Pasquale Squitieri, I guappi, a cura di Armando Rotondi




i guappiSecondo capitolo della sua trilogia sulla camorra, dopo Camorra (1972) e prima de L’ambizioso (1978), I guappi porta lo spettatore dalla Napoli anni ’70, tipica di tanta produzione del genere dai poliziotteschi alla sceneggiata, alla Napoli dell’ultimo decennio del XIX secolo, subito dopo, quindi, l’Unificazione. Nicola Belizzi (Franco Nero) è uno dei tanti scugnizzi senza famiglia cresciuti per strada. Dopo essersi fatto un nome come "Coppola Rossa" ed essere finito in riformatorio, decide di studiare e diventare avvocato. Per raggiungere il suo sogno, vuole mantenersi alla larga dai guai, ma, non appena trasferitosi nel nuovo quartiere, si va a scontrare con il capo camorra locale, Don Gaetano Fungillo (Fabio Testi). Il duello tra i due, a colpi di rasoio, viene interrotto dall’arrivo della polizia, ma il modo con cui Nicola ha combattuto dimostra a Don Gaetano che si tratta di uomo di onore e lo prende sotto la sua ala protettiva. Lo presenta, quindi, al gran consiglio della camorra che lo affilia come picciotto onorato. Nicola, tuttavia, non perde di vista il suo obiettivo e continua a studiare per laurearsi in legge.

Don Gaetano Fungillo, intanto, diventa l’ossessione del delegato di polizia Aiossa (Raymond Pellegrin), ex-guappo egli stesso, poiché ritenuto responsabile dell'omicidio di Vincenzo "'O Pazzariello". In effetti Don Gaetano ha ucciso Vincenzo ma solo in reazione all’attacco dell’uomo, esasperato dal fatto che la camorra gli impedisca di aprire una propria attività commerciale. Aiossa fa arrestare per una notte Lucia (Claudia Cardinale), amante di Don Gaestano, e la violenta in cella. Don Gaetano affronta Aiossa e cade nella trappola, accusato del tentato omicidio del poliziotto.

Nicola, ormai divenuto avvocato, decide di difendere l’amico e riesce a far testimoniare in aula Lucia, dimostrando che l’aggressione di Aiossa fosse per vendicare un'offesa al proprio onore e non su mandato della camorra. Don Gaetano viene quindi assolto. Una volta libero, tuttavia, egli per ben due volte viola le regole dell’onorata società, del consiglio della Camorra,e  questo avrà fatali conseguenze sia per lui che per Nicola.

I guappi è con ogni probabilità una delle migliori pellicole di Pasquale Squitieri, quella in cui meglio riesce a mettere insieme le istanze del cinema di genere, e che ben si notano nelle altre due opere della trilogia camorristica, e quelle del film storico di ambiente post-risorgimentale. La pellicola di Squitieri trasborda di elementi, è carica stilisticamente, non scevra da difetti. Come anche il precedente Camorra, il regista vede il tutto come un atto liberatorio e violento, preferisce mettere in scena grandi passioni che sceneggiature calibrate e troppo ragionate, anche se qui si basa su un copione di Ugo Pirro e Michele Prisco, ma nonostante questo il film  ha un’importanza notevole a ripercorrere la fisionomia originaria della camorra e il suo modus operandi. Si sente, comunque, molto l’influenza degli spaghetti-western diretti a inizio carriera, Django sfida Sartana (1970) e La vendeta è un piatto che si serve freddo (1971), e tutti i personaggi de I guappi sembrano muoversi come cowboy e banditi tipici di quel cinema. Si prenda a mo’ d’esempio la punizione a base di colpi di frusta inflitta da Don Gaetano a suoi nemici.

In ogni caso, il regista è bravo nel ricreare l’ambiente ed evocare la Napoli di fine ‘800, servito da un ottimo cast di attori che si calano perfettamente nei personaggi. Oltre ai protagonisti Testi, Nero e Cardinale, un plauso lo merita sicuramente Raymond Pellegrin che disegna un Aiossa davvero sgradevole e realistico.  Squitieri non sfugge, v’è da dire, ad una buona dose di folklore e di macchiettiamo, ma questi elementi non sembrano delle pecche per il risultato finale. Egli mostra una camorra d’altri tempi, prima del grande processo Cuocolo che cambia il sistema nelle sue basi. La camorra descritta dal regista è la guapparia classica che ha un sapore, in effetti, folklorico e popolare. Squitieri sovraccarica tutto, dando un’immagine quasi barocca, cinematograficamente parlando, di Napoli, e infarcendo i dialoghi di battute memorabili. Si pensi alle parole che pronunzia Don Gaetano alla sua amante Lucia, seduti in villa: "Lucia, forse alle tue spalle, sta seduta la morte mia!". O ancora, parlando con Nicola, sempre Don Gaetano afferma: “Nicò, è meglio che t'avverto: il mio territorio va da Ferrovia alla Sanità, da Foria ai Miracoli.In questa parte di Napoli pure o vient sciosc con il mio parere modestamente…”.


Scheda tecnica

I guappi

Regia di Pasquale Squitieri

soggetto e sceneggiatura di Pasquale Squitieri, Ugo Pirro, Michele Prisco

fotografia di Eugenio Bentivoglio

musica di Franco Campanino, Gigi Campanino

montaggio di Mario Morra

con Fabio Testi, Franco Nero, Claudia Cardinale, Raymond Pellegrin

produzione Italia, 1974

durata 120 minuti


Bibliografia essenziale

D. Monetti (a cura di), Pasquale Squitieri – Un autore di cinema e non solo, Napoli, Guida, 2009.