Casimiro Roléx


Autore: Franco Di Mare
Città e Casa editrice: Milano, "Inediti d'autore", Edizione speciale del Corriere della Sera
Anno: 2011
Genere: Racconto


Recensione di Marcello Sabbatino


casimiro rolex

Rolex Submariner, Daytona acciaio e oro, Explorer, Lady-Datejust Pearlmaster luccicano al sole con bagliori simili a lame di luce, segnano l’ora con una precisione impressionante, «costano quanto una Cinquecento» e possono essere piazzati a tremila euro, come narra il giornalista e scrittore napoletano Franco Di Mare nel brillante racconto lungo Casimiro Roléx.

Casimiro Loconte, che «in anni di onorata carriera aveva sviluppato un occhio da uomo del banco dei pegni», era chiamato anche Casimiro Roléx perché «con un solo sguardo era in grado di valutare, soppesare, distinguere tra originali e patacche, e traduceva tutto in euro». Egli incarna perfettamente lo stereotipo del guappo di cartone napoletano, rispettato nel quartiere di Soccavo, nella periferia nord di Napoli, dove vive. Veste bene con «jeans della Dolce &Gabbana, occhiali da sole Oakley e T-shirt slabbrate dell’Emporio Armani», ha la fiat punto nera metallizzata.

La sua attività di abile scippatore è fruttifera soprattutto cinque mesi all’anno, quando i turisti, che arrivano nel molo di Mergellina o all’aeroporto di Capodichino per visitare la città o gli scavi di Pompei, vestendosi con canottiere, costumi e infradito, rendono molto più facile agli scippatori individuare oggetti di valore.

Casimiro è consapevole della monotonia della sua vita di guappo di cartone e del suo stipendio non  paragonabile a quello di un boss della camorra, mestiere che non potrà mai svolgere perché gli mancano «un fegato e uno stomaco speciali» per diventarlo. Casimiro e Gennarino, il più in gamba di tutto il rione nella fuga sullo scooter, ostentano il loro mestiere semplicemente per non lasciarsi andare a delle inutili commiserazioni, poiché sanno dell’impossibilità, a causa dell’età,  di trovare un lavoro, per così dire, «normale».

Il guadagno di Casimiro era ben poca cosa rispetto a quello di Tonino ’o Zar, «un boss, un vero uomo di rispetto», affiliato al clan Gambardella, l’uomo più invidiato di Soccavo, perché girava in una «SLK nero metallizzata coi sedili di pelle bianca», con un Rolex Explorer al polso sinistro, esponendolo fuori dal finestrino, sicuro che non glielo avrebbero scippato. Aveva a fianco Helena, una russa altissima e bellissima, «’nu spettacolo ‘e femmena». Partendo dal mito di Tonino ’o Zar, Franco Di Mare descrive dettagliatamente il complesso di inferiorità di Casimiro, il quale decide di dare una svolta alla sua vita.  Il piano Frecciarossa, cioè rapinare un intero treno ad alta velocità lungo il tragitto Napoli-Milano, si conclude con un totale fallimento, che fa ricordare a Casimiro le parole proverbiali del padre: «chi lascia ’a via vecchia pe’ ’a via nova, sape chello ca’ lascia ma nun sape chello ca’ trova».

Franco Di Mare – autore del reportage Il cecchino e la bambina (2009) e del romanzo Non chiedere perché (2011) -  utilizza un italiano parlato, che si nutre di lessico dialettale (chiattone, criatura, monnezza), modi di dire tipicamente popolari (’nu professore per un principe del foro, ’nu spettacolo ’e femmena, na capata ’nterra, “Avevi rischiato il culo pe’ settanta euro ’e mmerda”), di proverbi (Se chiude ’na porta e se spalanca ’nu portone, abbiamo fatto ’a mala nuttata e ’a figlia femmena) e di gergo camorristico. Alcune esclamazioni, come «Madonna do’Carmine», «quella bella Madonna ’e Pompei», stanno ad indicare la devozione popolare e l’immaginario religioso dei personaggi.

La voce del cantante Gigi D’Alessio, diffusa per radio, fa da colonna sonora del racconto («le corse in bicicletta a primavera, il vento profumava anche di te», «Bisogna che tu pure torni a credere che non è mai finita dentro te. Sei importante sai»).

Casimiro Roléx, inoltre, offre un quadro fortemente drammatico, ma reale, della metropoli napoletana, dove scippi, furti e omicidi sono all’ordine del giorno. L’immagine finale di Luisa, moglie di Casimiro, scippata a sua volta di un rolex rubato dal marito lo stesso giorno, è simbolo di una società caduta troppo in basso,  dove lo scippatore a sua volta può essere scippato e l’uomo è lupo all’altro uomo. Dinanzi a questo atroce scenario, il lettore, che oramai conosce l’immaginario religioso dei personaggi, non può non lasciarsi andare a delle esclamazioni del tipo Madonna do’ CarmineMadonna ’e Pompei.