I medici della camorra


Autore: Corrado De Rosa
Casa editrice: Castelvecchi
Anno: 2012

Genere: Saggio

Recensione-Intervista di Claudio Metallo (pubblicata su
«L'Espresso online», 26 Marzo 2012)


gattordo

Le mafie non rispettano nulla, al di là dei presunti codici etici. Neanche le malettie mentali e le effettive sofferenze di chi ne è affetto. I medici della camorra (edito da Castelvecchi) di Corrado De Rosa, psichiatra campano, analizza il rapporto contorto della criminalità organizzata campana con la psichiatria e soprattutto, con i professionisti che prestano il loro servizio per redigere perizie compiacenti.

Nel libro vengono raccontate varie storie, tra cui l'epopea psichiatrica di Raffaele Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, che si faceva trasferire, a suo piacimento, da un ospedale psichiatrico all'altro. Anche i suoi avversari storici della Nuova Famiglia, i Giuliano, Ammaturo, i Nuvoletta, usavano gli stessi trucchi e, spesso gli stessi periti, ad esempio Aldo Semerari, noto psichiatra neofascista che eseguiva perizie per i due cartelli criminali, ma anche per la banda della Magliana.

Per tornare ai giorni nostri, De Rosa tratta anche la vicenda di Raffaele Stolder, altro boss campano che tutt'ora cerca di uscire dal carcere adducendo motivi psichiatrici in un misto di verità e menzogna. Ovviamente, in questo saggio, vengono stigmatizzate le figure di alcuni psichiatri che lavoravano per la criminalità organizzata. Persone come, appunto, Aldo Semerari, di cui si cerca di capire quali possano essere state le reali ragione della sua uccisione e decapitazione. I medici della camorra è un libro curato nei dettagli. L'autore ci restituisce anche un quadro generale sulla storia della criminalità organizzata campana, dandoci i punti i riferimento di cui abbiamo bisogno perché questo storia sia chiara e ci dia la possibilità di inquadrare le vicende narrate nel loro contesto. Nel libro si parla, quindi del processo Cuocolo di inizio '900 per arrivare alla trattativa Stato-Cutolo-Brigate Rosse per la liberazione dell'assessore post terremoto dell'Irpinia Ciro Cirillo. Oltre alle varie vicende psichiatriche dei boss, rispunta dall'ombra il nome di Pasquale Scotti detto 'O collier, nome che gli deriva dal fatto di aver regalato una collana alla moglie di Cutolo, di cui era sodale. Scotti è sparito nel nulla la notte di natale del 1984, per ricomparire, nel 2008, firmando un manifesto mortuario fatto stampare dopo la morte del fratello. E' ancora latitante.

Si legge nel libro di De Rosa che con l'approvazione della legge Gozzini (legge 663 del 1986) che "afferma la prevalenza della funzione rieducativa del carcere e della pena e dispone misure alternative come permessi premio, affido ai servizi sociali e detenzioni domiciliari, l'interesse per il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario da parte dei camorristi si riduce drasticamente e si orienta altrove."

Come è nata l'idea di questo libro?
"Un po' per caso. Nel senso che, da psichiatra, quando ho iniziato a fare perizie per conto dei giudici sugli autori di reato in Campania, ho iniziato a periziare affiliati di camorra. E da lì ho cercato di capire meglio chi e come faceva finta di essere pazzo per controllare i processi a suo carico. Così ho approfondito la cosa utilizzando cronaca, materiale giudiziario e perizie e consulenze tecniche di parte per capire meglio la questione".

Mi ha colpito molto la dedica del libro. "A chi soffre realmente di un disturbo mentale", come mai hai usato questa frase?
"Perché mi sembrava corretto a restituire alla sofferenza – vera - psichiatrica la sua dignità, visto che ho raccontato una storia che quella dignità la butta completamente all'aria".

Come mai i camorristi ricorrono alle perizie false, tutto parte dal periodo di Raffaele Cutolo?
"Cutolo è stato il maestro di quest'arte perversa. E, ai suoi tempi, sfruttava un sistema ampiamente diffuso. In realtà il ricorso alle perizie nasce dal fatto che i boss, Cutolo certamente più e prima di altri, hanno capito che attraverso le perizie possono ottenere sconti di pena o altri benefici come i domiciliari, per esempio".

Uno dei casi limite del libro è quello di Stolder, ce lo puoi spiegare sinteticamente?
"Raffaele Stolder ha una biografia incredibile: il padre faceva la claque al festival di San Remo, aveva nove tra fratelli e sorelle, una sorella sposata con Carmine Giuliano (il boss che venne fotografato nella vasca da bagno a forma di conchiglia con Diego Maradona), e una figlia consigliere per Forza Italia della municipalità di
Napoli San Lorenzo Vicaria. Aveva legami trasversali, importava crack e corrompeva poliziotti. Aveva un bunker in una grotta che era un rifugio antiaereo nella seconda guerra mondiale dove aveva fatto istallare anche l'aria condizionata. Il suo giro di affari era da 150milioni di lire al mese di trent'anni fa e andava dall'Olanda al Sudamerica. La sintesi della sua storia psichiatrica può essere questa: uno che spesso è stato male davvero ma ancora più spesso ha simulato. Finendo per confondere le acque a tal punto da rendere difficilissimo il lavoro anche a chi ha dovuto occuparsi di lui dal punto di vista sanitario".

Quali delle storie che hai raccontato ti ha colpito di più. Quale ti ha fatto saltare sulla sedia?
"Indubbiamente la storia di Cutolo è quella più significativa: decine di perizie, un'evasione dal manicomio criminale di Aversa. E poi Cutolo si permetteva il lusso di criticare gli psichiatri, di stabilire per se stesso cosa era giusto e cosa no, era tanto ammanigliato che le perizie su di lui sostenevano cose, dal punto di vista psichiatrico, insostenibili. Ma anche la storia peritale di Umberto Ammaturo è surreale: è stato consulente di alcune cliniche private in Sudamerica e aveva una perizia in cui si diceva che parlava con i muli. Quella che mi ha stupito di più è quella di Carlo Montella: 19 differenti diagnosi psichiatriche che lo danno per un tronco vegetale o quasi, processi sospesi e poi dalle intercettazioni si apprende che scommette sulle partite dei mondiali del 2006".

Nel libro racconti che ci sono alcuni medicinali che inducono al dimagrimento e che vengono usati dai camorristi per fingersi incompatibili al carcere, ci spieghi come funzionano?
"Sono farmaci che riducono il senso della fame: amfetamine, cocaina, ormoni tiroidei. Oppure che fanno eliminare più velocemente i liquidi come i farmaci diuretici o i lassativi".

Cosa pensi quando senti in televisione di un uomo potente che cerca di uscire dal carcere adducendo come pretesto l'incompatibilità?
"Niente di particolare, tendenzialmente che fa parte delle strategie difensive di ciascuno. È il gioco delle parti. Ma che se chi dice di star male in carcere sta male davvero, deve essere curato. E che se quelle cure davvero non può riceverle in carcere, dal carcere deve uscire. È un diritto sancito dalla Costituzione. E poi di carcere si muore. In Italia ci si suicida in carcere 20 volte più che altrove".

La strumentalizzazione delle malattie mentali è anche colpa è anche di alcuni psichiatri, ci sono dei metodi che possano garantire la loro correttezza nei processi?
"Certo. Ma gli psichiatri non sono più corrotti di altri professionisti. Ci sono gli psichiatri corrotti come i commercialisti o gli avvocati corrotti. Io ho solo provato a riflettere su chi fa il mio stesso lavoro, a descrivere dal di dentro un sistema e a spiegare come funziona. Al momento non ci sono altri metodi che l'etica professionale. Se la legge prevede che tu possa essere il perito di un giudice in un processo a carico di un boss e il consulente di parte del cugino di quel boss in un altro processo, è chiaro che non ci sono troppe regole che garantiscano questa correttezza. Magari, una selezione più attenta dei periti e una valutazione dei curriculum di chi si iscrive all'albo dei periti in tribunale (ad oggi per iscriversi basta pagare una tassa) potrebbe ridurre il rischio di affidare gli incarichi a persone poco esperte".