Enrico Caria, Vedi Napoli e poi muori, a cura di Maria Griffo



vedi napoli e poi muori

Dopo la trilogia fantanoir di 17, Carogne e Blek Gièk, Enrico Caria si dedica alla docufiction Vedi Napoli e poi muori, in cui racconta, tra molta realtà e qualche finzione, la Napoli dall’animo scisso, che mostra indifferentemente i suoi due volti, quello oleografico del mare e del Vesuvio e quello tormentato dalla longa manus di Gomorra.

L’autore si serve, per iniziare il suo viaggio, di pretesti autobiografici. Abbandonata Napoli per Roma – perché tanto la pizza è tonda in tutto il mondo – Caria, novello figliol prodigo, viene preso da un improvviso desiderio di ritorno alle origini. Per la prima volta, nel 1987, il Napoli vince il campionato di calcio e questo evento sembra connotarsi di un forte significato simbolico: tutti i «terroni  possono prendere in mano il proprio destino e riscattarsi». A questo sembra tendere anche il cosiddetto "Rinascimento Bassolino" che ha ripulito Napoli e le sue piazze e ne ha fatto un salotto buono in cui ospitare non solo i turisti, che, finalmente, tornano a visitare la città, ma anche il G8; un cambiamento così radicale da far ipotizzare persino la candidatura della città come location della più importante competizione velica del mondo, l'America's Cup. E così Caria, che torna pieno di aspettative per godersi la città rimessa a nuovo, immediatamente, si ritrova invischiato nelle sue contraddizioni. La criminalità, che sembrava essere stata risucchiata nel nulla, mostra il suo volto feroce nelle periferie: è scoppiata, infatti, la guerra tra i narcos a Scampia per il predominio sulle piazze di spaccio e Napoli si mostra, ancora una volta, come «l’unica città in Europa, dove in tempo di pace tante persone possono rimetterci la pelle».

Muovendosi tra ironia e sarcasmo fumettistico e servendosi di  filmati eterogenei girati nel corso degli anni con supporti vari, dalle telecamere amatoriali fino a quelle più professionali, Caria ricostruisce gli ultimi venticinque anni di storia della camorra, vera attrice protagonista del film, che si muove potente e disinvolta tra sangue di morti ammazzati, estorsioni, usura, appalti, traffico di droga, riciclaggio di rifiuti e il cosiddetto racket del caro estinto. Dalla prima guerra di camorra degli anni ’80 che vedeva contrapposte la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e la Nuova Famiglia dei suoi avversari, dallo sfruttamento del terremoto come fonte di guadagno da parte delle famiglie camorristiche che intercettano il flusso di denaro della ricostruzione, la camorra di città cambia volto e, indossata giacca e cravatta, si confonde coi borghesi suoi vicini di casa del centro storico o delle colline residenziali e gestisce imprese pulite, commerci rispettabili alla luce del sole, mentre appalta le operazioni sporche ai micro gruppi delle periferie, trasformate in fortini della camorra e piazze della droga.

Voci narranti che, attraverso interviste e stralci di filmati d’epoca, danno vita e colore a questo affresco terribile sono Roberto Saviano, autore di Gomorra, libro divenuto un caso, la scrittrice Valeria Parrella, il parroco di Scampia, don Vittorio Siciliani, Daniele Sansone, leader di A’67, gruppo rap di Scampia, Antonio Lamberti, fondatore dell'Osservatorio sulla camorra, e maestre, politici e intellettuali locali, amici e gente comune, tutti con l’intenzione di fare chiarezza, di restituire una fotografia realistica di una città che, stretta tra le tenaglie della malavita, cerca di districarsi tra precarità e illegalità.

Paradigmatica diventa l’immagine del presepe di don Vittorio Siciliani, dove dominano le vele e non c’è la stalla del Salvatore appena nato, ma morti ammazzati stesi a terra, elicotteri dei carabinieri sospesi al posto degli angeli, uomini in fila che non sono Magi adoranti, ma tossici in attesa di comprare una dose dai pushers. Eppure, titola un giornale dell’epoca, il sogno dei bambini di Scampia resta «un giardino senza morti a terra».


Scheda tecnica

Vedi Napoli e poi muori

regia di Enrico Caria

soggetto e sceneggiatura di Enrico Caria

fotografia di Felice Farina, Mario Spada, Luca Musella

effetti di Felice Farina, Giuseppe Schifani

montaggio di Enrico Caria, Giuseppe Schifani, Federico Della Corte

musiche di Daniele Sepe, Pivio, Aldo De Scalzi, 'A67, Vittorio Cosma

produzione Meta Research, Nina Film

distribuzione Istituto Luce

paese Italia 2006

uscita al cinema 26/01/2007

genere documentario

durata 75 min

formato colore

con: Enrico Caria (Se Stesso), Giulio Gargia (Giulio Scalia), Federico Torre (O'Malamente), Peppe Barra (O'Turco), Valeria Parrella, Anna La Rocca, Amato Lamberti, Roberto Saviano, Raffaele Sibilio, Azzurra, Daniele di A'67, Felice Farina, Don Vittorio Siciliani, Mario Spada, Gianna Sanzone, Paride Caputi, Giorgio Fiore, Luciano Russo, Silvana Fucito, Francesco Costa, Vittorio Paliotti, Vanni Corona, Pino Arlacchi, Tano Grasso


Bibliografia essenziale

Enrico Caria, L' Uomo che Cambiava Idea, Rizzoli, collana Scala Italiani, 2006

http://www.cinemaitaliano.info/news/00171/note-di-regia-del-film-vedi-napoli-e-poi.html