Nanni Loy, Scugnizzi, a cura di Armando Rotondi




scugnizzi

Al Teatro San Carlo di Napoli va in scena Scugnizzi, spettacolo musicale, interpretato da una trentina di ragazzi detenuti nel carcere minorile di Nisida, sotto la guida di Fortunato Assante (Leo Gullotta). Fortunato Assante è un mediocre impresario e uomo di spettacolo. Spinto dalla necessità di soldi per pagare un creditore, trova lavoro presso l’istituto di Nisida, proponendosi di una recita interpretata da alcuni dei giovanissimi detenuti, tutti fra i 14 e i 18 anni. Durante il periodo di prove, Assante è sempre più coinvolto dalle dolorose vicende reali degli scugnizzi. Ci si sofferma su alcuni di loro: Beniamino ha scippato Assante di una grossa somma, ma questi ritira la denuncia, anche per evitargli un'adozione, che il ragazzo rifiuta;  “o Nonno” è un ritardato mentale, protetto dai compagni, il quale sta per compiere 18 anni e che deve prendere parte allo spettacolo per evitare d'essere rinchiuso nel carcere per adulti di Poggioreale; Cazzillo è un bambino che spaccia droga per la strada; Gennarino ha rifiutato di compiere un omicidio, per il quale la camorra gli avrebbe dato un posto di lavoro; Salvatore ha commesso invece uno “sgarro” ed è per questo in serio pericolo, ma vorrebbe comunque prendersi cura della giavane prostituta cui è legato. Assante si affeziona ai giovani e riesce ad ottenere per il loro spettacolo il Teatro San Carlo. La sera della rappresentazione, i parenti degli attori seguono emozionati lo spettacolo dal loggione, i notabili cittadini nei palchi e in platea subiscono le ironiche accuse contenute nelle canzoni. Fortunato riceve il denaro pattuito e, da parte di Salvatore, ne dona parte alla giovane prostituta, così da poter tornare al suo paese. Ma ella è ignara che Salvatore è stato ucciso in teatro dalla camorra. La pellicola si conclude con grande amarezza:  l'ambulanza porta via il corpo di Salvatore, ma la città non vi fa caso perché in delirio per la vittoria della Coppa Uefa, come nessuno bada agli scugnizzi, prima applauditi, che risalgono nel cellulare per tornare al riformatorio.

Attraverso le singole storie dei ragazzi, rappresentate per quadri, il film porge allo spettatore un acuto punto di vista sulle difficili tematiche della camorra e del disagio giovanile nel capoluogo partenopeo. Come ben afferma Morando Morandini, nella sua scheda critica all’interno del Dizionario dei film, ci si ritrova di fronte ad una sorta di A Chorus Line partenopeo in cui si mescolano diversi piani narrativi. Nota Gian Luigi Rondi, nella sua recensione apparsa su Il Tempo del 13 ottobre 1989, che la pellicola si sviluppa su ben tre livelli che si intersecano: “Una rappresentazione al San Carlo di uno spettacolo ballato e cantato, organizzato dai giovanissimi reclusi del riformatorio di Nisida; le vite, prima, di parecchi di quei reclusi; un momento in cui, venuti a mancare certi finanziamenti, i ragazzi, sotto la guida di un regista-impresario, si mettono a cercare tutto quello che possono – strumenti musicali, vestiti, parrucche –perché lo spettacolo possa svolgersi egualmente”.

Scugnizzi si discosta dal mondo della sceneggiata e si fa musical vero e moderno, pur essendo un lavoro distante dall’essere perfetto. Sicuramente rappresenta una pellicola diventata di culto e che ha avuto un seguito davvero notevole, essendo alla base dello spettacolo teatrale C’era una volta… Scugnizzi di Claudio Mattone (autore delle musiche sia dal film che dello spettacolo teatrale) ed Enrico Vaime. Andato in scena per la prima volta nel 2002 con Sal Da Vinci al Teatro Augusteo di Napoli, C’era una volta… Scugnizzi diventa rapidamente un fenomeno di costume, con repliche e nuove edizioni tutt’ora in corso che lo portano ad essere il musical di più grande successo nella storia del teatro italiano. La trama differisce da quella del film di Nanny Loy. Nella pellicola del 1989, la vicenda si svolge, per la maggior parte, all’interno del carcere di Nisida tra i ragazzi che devono mettere in scena lo spettacolo sotto la guida di Assante. Nella versione teatrale gli autori proiettano al vicenda all’esterno, verso la città di Napoli, con la storia di due amici, Saverio e Raffaele detto ‘o russo, che intraprendono strade diverse: il primo prende i voti, il secondo diventa un camorrista. I brani, ormai diventati dei classici della musica napoletana contemporanea, a firma di Mattone, sono i medesimi sia sul grande schermo che sul palcoscenico.

Scugnizzi, pur non evitando bozzettismo e stereotipi, è un ritratto malinconico e triste della realtà partenopea, con Loy che alza gradualmente il livello di drammaticità sino al finale tragico e reso ancor più forte dalla indifferenza generale. Perderebbe comunque gran parte della sua forza, forse tutta, senza le musiche di Mattone, vero fautore della pellicola e vincitore di due David di Donatello nel 1990. Tra i brani: Zoccole, Gente, magnifica gente e Scètate scè…!


Scheda tecnica

Scugnizzi

regia di Nanni Loy

soggetto di Elvio Porta, Nanni Loy

sceneggiatura di Elvio Porta, Nanni Loy

fotografia di Claudio Cirillo

montaggio di Franco Fraticelli

musiche di Claudio Mattone

con Leo Gullotta, Peppe Lanzetta, Tosca D’Aquino, Gaetano Amato, Gerardo Scala, Pino Caruso, Nicola Di Pinto, Micaela Pignatelli

produzione Italia, 1989

durata 122 minuti


Bibliografia essenziale

M. Gamba, Scugnizzi , in “Film”, a. 1989, v. IV, n. 2, nov.-dic. 1989, p.  83-85.