Giovinezza


Autore:
Francesco De Sanctis
Casa editrice: Mephite
Anno: 2006
Genere: Autobiografia

Recensione di Vincenzo Caputo


de sanctis

Come molti dei suoi futuri colleghi, anche il giovane, e squattrinato, Francesco De Sanctis dovette dedicarsi alle “ripetizioni private” e anche lui dovette vivere la fregatura di lavorare senza essere poi retribuito. Divenuto maestro di un “tal C…”, che promise di pagarlo alla fine dell’anno, il futuro ministro finì infatti per essere apostrofato con alcune “villanie” e “minacce”, quando cercò di riscuotere la cifra dopo la prestazione, gratuita, dell’intero anno. “Cosa volete? Gli è un camorrista”, si sentì ripetere da “tutti”. L’arroganza del tale e l’indifferenza della gente lo irritarono a tal punto da spingerlo a sfogarsi verbalmente con quell’uomo di passaggio per via San Sebastiano. “Quello per me fu uno sfogo – dichiara –, mi sentii più leggiero”.

È questo un episodio che il De Sanctis ricorda nella sua “Giovinezza”, edita di recente dalla casa editrice Mephite a cura di Dante Della Terza (2006), professore emerito dell’Università americana di Harward. Dettati alla nipote Agnese tra il 1881 e il 1882 poco prima della morte, i ricordi autobiografici di De Sanctis rappresentano sicuramente uno dei testi centrali nel panorama della scrittura memorialistica del secondo Ottocento. È una centralità che si esplica innanzitutto nei modi narrativi. Nell’opera assistiamo, come sottolinea Della Terza, alla “riduzione a grado zero del presente” e alla descrizione del passato identificato «con le cose vissute hic et nunc, giorno dopo giorno”. L’episodio delle “lezioni private” diviene, quindi, esemplificativo di un procedimento scrittorio che, per descrivere un’esistenza, si basa sul racconto di un particolare evento di quella esistenza e sulle riflessioni che quell’evento genera.

Non stupisce, quindi, che a fare da sfondo all’autobiografia sia il Meridione d’Italia (De Sanctis era nato a Morra Irpina) e, in particolare, la città di Napoli con i suoi problemi e le sue ataviche ferite. Per un fanciullo venuto dalla provincia, Napoli però è soprattutto, in periodo preunitario, la città del re Ferdinando II. A lui si rivolge supplichevole la nonna di De Sanctis (nelle pagine iniziali dell’opera), insieme al piccolo nipote, per implorare la grazia di Pietro e Giuseppe De Sanctis. La grazia arriverà nel 1830. Diciotto anni dopo, però, quel piccolo fanciullo sarà in piazza, insieme ai suoi allievi, per tentare inutilmente di rovesciare il regime borbonico.