Per amore delle bionde


Autore:
Donatella Gallone
Casa editrice: Suk. Libri
Anno: 2005 e 2010
Genere: Romanzo/inchiesta

Recensione di Vincenzo Caputo


per amore delle bionde

Scritto tra il 2001 e il 2002, il libro di Donatella Gallone Per amore delle bionde. Uno scugnizzo a passeggio con i boss è stato pubblicato soltanto nel 2005 (con prefazione di C. Martelli) da una piccola, ma tenace, casa editrice (Suk. Libri) e riproposto dalla stessa casa editrice più recentemente nel 2010 (con prefazione di F. Imposimato). Impegnata in ricerche sul processo Cuocolo, l’autrice-giornalista Gallone ha conosciuto un contrabbandiere di sigarette, i cui ricordi e testimonianze sono risultati preziosi per ricostruire circa “mezzo secolo di camorra” (secondo la dicitura della copertina del 2010). Inizialmente tali testimonianze si sarebbero dovute concretizzare in un’appendice proprio alla ricostruzione del processo Cuocolo. Superata un’iniziale diffidenza, Gallone ha però deciso, spinta dalla grande quantità d’informazioni ricevute, di dare vita a un libro autonomo.

In tal senso l’Autrice tende a riproporre i documenti raccolti, dando a essi un preciso sviluppo narrativo. Nomi, fatti e circostanze evidenziate finiscono per restituire al lettore uno spaccato della Napoli di Cutolo, Alfieri, Galasso, e per ripercorrere, così, 50 anni di storia malavitosa, dal dopoguerra fino agli anni ’90. Ne viene fuori un ambiente, quello partenopeo, dove, nel complesso, lecito e illecito risultano spesso vischiosamente mescolati. Il protagonista del libro è Ciro, uno scugnizzo della Sanità, il quale vive una scalata che dai primi piccoli furti lo porta al contrabbando e poi alla latitanza. Ci troviamo, dunque, di fronte a un libro, nel quale l’intreccio tra fictio e realtà risulta fortissimo. Per amore delle Bionde è un’inchiesta e, nello stesso tempo, un romanzo con una propria dimensione letteraria. Gallone, infatti, decide di adottare, dal punto di vista narrativo, l’ottica (illegale) del protagonista. Il giudizio sulle azioni di Ciro è, così, lasciato al lettore, il quale è “portato a spasso” nell’itinerario mentale di un camorrista e delle sue battaglie spesso solo illusoriamente vincenti. Infatti, grazie all’escamotage narrativo della lettera posta a conclusione del romanzo-confessione, è possibile comprendere come la ricostruzione delle vicende biografiche del malvivente Ciro rappresenti, in realtà, un sorta di bilancio esistenziale marcato dai tratti del completo fallimento.

La penna della Gallone riesce, attraverso quest’opera, a fissare nella scrittura la storia di uno dei tanti personaggi, neppure principali, che si agitano sullo scenario camorristico. Il lettore, in tal senso, saluta il libro con l’amara consapevolezza di quanto sia labile il discrimine tra la scelta – illegale – di Ciro e quella – legale – dei tanti altri Ciro napoletani.