LEI (Lessico Etimologico Italiano)


Autore:
Max Pfister e Wolfgang Schweickard
Casa editrice: Commissione per la Filologia Romanza
Anno: 2006
Genere: 
Vocabolario etimologico


Recensione di 
Andrea Canonico



lessico

Nel fascicolo 86° (vol. X) del LEI (Lessico Etimologico Italiano), edito per incarico della commissione per la Filologia Romanza da Max Pfister e Wolfgang Schweickard, si analizza la voce “camorra”. Partendo dall’etimologia del termine, si ha in questo numero l’occasione di ripercorrere tutta la storia della parola “camorra”, tristemente nota a tutti e legata alla più stringente attualità.

A tal proposito, si scopre che, nel dialetto napoletano, essa assume il significato di “guadagno, taglia, compenso indebito che un intermediario riscuote dalle persone interessate ad un affare”, ma all’origine di tale termine vi è il sostantivo napoletano “gamorra”, “luogo dove si gioca d’azzardo, bisca”. Procedendo nell’analisi, poi, la parola si carica di sfumature diverse nella varie zone della Penisola, come nella voce ligure “camurra”, col significato di “frode, imbroglio”, o in quella emiliano-occidentale “camòra”, ad indicare “fracasso, baccano, confusione, in special modo quello che fanno gli scolari quando non c’è il maestro”. Ancora poi, in veneto meridionale, “camora” con l’accezione di “azione prepotente, sopruso, sopraffazione, ricatto” o, nel senso di “guadagno illecito negli affari pubblici”, nella voce “camorre” della zona di Bitonto.

Da questi diversi significati a quello maggiormente noto di associazione per delinquere, ci si trova, poi, di fronte a delle vere e proprie curiosità linguistiche, come nell’accezione apulo-barese di “furtarello sul conto della spesa”. In Abruzzo “fare la camorra” indica “l’agire in modo che un giovane di un altro paese non sposi una ragazza del proprio”, ma nell’italiano gergale la stessa espressione equivale a “fare la parte del leone”. Tutta una serie di parole, poi, sono nate dal termine originario di camorra, da “camorra”, prepotenza, a “camorrismo”, atteggiamento tipico del delinquente, da “camorristessa”, donna appartenente all’organizzazione, fino a “camorristeggiare” o “camorrare”, ad indicare l’atto di compiere soperchierie.

Insomma, pur nelle diverse sfumature linguistiche e di significato, ancora una volta, anche dal punto di vista etimologico, questa parola, quotidianamente legata a fatti di sangue raccontatici dai media, viene messa in relazione ad un atteggiamento prevaricatore, ad un’idea di imbroglio, alla volontà di ottenere qualcosa per sé a danno degli altri.