Sergio Corbucci,La mazzetta, a cura di Armando Rotondi



into paradiso

Sasà Jovine (Nino Manfredi) è un avvocaticchio napoletano che si occupa delle più disparate faccende. Tra i suoi clienti anche un ricco speculatore edilizio, Don Michele Minetti (Paolo Stoppa). Questi lo incarica di ritrovare la figlia misteriosamente scomparsa, insieme a dei compromettenti documenti contenuti in una cartellina rossa e in possesso della giovane. In cambio di una ricca “mazzetta”, Sasà accetta, ma il compito che deve svolgere si rivela tutt’altro che facile. Una serie di omicidi, a partire da quello della moglie di Don Michele, si presenta sul suo percorso ed egli viene tallonato con insistenza da un “guappo” in affari con Don Michele e dai suoi uomini, che sono alla disperata ricerca dei documenti.

Basandosi sull’omonimo romanzo di Attilio Velardi, il regista Sergio Corbucci realizza un film di ottima fattura, dal ritmo frenetico e con un grande cast di attori. Nino Manfredi, nella parte del protagonista, svolge il ruolo con grande gigioneria e risulta perfetto come piccolo faccendiere in fondo onesto. Paolo Stoppa disegna bene un personaggio davvero sgradevole e cinico. Ugo Tognazzi interpreta con classe il Commissario Assenza, forse il più interessante dei tre principali. Il Commissario Assenza, incaricato delle indagini, rappresenta un ufficiale di polizia ligio al dovere e, allo stesso tempo, disilluso, quasi senza speranza nei confronti delle istituzioni politiche e perfettamente conscio del funzionamento del sistema.

A ben guardare, il film di Corbucci si sviluppa su due piani narrativi paralleli: da un lato il giallo passionale, con le vicende che hanno portato la figlia di Don Michele a sparire; dall’altro nelle peripezie relative ai documenti scomparsi, abbiamo la descrizione di un sistema affaristico corrotto, fatto di connivenza tra imprenditoria, malavita e politica. Il socio in affari di Don Michele, Nicola Casali, ci viene mostrato, infatti, come un vero e proprio “guappo” d’altri tempi, con scagnozzi al seguito, pronto a corrompere e soprattutto a usare la violenza per ottenere quello che vuole. Si prenda ad esempio il primo incontro con Nino Manfredi, in una scena che, probabilmente, è tra le più famose del cinema di intrattenimento italiano e della filmografia di Corbucci. Si tratta della “tortura” che vede Sasà costretto a mangiare chili di spaghetti al nero di seppia, sino a quando egli non consgeni i famigerati documenti.

A differenza del successivo Giallo napoletano (1979), dove Napoli è descritta fuori dai canoni, in La mazzetta Corbucci utilizza molto del folklore e degli stereotipi propri della città campana, a partire dalle musiche di Pino Daniele, che nello stesso anno esordisce anche con la sua prima fatica discografica. Interessante, sicuramente, la scena conclusiva della pellicola in cui un evidente stereotipo, quello dei vari cittadini napoletani che, per strada, dai bassi e dai balconi, parlano e “si impicciano” dei fatti di cronaca che hanno avuto come protagonista Don Michele, si accosta ad un finale amarissimo. Sasà e il Commissario Assenza si ritrovano, nel mezzo di un rumoroso vociare, seduti al bar, con i famosi documenti che potrebbero smuovere la classe politica italiana se consegnati alla stampa, come è intenzione di Sasà. Ma Assenza è ben conscio che nulla avverrà e che il sistema non può essere cambiato. Così i famosi documenti trovano tutt’altra utilità: sotto il piede più corto del tavolino traballante, dove i due sono seduti a prendere il caffè.

 

Scheda tecnica

La mazzetta

regia di Sergio Corbucci

con Nino Manfredi, Paolo Stoppa, Ugo Tognazzi, Marisa Laurito

produzione Italia, 1978

durata 110 minuti

 

Bibliografia essenziale

C. F. Venegoni, La mazzetta , in “Cinema 60: mensile di cultura cinematografica”, a. 1978, v. XVIII, n. 121 mag.-giu. 1978, pp.  62-63.