Pasquale Squitieri, Camorra, a cura di Armando Rotondi




camorra

Tonino (Fabio Testi) è un giovane figlio di due proletari napoletani, fidanzato con un’operaia e che sembra dover condividere lo stesso avvenire dei suoi genitori. Un giorno però ha la “fortuna” di entrare nelle grazie di un camorrista. Tonino decide di abbandonare la vecchia vita e di entrare a far parte dell’organizzazione criminale, ma l’ambizione prende il sopravvento. Una volta diventato camorrista, il suo unico scopo è di raggiungere il potere, incurante di tutto.

Con Camorra, Pasquale Squitieri mette in piedi il primo tassello di un’ipotetica e ideale trilogia sulla camorra che si completa con I guappi (1974) e L’ambizioso (1978). Il regista abbandona lo spaghetti western delle sue due opere precedenti per dedicarsi ad un cinema di maggiore impegno civile, simile per tematiche a quello di Francesco Rosi, che, al mondo della camorra, aveva già dedicato La sfida (1958). Ancor più che in Rosi, in Squitieri e nello specifico della pellicola si denota una certa influenza proveniente dal cinema americano e dal film d’azione hollywoodiano. Squitieri conosce bene il cinema americano di gangster e ne ha assimilato il senso del ritmo e dell’azione, seppur, come nota anche Morando Morandini, il tutto viene contaminato dalla “sceneggiata” napoletana. Camorra è un risultato ibrido, quindi, fatto di personaggi monocorde, con elementi che, in ogni caso, si ritrovano in altri film gangsteristici americani, come in Scarface (1983) di Brian De Palma.

Una comunanza con Francesco Rosi è solo apparente, tuttavia, come sottolinea Gianni Rondolino nel suo fondamentale volume sul cinema italiano e che proprio a proposito di Camorra scrive:

“Esordisce nel 1972 con Camorra e, come Rosi, decide di raccontare storie di un mondo che conosce e a cui è legato da sentimenti contrastanti, di amore e rabbia. Rispetto a Rosi, la cui filmografia si sviluppa con andamento sinfonico e in base alla volontà di cercare una ragione e dare un ordine logico ad eventi misteriosi, Squitieri concepisce i suoi film soprattutto come atti liberatori di pulsioni emotive. Non ne cura molto la sceneggiatura preferendo investire tutte le sue energie sul set dove la macchina da presa, con la sua mobilità, ne trascrive le inquietudini, la rabbia e l’ideologia spontaneistica.” (G. Rondolino, Storia del cinema italiano, Vol. IV, Roma, Editori Riuniti, 1993, p. 458).


Scheda tecnica

Camorra

Regia di Pasquale Squitieri

soggetto e sceneggiatura di Pasquale Squitieri

fotografia di Giulio Albonico

musica di Manuel De Sica

montaggio di Daniele Alabiso

con Fabio Testi, Jean Seberg, Raymond Pellegrin, Lilla Brignone, Charles Vanel, Germana Carnacina

produzione Italia-Francia, 1972

durata 114 minuti


Bibliografia essenziale

D. Monetti (a cura di), Pasquale Squitieri – Un autore di cinema e non solo, Napoli, Guida, 2009.