Mater camorra


Autore: Luigi Compagnone

Curatore: Toni Iermano

Città e Casa editrice: Marlin Editore
Anno: 2007 (I ed. 1987)
Genere: Pamphlet


Recensione di Vincenzo Caputo


mater camorra

Pubblicato per la prima volta nel 1987 dalla casa editrice napoletana Pironti, Mater Camorra ricostruisce le vicende relative a Gennaro Cuocolo e a sua moglie Maria Cutinelli, assassinati la notte del 5 giugno 1906 rispettivamente sulla spiaggia di Torre del Greco (Cupa Calastro) e nell’appartamento di via Nardones 29 a Napoli. L’uccisione dei due, legati alla criminalità organizzata, mette in moto un’inchiesta guidata principalmente dal capitano dei carabinieri Carlo Fabroni, un marchigiano appena trasferito a Napoli, il quale non esita a creare prove false pur di arrestare esponenti della malavita locale. Grazie, infatti, all’unica testimonianza di Gennaro Abbatemaggio diviene possibile un’azione repressiva, avallata dal governo Giolitti, che riesce a mettere in carcere camorristi e faccendieri, ma che non riesce a scalfire il solido legame tra uomini di stato e uomini d’onore. La condanna a morte del basista Gennaro Cuocolo e dell’ex prostituta Maria Cutinelli fu decisa da Enrico Alfano e Luigi Faucci in una trattoria di Coroglio il 26 maggio 1906. A sancirlo fu, all’altezza del 1912, il processo svoltosi a Viterbo, seguito dai napoletani grazie alle cronache del «Mattino» e, addirittura, alla proiezione delle sue varie fasi nella Galleria Umberto ogni sera alle ore 19.30.

Ciò che interessa maggiormente, al di là della ricostruzione dei fatti relativi a tale duplice omicidio, è sicuramente l’uso (“metastorico”, verrebbe voglia di dire) che Compagnone fa delle vicende narrate. Il processo diviene, infatti, in tale ricostruzione il pretesto per una riflessione generale e soggettiva sulle ataviche ferite della bella Partenope. Lo evidenzia nella sua introduzione Toni Iermano: «In Mater Camorra, testo del 1987 suddiviso in quindici densi capitoli “investigativi” e in una corposa appendice storico-critica dedicata a La camorra, prima del processo Cuocolo, Compagnone riordina e armonizza storia, letteratura, sociologia, usi e costumi in un gioco disinvolto e spregiudicato, violento e doloroso, attraverso una scrittura composita e il moltiplicarsi d’incisioni narrative, orientate alla costruzione di una breve ma puntigliosa enciclopedia della storia della città e delle sue imperdonabili contraddizioni» (p. 10). Con violenza e ironia, rabbia e desolazione, Compagnone riflette, dunque, sul processo Cuocolo e sulla “mamma Camorra”, di cui esso è figlio. Ma cosa intende Compagnone per Mater Camorra? Nella ricostruzione dello scrittore la criminalità organizzata appare appunto come una madre. In particolar modo nel capitolo intitolato La logica formale egli dichiara esplicitamente il significato del suggestivo titolo, il quale nella formula latina acquista un sapore arcaico, ancestrale. La camorra è una mamma dalle mille e pesanti mammelle, la quale però dispensa latte velenoso all’altra madre, Partenope, e inevitabilmente ai suoi molteplici figli. Tra latte e veleno non c’è differenza. Così come non c’è differenza tra bene e male, tra civiltà e inciviltà. Ed il germe di questa soluzione indigesta è geneticamente presente nella fonte di nutrimento della stessa Partenope.

In tal senso, quindi, diviene chiaro che la cifra precipua del libro di Compagnone sia l’autobiografismo. Lo evidenzia ancora una volta Iermano nella propria introduzione: «Tirate moralistiche, forme di teppismo verbale, digressioni polemiche, esplosioni di umoralità, concreto meridionalismo militante, abbondanti osservazioni critiche ed epigrafiche sentenze letterarie s’intrecciano l’una nell’altra grazie ad una costante partecipazione autobiografica» (pp. 10-11). I fatti del 1906 consentono, insomma, all’io narrante di riflettere in maniera indignata sulle ferite di una città immersa nell’asfissiante ripetitività di nauseabondi compromessi.