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Giovedì 01 Settembre 2011 00:00

Lina Wertmüller, Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti, a cura di Cristiana Anna Addesso


un complicato intrigo

Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti  è «un giallo poliziesco tragico [...] che racconta la storia melodrammatica di un forte amore materno».

Film caleidoscopico in cui si fondono parole, musica e danza, illegalità, giustizia e desiderio di vendetta, sesso, amore e maternità, Un complicato intrigo restituisce la denuncia aperta della Wertmüller per la corruzione socio-politica meridionale, e napoletana in particolare, negli anni in cui la nuova criminalità organizzata di Cutolo direziona i propri interessi verso il lucroso mercato della droga.

Considerato per certi aspetti un thriller ‘al femminile’ (se non ‘femminista’ per alcuni critici), il soggetto vede protagonista la sensualissima Nunziata, ex prostituta, madre del piccolo Pummarulella e tenutaria di una pensione accanto alla scuola di ballo (collocata in una chiesa) di Antonio-Totò. Il malavitoso Babà Rocco, giunto a riscuotere un pizzo ed intenzionato anche ad approffittare di lei, viene ucciso da una mano invisibile ed i suoi genitali trafitti da una siringa. Nunziata, ignara di cosa sia accaduto perché svenuta durante l’assassinio, viene avvicinata dal Capitano Puglisi (simbolo di una legalità e di una giustizia fiacche e inconcludenti) e dal vecchio padre di Babà, capo di una potente famiglia camorristica, l’uno obbligato a far luce sull’accaduto e l’altro a vendicarsi. Mentre si susseguono ulteriori omicidi di camorristi, secondo il medesimo rituale, Nunziata continua la sua relazione con l’italo-americano Frankie Acquasanta, anche lui malavitoso alle prese con il grosso traffico di droga frattanto avviatosi a Napoli e regolato dal potente boss soprannominato ’O Tango e attorniato da un vero e proprio harem di donne. Sul punto di essere arrestato da Puglisi, anche ’O Tango viene ucciso, mentre Nunziata si trova a dover recuperare, con l’aiuto del ballerino Antonio che troverà la morte, il figlioletto Pummarulella caduto nel giro del piccolo consumo e spaccio di droga assieme ad altri ragazzini della sua età. A questo punto Nunziata si propone di scoprire la verità: la cantante Carmela, moglie di un imprenditore edile, socio di Acquasanta, ha deciso di porsi a capo di un gruppo di ‘madri-coraggio’ intenzionate a farsi giustizia da sole e vendicare i propri figli caduti nel giro della droga. Sono loro le assassine dei camorristi e a loro si unisce anche Nunziata, dopo la morte di Acquasanta che precipita dall’alto della Galleria Umberto I di Napoli a seguito di uno spettacolare inseguimento.  

Animato da un cast di attori radicati nella napoletanità (Isa Danieli, Franco Angrisano, Tommaso Bianco, Mario Scarpetta) - affiancati da astri nascenti della cinematografia contemporanea (Angela Molina, consacrata da Quell’oscuro oggetto del desiderio di Luis Bunuel; Harvey Keitel, Francisco Rabal) - e soprattutto dalle musiche di Tony Esposito e dai momenti coreografici di Daniel Ezralow (il ballerino Totò), il film riscosse ampi consensi da parte della critica. La protagonista Angela Molina fu premiata con il David di Donatello ed altri David furono assegnati alle musiche (Tony Esposito), alla fotografia (G. Lanci) e alla scenografia (E. Job); ad Isa Danieli andò invece il Nastro d’Argento come attrice non protagonista.

Come fa notare Cascone, la donna forte, temeraria e coraggiosa abita spesso la produzione filmica della Wertmüller, ponendosi al centro di un mondo al maschile del quale però non cerca mai di scardinare i princìpi. Le donne di Un complicato intrigo non lottano per un’idea né per ansia di emancipazione, essendo piuttosto archetipi mitologici della ‘madre’, della ‘donna meridionale’ o, più propriamente, della società matriarcale del Sud. È l’istinto materno ed il dolore a scatenare la loro silente ma violenta battaglia contro tutti quelli che, alimentando il mercato della droga, strappano loro i figli da difendere o vendicare. Alla società matriarcale di tipo orizzontale, che vede le donne fare fronte comune nella battaglia sociale e morale, si contrappone il verticalismo dei maschi malavitosi, come Franky Acquaviva, Babà Rocco e suo padre, il commissario, ciascuno svuotato dei propri valori (corrotti o meno che siano) e privi di obiettivi precisi. Si tratta, infatti, di camorristi-infami (per dirla con un termine ottocentesco) e non d’onore – un tipo quest’ultimo che si ravvisa in parte solo nel profilo del padre di Babà – pronti a sacrificare i propri figli e i figli della propria città per lucrosi guadagni, ma a ben vedere in realtà più che ‘infami’  – come suggerisce la Cascone – sono provocatoriamente e spregiativamente considerati ‘senza palle’ in ragione della siringa conficcata nei testicoli che segna i loro cadaveri.

La pellicola ritrae una Napoli disordinata, caotica, rovesciata sia per ciò che riguarda le azioni che gli ambienti in cui esse vengono compiute. Il paesaggio mediterraneo si fonde e si confonde con le inquadrature di vicoli, vecchi palazzi, terrazze disfatte ed assolate, tuguri e bassi che si contrappongono allo sfarzo delle case camorristiche, in un continuo cambio di punti di vista, ora dal basso ora dall’alto. Wertmüller anticipa l’immagine di Napoli-Gomorra (non priva di cumuli di immondizia) attraverso il particolare trattamento dei luoghi o degli oggetti sacri: dall’enorme crocifisso della pensione Broadway alla chiesa sconsacrata trasformata in scuola di ballo, in cui non si prega ma si danza al limite del tribalismo e si fa sesso.

Urlato, cantato e danzato, Un complicato intreccio è un film crudo col quale Wertmüller intende scardinare l’immagine oleografica di Napoli, i cui toni e i cui colori restano sì pittoreschi ma declinati nella tinta del lugubre. Gli omicidi che vi si compiono superano per ferocia, efferatezza e motivazioni intrinseche quanto raccontato dai gangster-movie hollywoodiani, dal momento che la camorra non si accontenta più dei guadagni della prostituzione e del contrabbando ma punta a quelli della droga, e quindi della morte della città e dei suoi figli, costringendo la regista a inveire e bestemmiare laicamente con le sue immagini. Contro il Male non può che l’amore delle madri, unite nelle immagini finali in un ideale corteo che duplica sullo schermo cinematografico l’immagine di un nuovo ‘quarto stato’ che cita esplicitamente la tela di Pellizza da Volpedo.  

Riportiamo, a conclusione di questa breve scheda, qualche brano di quanto la stessa Wertmüller ha espresso su Un complicato intreccio nella sua godibile autobiografia pubblicata presso Frassinelli nel 2006:

La cocaina si trova ormai a buon mercato e i denari facili hanno fatto, di un mare di ragazzini, distributori corrotti e corruttori. Un disastro di cui la mia amata Napoli è stata la vittima più facile e quella che ne ha sofferto di più. [...] Il mio sdegno, infatti, era ed è grande almeno quanto quello delle donne di Napoli, madri di quei bambini traviati a morte, che tentarono di riscattare l’orrore di quell’ignobile degrado.

A proposito del ragazzino che interpretò la parte di Pummarulella ricorda con affettuoso rammarico:

Selvaggio ed ignorante quello scugnizzo non parlava neanche l’italiano, ma era intelligentissimo, e imparò la parte in inglese. Faceva il personaggio di Pummarolella. Era così soddisfatto del proprio lavoro che ero sicura di averlo recuperato. Aveva avuto la prova che studiare dava molte più soddisfazioni che non fare mascalzonate per le strade. Qualche anno dopo, mentre giravo a Napoli Sabato, Domenica e Lunedì, mi dissero che un ragazzo aveva chiesto di me, lasciandomi poi un biglietto su cui lessi: «Un bacio da Pummarulella...». Era lui. Peccato, l’avrei incontrato con piacere. Passò del tempo e presto ebbi la notizia che era stato ucciso. Lo avevano «incaprettato»: appeso con mani e piedi legati a un’unica corda dietro la schiena. Credo per questioni di droga. Aveva solo diciannove anni. Lasciava una moglie di sedici e un figlio di pochi mesi. Mi sento colpevole di averlo restituito ai vicoli di Napoli (pp. 247- 48).

 

Scheda tecnica

Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti

Regia di Lina Wertmüller

Sceneggiatura di Lina Wertmüller con Elvio Porta

Scenografie di Enrico Job

Colonna sonora di Tony Esposito

Coreografie di Daniel Ezralow

Anno: 1985

Durata: 109 min.

Con: Angela Molina (Nunziata), Harvey Keitel (Frankie Acquasanta), Tommaso Bianco (Babà), Daniel Ezralow (il ballerino Totò), Paolo Bonacelli (’O Tango), Elvio Porta (Capitano Puglisi), Isa Danieli (Carmela), Francisco Rabal (’O Guaglione), Franco Angrisano (Terremoto), Mario Scarpetta (il femminiello Rosa).

 

Bibliografia essenziale

Claudia Cascone, Il Sud di Lina Wertmuller, Napoli, Guida, pp. 74-83

Link esterno

http://www.artistdirect.com/video/camorra/54966