Rate Furlan, Malavita, a cura di Armando Rotondi



malavita

Siamo a Napoli. Renato è un giovane proveniente da una modesta e onorata famiglia. Un giorno si innamora di Lidia e si trova a confrontarsi con il mondo della malavita. Lidia è infatti l'amante d'un capo di banditi, che, dopo alcuni affari illeciti, decide di depredare una nave straniera, giunta in porto con ricco carico. Proprio al porto lavora, come agente della Guardia di Finanza, Mario, fratello di Renato. Per la buona riuscita del colpo, Lidia fa innamorare di sé il povero Mario. Renato, sorprendendoli in atteggiamenti intimi, spara un colpo di pistola al fratello. Il colpo va a vuoto, ma un secondo proiettile è esploso da Lidia che uccide Mario. La ragazza, per salvarsi, accusa Renato d'aver ucciso il fratello. In preda al rimorso, Renato si costituisce e vien condannato all'ergastolo. Il rimorso, tuttavia, tormenta anche Lidia. Ciò avviene proprio quando la polizia sorprende l’intera banda di criminali. Durante un conflitto a fuoco, Lidia viene ferita gravemente. Per sottrarsi all'arresto, il capo s'uccide, mentre gli altri vengono arrestati. Prima di morire, Lidia si confessa responsabile dell'assassinio di Mario. Renato ritrova quindi la libertà dopo aver scontato una breve condanna.

Come fa notare Gian Piero Brunetta nella sua Storia del cinema italiano, Napoli è infatti una delle prime città che nel secondo dopoguerra comprende il nuovo corso del cinema come fattore aggregante e popolare. A Napoli sorgono case di produzioni notevoli gestite da personalità quali Roberto Amoroso, Enzo Di Gianni, Antonio Ferrigno e Natale Montillo, che guidano la Sud film, la Eva Film, la Sap Film, l’AF film e la MC Film. Si tratta di case di produzioni capaci di vivere al di là dell’esperienza di una singola pellicola, con produzione continuata e a basso costo. I produttori partono alla conquista, con successo, di un mercato di casa e non nazionale, con un sistema di vendita porta a porta che si spinge al di fuori delle mura cittadine solo per arrivare in quelle zone di Milano o Torino o New York abitate da emigranti campani.

Prodotto dalla Melody Film, Malavita di Rate Furlan, padovano ma legato a Napoli, rappresenta un buon esempio di questa tipologia produttiva. Si tratta infatti di un lavoro dove il regista copre più ruoli, svolgendo anche quello di soggettista, sceneggiatore e operatore. Pur nella sua trama “realistica”, Malavita si discosta dal mondo del Neorealismo imperante nella cinematografia nazionale di quegli anni, per guardare alla tradizione locale della sceneggiata. Si tratta di un vero melodramma con lo sfondo della criminalità organizzata  che si allontana dal modello neorealista si collega a modelli della cultura popolare napoletana, profondamente radicati nel pubblico che ne fruisce.


Scheda tecnica

Malavita

regia di Rate Furlan

soggetto di Rate Furlan

sceneggiatura di Rate Furlan

con Jacqueline Pierreux, Angelo Dassy, Aldo Nicodemi, Harry Feist

produzione Italia, 1951

durata 92 minuti