Marco Risi, Fortapàsc, a cura di Armando Rotondi


fortapascGiancarlo Siani è una figura diventata oramai simbolo nella lotta alla camorra. Giovane giornalista napoletanto, del Vomero, non ancora strutturato nelle fila de Il Mattino, lavora nella redazione locale di Torre Annunziata come “abusivo”, occupandosi di cronaca nera e in particolare, pur con grande disappunto del suo capo-redattore, di omicidi di camorra. In questa veste inizia a indagare sui rapporti che i clan torresi hanno instaurato con altri potenti boss campani, rendendosi conto della grande corruzione che imperversa nel sistema politico locale e che riguarda in particolar modo gli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree vesuviane colpite dal terremoto del 1980. Dopo la “strage dei pescatori”, Siani, nonostante l’ostilità e l’omertà di molti, continua con sempre maggior interesse il suo lavoro, occupandosi di Valentino Gionta e infastindendo con i suoi articoli il clan dei Nuvoletta di Marano. Dopo l’arresto di Gionta e un articolo “infamante” per i Nuvoletta, viene decisa la condanna a morte del giovane giornalista. Siani viene ucciso, appena ventiseienne, in un agguato sotto casa sua al Vomero, di ritorno con la sua Mehari dalla sede centrale de Il Mattino cui era stato trasferito poco tempo prima.
Scritto dal regista con Jim Carrington, Maurizio Cerino e Andrea Purgatori e basato sul cortometraggio del 1999 Mehari di Gianfranco De Rosa, anche produttore del film di Risi, Fortapàsc è il secondo lungometraggio dedicato alla figura di Giancarlo Siani, dopo l’indipendente E io ti seguo (2003) di Maurizio Fiume. Servito da un nutritissimo cast di bravissimi attori, primo fra tutti Libero De Rienzo nella parte di Siani, insieme a Massimiliano Gallo (Valentino Gionta), Michele Riondino, Ernesto Mahieux, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri e Gianfelice Imparato, il regista Marco Risi realizza una pellicola davvero sentita, che evita la semplice esaltazione di Siani, ma che allo stesso tempo e con vigore mette in chiaro quail sono le forze in campo: da un lato i cattivi, pronti a fari valere con la violenza e le pistole, e dall’altro Siani che combatte con le parole e la forza della ragione, in una realtà, Torre Annunziata ma non solo, in cui sembra difficile parlare e prendere posizione. La pellicola di Risi non è tuttavia scevra da punti deboli. Essa sembra muoversi su due piani paralleli: da un lato racconta il Siani praticante, gornalista “abusivo” e la sua inchiesta, un Siani pubblico che si confronta con personalità diverse che si ritrovano sia fuori che dentro il “Fortapàsc” quali Valentino Gionta (Massimiliano Gallo) ma anche il suo mentore e amico Amato Lamberti (Renato Carpentieri); dall’altro Risi vuole soffermarsi sul Siani privato, sul suo rapporto problematico con la fidanzata e sulla vita del tutto “normale” che egli conduceva come un semplice ragazzo di ventisei anni, al di fuori del mondo giornalistico. Tra questi due aspetti del film v’è una sproporzione e, mentre le vicende del Siani giornalista appaiono con tutta la loro forza e drammaticità, meno riuscita è il ritratto privato, che sembra quasi mancare di spessore. Ciò non toglie che il film sia nella sostanza uno dei migliori lavori di Risi, capace di descrivere egregiamente l’ambiente camorristico e il clima di connivenza tra diversi poteri, realizzando un’opera piena di dialoghi e battute che conducono lo spettatore a riflettere (si pensi al discorso di Sasà, intepretato da Ernesto Mahieux, sulle differenti tipologie di giornalisti). Mirabile l’intepretazone di Libero De Rienzo, davvero somigliante, anche fisicamente, a Siani, così come quella di Massimiliano Gallo nei panni di Valentino Gionta.



Scheda tecnica

Fortapàsc

regia di Marco Risi

con Libero De Rienzo, Massimiliano Gallo, Michele Riondino, Ernesto Mahieux, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri, Gianfelice Imparato

produzione Italia, 2009

durata: 113 minuti


Bibliografia essenziale

D. Mondella, Fortapàsc , in “Film: tutti i film della stagione”, a. 15, n. 99, mag.-giu. 2009, pp. 15-17.