Luciano De Crescenzo, Così parlò Bellavista, a cura di Armando Rotondi




così parlo bellavista

Opera prima di Luciano De Crescenzo, in qualità di regista, e tratto dal suo omonimo successo letterario del 1977, Così parlò Bellavista è uno di quei film la cui fama supera di molto i suoi specifici meriti artistici. La pellicola ha molti limiti ma, nonostante tutto, rimane nell’immaginario collettivo ed è diventato a tutti gli effetti un oggetto di culto che si protrae ancora oggi, fatto di battute e dialoghi memorabili. Dice bene Morando Morandini quando parla di una commedia “in gloria della napoletanità” e di fatti Luciano De Crescenzo inserisce tutto nella sua pellicola, dal lotto alle differenze tra napoletani, uomini d’amore, e milanesi, uomini di libertà. Il tutto si sviluppa senza una vera trama ma attraverso una sequenza inarrestabile di sketches con una memorabile galleria di personaggi, dal cugino di Parascandalo, al signore del “cavalluccio rosso” sino all’amico della “Signora Rinascente”. Un cast magnifico dà vita a questi personaggi, anzi sarebbe meglio dire macchiette, ed elencarli tutti risulta quasi imbarazzante. Oltre a De Crescenzo, nel ruolo del Prof. Bellavista, abbiamo infatti: Luciano De Crescenzo, Isa Danieli, Geppy Gleijeses, Benedetto Casillo, Sergio Solli, Renato Scarpa, Marina Confalone, Ricardo Pazzaglia, Tommaso Bianco, Renato Rutigliano, Nunzio Gallo, Nuccia Fumo, Nunzia Fumo, Gino Maringola, Lucio Allocca, Antonio Allocca. Davvero l’olimpo dei caratteristi napoletani.

V’è tuttavia un sottile filo conduttore, una trama che seppur esile fa da collante alle vicende del Prof. Bellavista: la storia di sua figlia, incinta del giovane Giorgio, architetto disoccupato, interpretato da Geppy Gleijeses.

Proprio in questa esile trama, si pone il tema della camorra che compare ripetutamente. Giorgio assume, infatti, la gestione di un negozio di articoli sacri a via Duomo e lì viene visitato per ben due volte da esponenti di due clan, prima l’esattore “Core ‘ngrato”, interpretato da Antonio Allocca, poi dal camorrista cui dà corpo Nunzio Gallo. Lo stesso tema della camorra torna nel dialogo di Giorgio con il suocero Bellavista sulla necessità o meno di pagare il pizzo, e quindi al tribunale di Napoli dove Giorgio si reca in cerca di un parere legale.

Proprio con il camorrista interpretato da Nunzio Gallo, De Crescenzo regala uno dei dialoghi più famosi dell’intera pellicola, un quasi monologo, nell’ultima parte, di Bellavista intervenuto in difesa del genero, che si conclude in maniera memorabile:

Bellavista: Sentite, dal momento che siete così gentile, potrei farvi una domanda personale?

Il camorrista: Dite pure.

Bellavista: Ma siete nato a Napoli?

Il camorrista: Sì, perché?

Bellavista: A Napoli, Napoli..., o provincia?

Il camorrista: No, di Napoli centro, sono nato ngopp  i quartieri.

Bellavista: Da genitori stranieri?

Il camorrista: No, da genitori napoletani! Ma perché mi state facendo questo interrogatorio?

Bellavista: Perché mi sembra strano, che un napoletano, un uomo d'amore, possa essere così spietato contro un'altra persona, da minacciarla di morte, solo per motivi di danaro.

Il camorrista: Professò voi dove vivete? Napoli non è più quella di una volta, qua ci sono duecentomila disoccupati che si muoiono di fame.

Bellavista: Sentite, a me questo fatto dei disoccupati che si muoiono di fame non mi ha mai convinto. Ai tempi miei, non si contavano i disoccupati, ma si contavano gli occupati perché si faceva prima. Io, certi alibi, non li accetto! Conosco tanti disoccupati che si arrangiano sì, ma non per questo vanno ammazzando la gente.

Il camorrista: E questa è gente senza coraggio!

Bellavista: Voi invece siete coraggiosi! La notte mettete una bomba sotto una saracinesca, e vi sentite degli eroi! Magari o' piano e sopra sta nu povero vicchiariello ca c'appizza a' pelle! Ma a vuje c ve ne 'mport, siete disoccupati, avete l'alibi morale. Siete napoletani e ammazzate Napoli. Eh già, perché ci sono i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono, i ragazzi che sono costretti ad emigrare.., ah già, poi volevo di' un'altra cosa, ma tutto sommato, nun'è che fate na vita ‘e merd? Perché penso io: Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli, ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

Un vero e proprio dialogo di culto. Solo uno dei tanti presenti nel film.


Scheda tecnica

Così parlò Bellavista

regia di Luciano De Crescenzo

soggetto di Luciano De Crescenzo

sceneggiatura di Luciano De Crescenzo e Riccardo Pazzaglia

fotografia di Dante Spinotti

musica di Claudio Mattone

con Luciano De Crescenzo, Isa Danieli, Geppy Gleijeses, Benedetto Casillo, Sergio Solli, Renato Scarpa, Marina Confalone, Ricardo Pazzaglia, Tommaso Bianco, Renato Rutigliano, Nunzio Gallo, Nuccia Fumo, Nunzia Fumo, Gino Maringola, Lucio Allocca, Antonio Allocca.

produzione Italia, 1984

durata 105 minuti


Bibliografia essenziale

A. Preziosi, Così parlò Bellavista, in “Film: tutti i film della stagione”, a. 1985, v. II, n. 2, mar-apr. 1985, pp. 49-51.

L. De Crescenzo, Così parlò Bellavista, Milano, Mondadori, 1977.