Lingua e teatro
di Patricia Bianchi   


Un teatro fortemente legato alla rappresentazione di una realtà come quello ispirato alle storie di camorra, dall’Ottocento a oggi, ha dovuto misurarsi con una scelta linguistica “dal vero”, in cui il parlato nella variazione  regionale e dialettale, o il gergo in cui si esprimono i personaggi diventano un elemento centrale della costruzione della loro personalità teatrale e della loro credibilità nella macchina narrativa scenica.

In epoche diverse e in forme diverse, sino ai più recenti sviluppi nel cinema e nelle fiction televisive, questo teatro di camorra dunque tende a riprodurre un ambiente linguistico in cui il pubblico stesso può riconoscere e identificare, con effetto di verosimiglianza, il contesto sociale e culturale entro il quale si svolgono le vicende rappresentate, spesso con riscontri nella cronaca e nella storia cittadina, e non solo.  Il pubblico a cui si rivolgeva sino agli inizi del Novecento questo specifico genere teatrale sul tema della camorra è stato, prevalentemente, quello degli spettatori di teatri popolari napoletani, che per altro raccoglieva trasversalmente tutti i ceti sociali degli abitanti di Napoli ma richiamava anche quel pubblico proveniente dalla regione o da altri luoghi che affluiva costantemente nella grande città per svariati motivi, dagli affari agli studi universitari o per viaggi di piacere.

Da questo tipo di spettatori dunque era largamente condiviso il codice dialettale, di cui gli ascoltatori potevano cogliere le varianti basse diastraticamente, sia dal punto di vista della fonetica a cui aderivano gli attori nella recitazione, probabilmente marcando tratti più popolari di cui la scrittura non dà conto, sia dal punto di vista delle scelte lessicali; e ancora facevano parte di un contesto linguistico condiviso almeno in parte  anche gli elementi gergali, le formule rituali e stereotipate della comunicazione camorristica in situazioni specifiche, come  le minacce verbali o la sfida a duello. Sappiamo del resto che il gergo della camorra è stato sottoposto a un continuo processo di decriptazione   per opera degli ambienti giudiziari, e il gergo “svelato” veniva poi ripreso sia nei giornali che nelle opere di descrizione storica e sociale e nelle opere di tipo letterario. Ma il contatto con il gergo poteva aver luogo, come avviene oggi, anche nella comunicazione parlata e nei contatti interpersonali di chi viveva nella città o nella regione.

Dunque la quota di gergo presente nei testi teatrali centrati su storie di camorra doveva essere necessariamente in larga parte già nota agli spettatori proprio per garantire l’effettiva comprensione dell’azione che si svolgeva sulla scena, e nello stesso tempo la rappresentazione teatrale con la sua intenzione di caratterizzazione  contribuiva a un allargamento dell’immissione di gergalità nel linguaggio teatrale (ripreso eventualmente nell’uso comune)  e nello stesso tempo agiva nel senso di una maggiore diffusione del repertorio gergale presso un pubblico che ne fosse ignaro.

Ma oltre alle influenze sul pubblico o, ad esempio, sulla critica teatrale, è interessante osservare la centralità delle scelte linguistiche del teatra di rappresentazione della camorra, che proprio con il linguaggio riesca ad allestire un suo particolare ambiente linguistico.

Concorrono all’allestimento dell’ambiente linguistico del teatro di camorra come tratti caratterizzanti il dialetto napoletano in tutte le sue variazioni sociolinguistiche e il lessico ripreso dal gergo della camorra, ma anche quell’italiano burocratico dell’amministrazione della giustizia che inevitabilmente camorristi e malviventi incontravano in più occasioni, dall’arresto alle aule dei tribunali alle carceri, e che in qualche modo entrava a far parte della loro cultura e della loro comunicazione.

Una funzione di rappresentazione realistica hanno avuto, e continuano ad avere, i nomi dei personaggi del teatro di camorra, che spesso riprendono quelli reali di persone coinvolte in episodi di camorra significativi, e accanto ai nomi propri troviamo costantemente l’uso dei soprannomi che caratterizza ancora oggi la comunicazione nei gruppi di camorra per motivi di segretezza e abitudine all’allusività condivisa in un insieme sociale chiuso.

La riproduzione dell’ambiente sociolinguistico entro il quale si sviluppano storie di camorra sembra dunque essere un tratto caratterizzante e costante nel tempo del teatro di rappresentazione della camorra stessa, dal teatro di Mastriani a Gomorra di Roberto Saviano e alle sue trans-codificazioni teatrale e cinematografica.