Ferdinando Russo e la costruzione dell'immaginario di massa sulla camorra
di Amato Lamberti   


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Abstract

Amato Lamberti si rivolge ai testi letterari, ma con il punto di vista del sociologo che gli è proprio, così che la sua indagine mette in luce il consolidarsi di stereotipi sulla città e i suoi abitanti e sulla stessa camorra a partire proprio dai romanzi, dalle poesie, dai lavori teatrali e dagli stessi articoli giornalistici.
Lamberti individua nei romanzi di Francesco Mastriani una galleria di personaggi, intrecci, situazioni che saranno continuamente riciclati nel racconto della città e dei suoi mali. Si consolida così, come dice Lamberti, una costruzione letteraria deformata della realtà napoletana, che ancora prima della divulgazione attraverso le informazioni giudiziarie, le inchieste e gli atti processuali, offre anche una precoce rappresentazione della camorra, in particolare per quanto riguarda origini, usi e costumi, riti e gesta, codici, regolamenti, statuti dell'onorata società. Si forma così un vero e proprio filone letterario, nel quale confluiscono racconti, romanzi, poesie, opere di teatro, canzoni, studi di antropologia e sociologia criminale, storie di vita, saggi giornalistici, rapporti ministeriali.
Ne deriva una costruzione dell'immaginario collettivo sulla camorra e Lamberti illustra i momenti di ripetizione e di variazione di questi luoghi comuni dell'immaginario, collegandoli ai testi letterari di maggiore impatto sul pubblico. Lamberti dimostra come un decisivo cambio di prospettiva sia conseguente alla descrizione dei ceti marginali e camorristici fatta da Ferdinando Russo, riconoscendogli la capacità di far passare i suoi testi poetici, letterari, saggistici, come registrazioni della realtà, osservata attraverso un'immersione costante e in prima persona nel mondo della malavita, diversamente da quelle che erano state elaborazioni letterarie di altri autori.
Con Ferdinando Russo, secondo Lamberti, camorra e camorristi, diventano icone di una narrazione e di una rappresentazione che si riprodurrà, da allora in poi, praticamente sempre eguale, almeno a livello di immaginario collettivo.