’O sistema. Un’indagine senza censure sulla camorra


Autore:
Matteo Scanni e Ruben H. Oliva
Casa editrice: Rizzoli
Anno: 2006
Genere: Documentario

Recensione di Fabrizio Coscia (pubblicata su
«Il Mattino», 26 ottobre 2006)



FaidaLa prima immagine, scandita da un tappeto di percussioni dal ritmo tribale, è quella del corpo di un uomo che giace a terra coperto da un lenzuolo bianco. Poi un grido disperato fuori campo annuncia l’entrata in scena di una donna vestita di nero, che corre superando il cordone bianco e rosso steso dai carabinieri. La sua furia viene trattenuta solo dalle braccia di qualche amico o parente. Poi altre immagini, montate sempre sul ritmo ossessivo delle percussioni: un’inquadratura di due persone di spalle, riprese dalla cinta in giù, che camminano con inquietante naturalezza verso uno sfondo di calcinacci e mura sbrecciate. Uno stringe tra le mani una pistola, un altro una mazza di legno. E ancora, un corteo funebre che trasporta una bara bianca, portata a spalle da ragazzini in lacrime. Scene di ordinaria follia criminale, rubate dal cuore di una città che «in certe stagioni è meglio evitare».

Tremila morti ammazzati negli ultimi vent’anni anni, con una media di uno ogni due giorni e mezzo: un record che non ha uguali nel resto d’Europa. Siamo a Napoli, la città dove da «ottobre a marzo si muore più spesso», e a raccontarcela con questo documentario intitolato ’O sistema. Un’indagine senza censure sulla camorra sono i giornalisti e registi Matteo Scanni e Ruben H. Oliva. Il documentario - autoprodotto e vincitore del Premio Ilaria Alpi 2006, ora in dvd allegato a un libro (Rizzoli) - s’immette nel solco del grande successo editoriale di Gomorra di Roberto Saviano, ma distinguendosene per l’approccio specificamente giornalistico e gli intenti anche didascalici, quelli, cioè, di far conoscere il «Sistema» (parola che ha sostituito di fatto tra gli affiliati l’ormai desueto «camorra») a chi non è di Napoli e non ne sa nulla. È un’inchiesta, durata due anni e mezzo, che affonda nel cuore di tenebra di Napoli e provincia, dando la parola alla gente dei vicoli e delle periferie, a studenti fuori sede, a politici coraggiosi come Lorenzo Diana - una vita (blindata) contro la camorra -; a fotografi che lavorano con i loro scatti in mezzo al tiro incrociato delle faide, come Guglielmo Esposito e Sergio Siano dell’Agenzia Photosud; ai giornalisti (Gigi Di Fiore, Alfonso Ruffo, Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola), tra cui c’è chi racconta quotidianamente il fenomeno camorra; a magistrati e poliziotti, e a sacerdoti da sempre in prima linea, come Domenico Pizzuti, Fabrizio Valletti e Giorgio Paletti.

Il documentario parte dalla storia dei Giuliano di Forcella (è di Nunzio il corpo coperto dal lenzuolo in apertura), per ripercorrere la fenomenologia (militare ed economica) del Sistema: un’attenzione particolare è riservata al clan dei Casalesi, al loro feroce e incontrastato impero guidato per lungo periodo da Francesco Schiavone, detto «Sandokan», e basato sul giro di prostituzione, commercio di armi e soprattutto sul filone d’oro dell’affare dei rifiuti tossici, che ha trasformato in quindici anni il Casertano in una Chernobyl misconosciuta. Il Sistema è anche, naturalmente, la droga di Scampia, e la faida che ha insanguinato il clan Di Lauro e gli scissionisti, di cui vengono raccontate le fasi salienti. Contro questo potere onnipervasivo che usa il miraggio del guadagno facile per reclutare sempre nuovi soldati, restano le voci dei molti presidi di resistenza, come chi lavora nelle scuole (l’istituto «Galileo Ferraris» di Scampia) e nelle tante associazioni di volontariato (Libera e la Scuola di pace del Santuario della Madonna di Briano, intestata a don Peppino Diana, martire della camorra). È la contrapposizione di una città perennemente in bilico tra normalità ed emergenza, tra legalità e criminalità, oggi di nuovo sotto le luci dei riflettori mediatici, dove il Sistema, però, continua a «funzionare a meraviglia». Gli autori del documentario confessano così il loro pessimismo, perché dopo la faida di Secondigliano «si è tornati all’anno zero» e perché «le maxi-operazioni di polizia servono a poco». Manca «la pianificazione di interventi preventivi lungo termine». Manca la politica. In che altro modo, altrimenti, arginare l’avanzata inarrestabile del Sistema?