Abel Ferrara, Napoli Napoli Napoli, a cura di Armando Rotondi



napoli napoli

Prodotta da Minerva Pictures, Pier Francesco Aiello, Figli del Bronx, Massimo Cortesi, Luca Liguori e Pietro Pizzimento, Napoli Napoli Napoli è una pellicola dalle nobili intenzioni, nata dall’incontro tra il regista americano Abel Ferrara e Gaetano Di Vaio, ex-microcriminale napoletano, attualmente impegnato nel sociale. I risultati lasciano, tuttavia, perplessi.

Il progetto iniziale prevedeva solo una serie di interviste realizzate nel carcere femminile di Pozzuoli, ma il regista, colpito dalle dichiarazioni delle detenute, dense di amarezza e fatalismo, ha deciso di innestare sulle loro storie di vita tre diverse narrazioni, sceneggiate da Peppe Lanzetta, Maurizio Braucci e dallo stesso Gaetano Di Vaio. Il documentario originario diventa così un docu-drama, tipico del mondo anglosassone, con tre vicende di fiction che si intercalano nel tessuto principale delle interivste: Di Vaio, con la sua sceneggiatura, rielabora la propria esperienza personale di detenuto; Braucci mostra una storia di crescita che passa attraverso un battesimo di sangue; Lanzetta, infine, dà vita ad un dramma familiare a forti tinte dove si alternano violenza, speranza e vendetta.

La perplessità per la pellicola nasce proprio da questo ibridismo forzato, in cui sembra che Ferrara abbia davvero voluto strafare, mentre, invece, la semplicità delle interviste alle detenute sarebbe bastato per dare un ottimo risultato. La parte documentaria è infatti toccante, intensa, con i volti delle donne carcerate e le loro diverse storie. Gli innesti di finzione spezzano tale intensità e risultano quasi noiosi. Fatto sta che con Napoli Napoli Napoli Ferrara vuole fare qualcosa di importante e che sia importante per tutto il mondo, tranne, ironicamente, per l’Italia, come afferma egli stesso durante i primi minuti della pellicola. Il regista vorrebbe raccontare le zone d’ombra di una città che ha nel chiaroscuro la sua nota chiave, come ben ci mostra Vincent Monnikendam nel suo meraviglioso Le anime di Napoli, ma pecca nel voler alternare troppi registri alla sua “narrazione”. Ferrara vuole realizzare un documentario impressionista, in cui la realtà raccolta e ascoltata viene da lui rielaborata e riformulata, ma non ci riesce.

Il cineasta, e con lui Di Vaio, si interroga sulla camorra e chiede alle carcerate di parlarne. Esiste la camorra? Può essere debellata? Le risposte non lasciano indifferenti: “La camorra siamo noi”, afferma una delle detenute. Ancora si domanda ad un’altra: “Hai mai letto un libro?". Anche in questo caso la risposta è emblematica: "Sì, ne ho letto uno sulla camorra, si chiama… Go… Gomorra". E continua ancora la stessa donna sempre riguardo libro di Roberto Saviano: “Volete sapere se è vero? Sì... sì, è vero”.

Napoli Napoli Napoli non è totlamente riuscito e risulta anche deludente rispetto ai precedenti lavori del regista che, in una città molto vicina sia materialmente che poeticamente al suo mondo come Napoli, avrebbe potuto realizzare un capolavoro.

Restano tuttavia queste testimonianze di donne che lottano illegalmente per andare avanti, che rubano, che picchiano, disperate, ragazze madri, spacciatrici, che fanno parte di un sistema di cui, in molti casi, sembrano consapevoli e che sembrano vivere con rassegnazione.


Scheda tecnica

Napoli Napoli Napoli

regia di Abel Ferrara

soggetto di Gaetano Di Vaio

sceneggiatura di Gaetano Di Vaio, Peppe Lanzetta, Maurizio Braucci

con Peppe Lanzetta, Salvatore Ruocco, Shanyn Leigh, Ernesto Mahieux, Luca Lionello

produzione Italia, 2010

durata 102 minuti