Dire camorra oggi. Forme e metamorfosi della criminalità organizzata in Campania


Autore:
a cura di Giacomo Di Gennaro e Domenico Pizzuti
Casa editrice: Alfredo Guida Editore
Anno: 2009
Genere: Saggistica

Recensione di Fiorina Izzo


tango criminale

"Che cosa evoca la parola camorra in ciascuno di noi, singolarmente e nella nostra società?" Questo l'interrogativo che fa da sottofondo al volume curato da Di Gennaro e Pizzuti. L'intento è offrire uno studio analitico e completo sulla criminalità organizzata campana, mostrandone le forme proprie e le particolarità. Questa  «conversazione multidisciplinare  fra  un  magistrato  ed  un  sociologo» si apre con un'introduzione di tipo teologico-morale, perché si avverte «il bisogno di intensificare l'approfondimento di un fenomeno storico-sociale di criminalità la cui rilevanza economica, politica e non di meno per molti anche culturale resta ancora inspiegabilmente forte e altera il vivere civile, la sicurezza della vita nei nostri luoghi e mortifica la storia di un'intera nazione» (p.23). Conseguentemente è doveroso un dibattito forte e veritiero sul problema criminalità organizzata ed al tempo stesso «un interrogarci su di noi, sul nostro essere sociale, sulle conseguenze individuali e collettive di un consenso diffuso e interclassista alle mafie e al loro sistema di relazioni e potere» (p.10). Ecco allora che bisogna non nascondere il problema ma, al contrario, ammetterne l'esistenza, parlarne alle giovani generazioni affinché si indaghino in toto queste "strutture di peccato",  attraverso  l'ausilio  di una riforma  morale,  ossia una riforma che abbracci ogni  aspetto  della  vita  pubblica ed  una  nuova  legislazione al fine di ricostruire l'idea  di democrazia e di civiltà, da momento che  più  di  un  nuovo stato occorre -  sottolinea Francesco Forgione nella Prefazione - maggiore Repubblica, cioè c'è bisogno di condividere valori, principi, opportunità, diritti.

Da cosa  allora è caratterizzato il cartello criminale campano? Quali le specificità della camorra, la sua struttura, natura? É possibile pensare ad una società criminale sempre uguale a se stessa o è sottoposta a metamorfosi e cambiamenti interni? Un primo dato oggettivo è l'essere parte di una società malata nel fondo del suo essere e se in passato Cosa Nostra (ma anche la stessa Camorra) contattava direttamente la polizia per accumulare ricchezze, favori, oggi si assiste ad un capovolgimento: è la politica stessa ad avere bisogno delle mafie e della camorra «perché non può prescindere dal consenso sociale che esse producono sul territorio» (p.8). La camorra moderna è una camorra imprenditoriale che investe nei propri guadagni. Innanzitutto, le organizzazioni criminali si muovono con massima efficienza a livello internazionale perché alleate con stranieri ma al tempo stesso non disperdono l'impegno sugli interessi locali. Da tutto ciò, acquisiscono maggiore forza poiché agiscono su un doppio fronte, delineandosi così quell' intreccio tra “globale” e “locale” da più parti sottolineato nel volume e che costituisce il vero volto del cosiddetto “Sistema”. Spesso poi le associazioni camorristiche sfruttano le vecchie reti commerciali dei «magliari e dei contrabbandieri di sigarette per far passare stupefacenti e merci contraffatte di ogni tipo, con una compiuta unificazione di mercati illegali prima separati sotto il controllo delle bande di camorra» (p. 29). I loro legami o alleanze con altrettanti cartelli criminali transnazionali, danno loro opportunità di acquisire droga direttamente nel Paese produttore (Perù, Equador, Brasile, Colombia) senza ricorrere ad intermediari. Il tutto comporta maggiori introiti senza alcun costo. Ed inoltre la rete di alleanze si amplia sempre più se consideriamo le unioni operate col banditismo e l' illegalità diffusa, per cui i confini diei suddetti “tre settori” divengono sempre più evanescenti. Ciò dipende dal fatto che le organizzazioni criminali da sempre controllano tutte le attività illecite poste in essere sul territorio di competenza. Non è da sottovalutare poi le pressioni che la criminalità organizzata esercita – specie negli ultimi anni- su imprenditori cosiddetti “puliti”. E non lo fa per fini estorsivi ma per indurli a fungere da schermi per operazioni di riciclaggio e di investimento di capitali illeciti, spesso ricorrendo al finanziamento abusivo degli imprenditori e a tassi vantaggiosi.                
Con questo escamotage i clan acquisiscono risorse economiche pulite sottoforma di tangenti e, parallelamente, l'occasione di reimpiegare dei proventi illeciti, di gestione concordata dei subalppalti. Il delitto allora non è – secondo un pensiero dominante – esclusiva espressione di marginalità, miseria, privazione sociale ma è a pannaggio di tutti, compresa la moderna borghesia “camorristica”, la quale agisce esclusivamente per se stessa, consapevole probabilmente che la cittadinanza onesta non riesce a comprendere l'aspetto criminoso del suo operato né a valutare il reale “costo sociale”, superiore al corrispondente della criminalità comune. Quali azioni o strategie allora da mettere in atto per arginare il fenomeno camorristico, tenendo ben presente altresì la collusione Stato-mafie? Proposte vengono avanzate da Franco Roberti, ora ex capo della DIA di Napoli, e dall'ex Prefetto, Alessandro Pansa, per il quale bisogna individuare e aggredire i patrimoni, le ricchezze dei clan, indagandone i modi con cui sono stati raggiunti. Agire, dunque, tenendo in considerazione la tutela della sicurezza cittadina ma per un'ottimizzazione dei risultati c'è anora molto da lavorare. Sta di fatto che la camorra ha radici profonde in Napoli e nell'intero territorio campano, ieri come oggi e col tempo ha costruito sempre più un impero colossale, varcando i confini regionali e nazionali. Il business della camorra, i suoi malaffari, le sue attività sono state sondate ed espresse da Roberto Saviano in Gomorra. Certamente, qualsiasi riflessione che abbia come oggetto la camorra può far pensare, in particolare dopo la il successo del citato best-seller, che si persegua un fine mediatico. Perchè Gomorra è stato un fenomeno mediatico, tradotto in numerose lingue tra cui l'inglese e senza dimenticare le transcodificazioni teatrale e cinematografica. Proprio i “Gomorrah Effects” sono al centro del saggio della docente Flavia Cavaliere che tenta di indagare cosa del libro di Saviano sia stato messo in risalto, analizzando non solo dal punto di vista squisitamente linguistico le traduzioni in lingua inglese del libro, valutandone l'impatto all'interno delle comunità di lettori anglofoni, e se si sia registrata una nuova percezione dell'Italia e del fenomeno camorra. Se di camorra si è sempre scritto e parlato, tuttavia è proprio all'indomani di Gomorra che si è animato nuovamente il dibattito, anche via web. “Camorra on-line” è il titolo del saggio della giornalista del Corriere del Mezzogiorno Chiara Marasca che, disaminando venti opere inerenti la camorra, entra nel vivo del “gomorrismo”, analizzando qualitativamente le informazioni filtrate dai mass-media sull'argomento.

“Dire camorra oggi” allora significa voler guardare la nostra società, identificando ciò che vi è di negativo e chiamando per nome quanto vediamo, vuol dire cercare di uscire da quell'inferno quotidiano, o come asseriva Italo Calvino nelle sue Città invisibili -  “cercare chi e cosa in mezzo all'inferno non è inferno”. Bisogna quindi interrogarsi del nostro presente, perché noi tutti ne siamo parte integrante. Indagare la nostra società e i suoi mali, partendo dalle piccole cose quotidiane al fine di raggiungere il Bene comune: «come cittadini» infatti «bisogna aprire gli occhi» sulla realtà, svelarne il male per debellarlo. Per far ciò, però, è necessario - suggerisce De Gennaro -  trovare in noi “il gusto per la legalità”, quel gusto che ci coinvolga in prima persona in quel che è ‹‹il nostro raggio di presenza e di azione, assumendo sempre più le nostre responsabilità di cittadini, precisando sempre meglio il contributo che anche noi possiamo e dobbiamo dare, stimolando e rafforzando nuovamente il nostro desiderio e impegno per una società migliore e fornendo alternative concrete nel mondo del lavoro» (p.28). Perché giustizia e legalità non siano pura utopia ma la norma primaria e vigente nella società odierna e in quella futura, con l'auspicio che “certi orrori non abbiano più a ripetersi” (Giovanni Falcone).