"Il camorrista" di Giuseppe Marrazzo (1984)
di Vincenzo Caputo   


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Abstract
Se la camorra può essere rappresentata da una rifrazione di punti di vista, tra loro antitetici come la passione laica della morale civile contro l'epicizzazione e la strisciante esaltazione dello stile di vita camorristico, è utile comparare, con la freddezza dell'analista, alto e basso, dentro e fuori dei racconti di camorra, a partire dal racconto del sé che fanno proprio gli uomini di camorra.
Vincenzo Caputo prende in esame proprio le strutture narrative della biografia di un capo carismatico della nuova camorra, Raffaele Cutolo, raccolta dal giornalista Giuseppe Marrazzo. Viene notata qui la volontà del giornalista di mettere in risalto con valore esemplare i modi, i tempi e i luoghi dell'ascesa e del declino di Cutolo, con la scelta di assumere completamente, all'interno del testo, l'ottica cutoliana di autoesaltazione. Prende forma così quella fama e quella mitizzazione di Cutolo che si riflette anche nella versione cinematografica della biografia, e questo modo di scrivere storie di vita si infiltra anche in altre biografie di camorristi, come modalità narrativa e retorica di attribuzione di valori positivi, di cui Vincenzo Caputo riconosce una radice nei documenti raccolti nell'Ottocento da Marc Monnier per Salvatore De Crescenzo.