Nota bio-bibliografica di Libero Bovio e Rodolfo Falvo
a cura di Rita Duraccio

TORNA a Guapparia



libero bovio

Libero Bovio (Napoli, 8 giugno 1883 - 26 maggio 1942) è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e giornalista italiano, tra i più eccelsi protagonisti della cosiddetta epoca d’oro della canzone napoletana, insieme a Salvatore Di Giacomo (Napoli, 12 marzo 1860Napoli, 4 aprile 1934) ed Ernesto Murolo (Napoli, 4 aprile 1876Napoli, 30 ottobre 1939).

Figlio di un professore di filosofia e convinto repubblicano, Giovanni Bovio, e di Bianca Nicosia, insegnante di pianoforte, si appassiona sin da giovane alla musica ed al teatro dialettale, le sue passioni di una vita intera.

Inizia a frequentare senza alcun interesse la facoltà di medicina, che deve però abbandonare per cercare un lavoro in seguito alla morte di suo padre. Trova un impiego prima presso il giornale locale Don Marzio e poi presso l'Ufficio Esportazioni al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Qui ha l’opportunità di scrivere tantissimo, senza però mai rinunciare alle sue primarie ispirazioni.

Il suo primo, grande successo arriva nel 1910 con Surdate, musicata dal Maestro Evemero Nardella (Foggia, 25 settembre 1878 – Napoli, 23 aprile 1950). Collabora in seguito con i musicisti più famosi nel panorama della musica partenopea, tra i quali Ernesto De Curtis (Napoli, 4 ottobre 187531 dicembre 1937), con il quale nel 1915 scrive Tu ca nun chiagne, e Gaetano Lama (Napoli, 1886Napoli, 1950), dalla cui collaborazione nasce la celeberrima Reginella. Il pessimismo sentimentale di Bovio si esprime anche con due importanti canzoni d'amore, quali L'addio, con musica di Nicola Valente (Napoli, 28 agosto 1881Napoli, 16 settembre 1946), e Chiove, musicata dal Nardella. Tra i testi in italiano va ricordato Signorinella, con musica del Valente. Terminata la Grande Guerra, nel 1919 sposa Maria Di Furia, dalla quale avrà due figli.

Lavora anche come direttore di case editrici musicali, quali La Canzonetta, dal 1917 al 1923, e dal 1924 presso la Santa Lucia. Ed è proprio questo periodo l’apogeo del suo grande talento di paroliere di canzoni napoletane malinconiche e drammatiche. Nel 1934 fonda una propria casa editrice musicale, La Bottega dei Quattro, insieme a Nicola Valente, Ernesto Tagliaferri (Napoli, 18 novembre 1889Torre del Greco, 6 marzo 1937) e Gaetano Lama.

È anche autore di opere teatrali, tra cui ricordiamo Gente nosta, 'O prufessore, 'O Macchiettista. Scrive alcune canzoni dai toni ancora più drammatici di quelle che gli hanno già dato la fama, come Lacreme napulitane, Carcere, 'E figlie, Zappatore e la stessa Guapparia.

Perfezionista fino all’estremo, sceglie con accuratissima selezione i musicisti e i cantanti delle sue canzoni, ma nonostante ciò sono in molti “a fargli torto”. Ad esempio, proprio per quanto riguarda Guapparia, alcuni l’hanno interpretata con il sorriso sulle labbra, mentre siamo in presenza del dramma di un uomo ferito, che ovviamente di ridere non ha alcuna voglia. In molti hanno giudicato Zappatore solo una sceneggiata mentre invece essa è la denuncia della fine del mondo contadino con la conseguente nascita della società del consumismo sfrenato e senza limiti, tipica dei nostri giorni.

Libero Bovio si spegne il 26 maggio 1942 nella sua casa di Via Duomo, in pieno centro storico a Napoli, la sua amata città che per lui ha sempre rappresentato un costante punto di riferimento e della quale tutt’oggi è orgoglio e vanto, per aver contribuito ad accrescere la sua imperitura gloria.



falvo

Rodolfo Falvo (Napoli, 7 luglio 1873 – 4 dicembre 1937) è stato uno dei più illustri protagonisti della musica partenopea, tanto da guadagnarsi il soprannome di Mascagnino, per la somiglianza dello stile della sua musica con il grande musicista Pietro Mascagni (Livorno, 7 dicembre 1863 – Roma, 2 agosto 1945). Falvo inizia lo studio del pianoforte come privatista e in seguito si iscrive al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. La morte prematura del padre lo costringe a lavorare alle poste, ma non abbandonerà mai la musica e si dedica anche all’attività di attore comico e cantante, dalla quale però non ottiene grandi successi. Proprio per il mancato consenso del pubblico inizia a scrivere testi di canzoni, tra i primi ricordiamo ‘A Simpaticona e ‘A Cerenara (1898).

Nel 1904 inizia l’importante sodalizio con Libero Bovio, dal quale nascono bellissime canzoni che diverranno poi immortali, tra cui Na Cammarella, Napulitana e Guapparia. Falvo e Bovio lavorano insieme fino al 1914 per la casa editrice musicale Poliphone.

Il maggiore successo di Rodolfo Falvo è Dicitencello vuje, su testo di Enzo Fusco (Napoli, 1° gennaio 1899 – 27 luglio 1951). Presentata per la prima volta al Teatro Augusteo di Napoli dal cantante Vittorio Parisi (Napoli, 28 febbraio 1892 – 12 luglio 1955), la canzone viene incisa dal tenore  Beniamino Gigli (Recanati, 20 marzo 1890Roma, 30 novembre 1957) con l’orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Il fato vuole però che Falvo sia licenziato dalla casa editrice per la quale ha composto Dicitencello vuje e il musicista, che già malato di cuore, riceve un durissimo colpo che ne aggrava la salute. Muore il 4 dicembre del 1937 e al Vomero, un quartiere di Napoli, gli viene dedicata una strada che ancora oggi porta il suo nome.