Lucariello ed Ezio Bosso, Cappotto di legno, a cura di Rita Duraccio


 

de andreCappotto di legno è una canzone del 2008 scritta dal rapper Scampia Lucariello, nome d’arte di Luca Caiazzo (Napoli, 9 giugno 1977), e dal contrabbassista, direttore d’orchestra e compositore Ezio Bosso (Torino, 13 settembre 1971). L’ispiratore? Roberto Saviano. Tutto inizia quando lo scrittore napoletano, autore del best-seller Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra (2006), lancia un accorato appello: «qualcuno scriva una canzone per raccontare come sono costretto a vivere». Lucariello raccoglie la sfida. Il testo descrive l’ipotetica uccisione di Saviano e vuole essere una denuncia delle sue attuali condizioni di vita così mutate dopo la pubblicazione del romanzo rivelatore dei segreti più scomodi dei boss della camorra, tanto da riuscire ad attirarsi un’accanita persecuzione da parte degli stessi con temibili minacce di morte che lo costringono a vivere con una scorta di protezione perennemente al suo fianco. La canzone è presentata dal punto di vista di un giovane killer designato dalla camorra per essere il boia dell’immaginaria esecuzione dello scrittore. Al suo petto pende l’immagine della Vergine, dalla quale l’assassino è certo otterrà il perdono una volta compiuto l’efferato delitto, proprio perché necessario. L’idea di descrivere l’omicidio è riconducibile al rapper napoletano, mentre il titolo è dello stesso Saviano, il quale ricopre un fondamentale ruolo di supervisione e approvazione del lavoro. Secondo quanto racconta lo scrittore di Casal di Principe a La Repubblica, è stato proprio lui ad ingaggiare Lucariello: mentre si trovava in vacanza, Saviano ascoltava spesso le canzoni del rapper e gli sembrava di rivivere le stesse situazioni e di rivedere gli stessi volti descritti dal suo libro. Lucariello infatti è nato a Scampia e la realtà presentata da Saviano la conosce molto bene, suo malgrado, perché l’ha vissuta.
Il testo, dall’impetuoso impatto emozionale, inizia con una breve rassegna degli affari della camorra dei casalesi, che gestisce traffici illegali di milioni di euro con politici e imprenditori di tutta Italia, contando ben 1200 condannati dall’articolo 416 bis del codice penale italiano. A Casal di Principe, capitale di una vera e propria multinazionale del crimine, vita e morte sono una sola cosa. Il ritornello recita «cappotto di legno prima delle botte in petto», dove il cappotto di legno, nel gergo camorristico e mafioso, rappresenta la bara, un’immagine che qui simboleggia anche una sensazione di snervante e inquietante attesa. Di grande potenza ed efficacia è l’immagine della Calibro 45 che bacia la tempia. Su un sottofondo misterioso e soffuso d’archi sono inserite, verso la fine del testo, le parole del boss Nicola Schiavone, padre del camorrista casalese Francesco Schiavone detto Sandokan, il quale accusa Saviano di essere un buffone e un pagliaccio e di aver mescolato i veri uomini con la “gente di fognatura”. Nel finale è ripetuta più volte l’espressione «sangue e cemento», elementi denunciati con tanta veemenza da Saviano nel suo romanzo, dove il cemento è esplicita allusione all’abusivismo di Casal di Principe e del litorale di Villaggio Coppola e alle immense ricchezze dei boss, sporche di sangue e che emanano odore di morte.
L’organico strumentale è composto da violini, violoncello, contrabbasso e basso elettrico, formazione piuttosto insolita per un rap. In una perfetta “empatia” tra musica e parole, la partitura di Bosso, impostata in modo minore, guida magnificamente il significato del testo verso una sua più completa realizzazione. I crescendo esasperati e concitati di voci e strumenti rendono magnificamente il senso incalzante dell’inquietudine, della minaccia, dell’attesa della morte. La sua ricerca musicale è basata infatti sullo sfruttamento emotivo. Usa sistemi tipici della musica d’avanguardia, come le serie o la somma armonica propria dello spettralismo, sfrutta al massimo le dinamiche, spaziando dal pianissimo al fortissimo, e lavora molto sulla psicologia, l’atteggiamento e la partecipazione dell’interprete, come ben si vede dalle movenze e dalla prossemica dei musicisti nel video ufficiale di Cappotto di legno. La musica di Bosso è oggigiorno considerata come uno dei rari casi di connubio tra avanguardia e accessibilità popolare della musica. Gli archi fanno da sottofondo alla descrizione di Casal di Principe e della sua camorra presente nell’introduzione, mentre dalla prima strofa sono accompagnati anche da un basso elettrico, in un crescendo che chiude in un esplosivo fortissimo. La prima strofa sfocia nel ritornello con un improvviso pianissimo, sia per voce che per strumenti, il quale va nuovamente verso un ulteriore, incalzante crescendo con sapienti variazioni del motivo principale affidate soprattutto ai violini. Finito il ritornello, vi è una brevissima pausa per tutti. Inizia la seconda strofa con una nuova spinta verso un fortissimo, che sfocia, stavolta, in un ritornello direttamente tutto in fortissimo, senza crescendo come la prima volta. Il contrabbasso attua un vero e proprio dialogo con la voce del rapper, mentre ai violini, che ripetono sempre lo stesso giro, ma variato, spetta un motivo esasperato che sembra quasi evocare l’atmosfera soffocante di costrizione simboleggiata dalla bara. Alla fine del ritornello viene introdotto l’intermezzo strumentale che fa da inquietante e misterioso sottofondo alle parole del boss Nicola Schiavone. Infine, un nuovo crescendo conduce verso il bellissimo finale.