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Nota bio-bibliografica di Giuseppe Castellano
a cura di Fiorina Izzo


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a ’E guappe a Vicaria


Scarsissime le notizie bio-bibliografiche su Giuseppe Castellano. Elementi utili per una ricostruzione – seppur breve e minimale – del suo profilo derivano dalle opere che circolano sotto il suo nome.

Vissuto a Napoli tra la fine dell’Ottocento ed il primo ventennio del Novecento, probabilmente fu un copista, adattatore e versificatore, nonché uomo di teatro.

Un gruppo di canzoni, presentate al Festival di Piedrigrotta e conservate presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (sezione Lucchesi Palli) ed edite dal napoletano Raffaele Izzo, lo indicano come autore. Durante la Piedigrotta del 1897 fu presentata la canzone A farenara, «eseguita con grande successo», con le musiche di Pasquale Gramegna e dedicata  «al distinto Magistrato Antonio Melchionne» (carta 1). Raccolte in Piedigrotta 1898. Canzoni popolari Napoletane. Premiate (R. Izzo, Napoli, 1898) sono altre due canzoni di Castellano: Angelarosa (dedicata alla cugina Ester Pambianco)  e  Ammore a mare. ’E napulitane  («in dedica alla simpatica artista Carmen Moretti»), musicate rispettivamente da Giuseppe Chiarolanza e da Carmine Giordano. Sempre la coppia artistica Castellano (versi) e Chiarolanza (musica) è autore della canzone Uh - che te voglio fa, in dedica «alla capricciosa signorina A.G..». Tra le canzoni del Chiarolanza (Canzoni popolari per Canto e Pianoforte, edite a stampa da Izzo), troviamo ’O Lariulà, inno della “bellissima” Nanninella e dedicato «alla gentile Maestra Anita Seganti». Tema centrale dei versi è sempre l’amore per una donna, musa ispiratrice del poeta, come testimonia la cosiddetta «tarantella napolitana» dal titolo Mme sento friccecà, con musica di Luigi Guida, anch’egli collaboratore del Castellano e musicista dei versi della ‘canzonetta buffa’ È Moda, è bonton,  dedicata «Al bravo artista Eduardo Starace» e della ‘serenatella doce’ Chiappariello. Al 1910, infine, risale la canzone per canto e pianoforte, Don Fabrizio.

 

Sul versante teatrale è possibile segnalare l’esistenza, presso le raccolte teatrali napoletane, di cinque copioni di Giuseppe Castellano:

 

-                   A signora d' ’a carruzzella, ‘riduzione’ in «tre atti comicissimi» per la Primaria Compagnia Dialettale di Luigi De Martino;

-                   la «nuovissima commedia di Giuseppe Castellano» Nu zeffunno de guaie, in quattro atti, il cui protagonista è Sciosciammocca;

-                   Nu garofano russo, «un atto drammatico napolitano tradotto dal Cav. Giuseppe Castellano». Il dramma è tratto da  Il Garofalo di Ugo Ojetti, atto unico in chiave drammatica recitato per la prima volta nel 1905 a Torino dalla Compagnia Talli-Gramatica- Calabresi (edizione in "La Lettura", aprile 1905), lungamente ripresa da Petrolini in un suo adattamento romanesco e da G.. Grasso in una riduzione in dialetto siciliano  (Enciclopedia dello Spettacolo, VII, p. 1303);

-                   ’E guappe ’a Vicaria, atto unico;

-                   A fina d' ’a carogna o ’O marito, «Scene drammatiche in un atto in versi – comico».

 

Le due ultime commedie indicate sembrano avere in comune alcuni personaggi, quali  Tore e Biase, ma soprattutto risultano preziose per la presenza, all’interno dei copioni conservati presso la Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli, di ‘minute’  da cui poter trarre ulteriori informazioni.

La cartella contenente il copione A fina d' ’a carogna o ’O marito custodisce, infatti, tre fogli sciolti da cui è possibile trarre qualche ulteriore notizia sull'identità del Castellano. Si tratta di fogli scritti a matita, di ardua leggibilità, vergati da mano ignota (si può ipotizzare che siano appunti del proprietario del copione, tale “M. Celentano”. Si viene così a conoscenza che la commedia fu pubblicata «sul giornale Il PubblicistaO marito, di cui il Castellano è direttore)». Ed inoltre si legge: «Questo Castellano è anche l'arrangiatore dei romanzi a forti tinte pubblicati dal Roma…che li adatta a spettacoli teatrali per la Compagnia del Teatro Fiorentini». Continuando la lettura, resa difficile per l'usura della carta e delle macchie d'inchiostro presenti , si legge: «Nel 1914 è nominato Sub-Agente del Commendatore Ricordi proprietario di produzioni teatrali francesi e lo stesso Castellano diventa anche subagente della federazione degli artisti drammaturghi e delle loro opere. Ma operajo dell'Arsenale nel furor della Guerra 1915 a 1919 viene traslocato a Taranto».

Ulteriori dati  sul Castellano potrebbero ricavarsi da un’attenta disamina di tutte le opere a lui attribuite. Si segnala, a tal proposito, la presenza nell'archivio Eduardo De Filippo della Biblioteca di Storia Patria, di due copioni che lo indicano come autore. Si tratta della commedia in tre atti Il mondo è fatto a scale... e Il fatto fu di sera, un  «originale», a cui successivamente sembra essere stato aggiunto il titolo di  Cameriera a tutto fare.

Il tutto, analizzato, aggiungerebbe nuovi e preziosi tasselli per conoscere l'attività e l'opera di questo artista, avvolta al momento nell'ombra del mistero.

 

 

Bibliografia essenziale

Le suindicate notizie sono frutto di indagini presso la Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli.