabile”, con sperimentazioni ed armonizzazioni ardite.Soprannominato “El gato”, per la sua abilità e la sua astuzia, Piazzolla è riuscito ad ampliare i propri orizzonti musicali con innesti e fusioni spregiudicate, grazie ad una permanenza negli Stati Uniti: nel 1925 i genitori emigrarono per sfuggire alla povertà per poi fare definitivamente ritorno in Argentina nel 1937. Fu incoraggiato dal padre a studiare pianoforte e ad avvicinarsi al bandoneón (fisarmonica di origine germanica, importata in Argentina ed usata per la musica popolare e leggera, occasionalmente per il jazz) e tra i suoi primi maestri si annovera Bela Winda, allievo di Rachmaninov, grazie al quale il giovane Astor ha acquisito una formazione classica. A soli tredici anni fu assunto come comparsa nel El día que me quieras di John Reinhardt, grazie alle insistenze di Carlos Gardel, protagonista del musical, rimasto folgorato dalle straordinarie capacità di questo ragazzino che, lontano dal proprio paese, suonava per strada il bandoneón.

Tornato nella sua terra, Piazzolla si avvicinò al tango e divenne un grande estimatore dell’orchestra di Pichuco che ascoltava tutti i pomeriggi al “Café Germinal”.

La sua occasione giunse quando, durante un’esibizione, in assenza del bandoneónista, si offrì di sostituirlo e, con stupore di tutti gli orchestrali, eseguì a memoria l’intero programma che aveva imparato nei pomeriggi trascorsi in silenzio ad ascoltarli. Contemporaneamente cominciava a maturare in lui la lezione del Maestro Ginastera: ispirandosi ai suoi insegnamenti, Piazzolla improvvisava modificando qualche tema durante gli assolo nei concerti, cosa poco gradita agli altri componenti dell’orchestra. Solo dopo una fortunata e breve congiunzione con il celebre cantante Francisco Fiorentino, il compositore ebbe la possibilità di formare un’orchestra sua e nel 1946, si presentò, per la prima volta, al pubblico da solo, finalmente libero di proporre dei brani, frutto di meticolosa ricerca ma sempre legati ai canoni tradizionali del tango.

Negli anni Cinquanta, dopo aver vinto una borsa di studio che gli avrebbe consentito di studiare presso il Conservatorio Nazionale di Parigi, partì per l’Europa e grazie all’incontro con Nadia Boulanger, di cui fu allievo per un breve periodo, decise di ritornare al tango. Da questo momento fondò e diresse dei complessi propri, fra cui l’ “Octeco Buenos Aires”, il “Conjuncto 9” ed il “Sestetto Nuevo Tango” ed incise numerosi dischi anche con jazzisti come G. Mulligan e G. Burton. Trecento i tanghi di cui quest’anarchico di Buenos Aires, dissacratore tanto amato ed odiato dai suoi compagni, fu autore; l’indomito Astor a tal proposito ha dichiarato: «Come dice il mio amico Ernesto Sabato: la musica di Piazzolla ha gli occhi, il naso e la bocca del nonno, il tango. Tutto il resto, però, aggiungo io, è mio».

Compose inoltre lavori di maggiore respiro (per orchestra, per film), due opere (fra cui si segnala María de Buenos Aires, 1967) e l’oratorio El pueblo joven per soli, voce recitante, bandoneón, archi e percussioni (1972).

Del privato di questo grande artista si sa che aveva una residenza a Parigi che alternava a quella di Buenos Aires e che sposò la cantante lirica e presentatrice televisiva Laura Escalada che anche dopo la morte del compositore si è mostrata attivissima nel presenziare e dirigere spettacoli ed eventi dedicati al marito.

La vita di Piazzolla fu un susseguirsi di viaggi verso l’America e l’Europa dove tenne concerti come solista e come direttore di orchestre sinfoniche fino a quando un ictus cerebrale sopraggiunto all’età di 71 anni pose fine alla sua brillante carriera.