Luigi Zampa, Processo alla città, a cura di Armando Rotondi



processo alla città

Senza dubbio Processo alla città, insieme a L’onorevole Angelina (1947), rappresenta il capolavoro di Luigi Zampa, regista troppe volte sottovalutato e compresso dai grandi registi della stagione neorealista prima e di quelli del cinema d’inchiesta, come Francesco Rosi, poi.

Il film del 1952, che nasce proprio da un’idea di Rosi e di Ettore Giannini, si ispira liberamente al primo grande processo contro un’organizzazione criminale, la camorra, avvenuto a Viterbo e noto storicamente come il “processo Cuocolo”. Cinematograficamente se n’era già occupata nel 1909 Elvira Notari, celebre regista italiana del periodo muto, caso più unico che raro, e se ne occuperà nel 1969 Gianni Serra: il 5 giugno 1906, Gennaro Cuocolo viene ucciso barbaramente a Torre del Greco. Il giorno dopo, il cadavere di sua moglie Maria Cutinelli viene ritrovato a Napoli. Il primo è un basista della camorra, la seconda è complice del marito nella sua attività. Grazie alle rivelazioni di Gennaro Abbatemaggio detto o' cucchieriello si rinviano a giudizio 47 camorristi accusati di duplice omicidio e di associazione a delinquere.

Nel film di Zampa, il nome “Cuocolo” si trasforma in “Ruotolo”, ma poco importa. La base storica della pellicola è evidente. Non si dimentichi come nel 1950 fosse stato pubblicato Il Processo Cuocolo di Livio Guidotti per i tipi della Curcio Editore.

Grazie ad una splendida sceneggiatura firmata a più mani (Ettore Giannini, Suso Cecchi D’Amico, Turi Vasile e Diego Fabbri), Zampa regala un potente affresco storico e sociale, impregnato di impegno civile, soffermandosi sul lavoro del giudice istruttore Spigacci, interpretato magnificamente da Amedeo Nazzari.

Scrive bene Gian Piero Brunetta: “L’inchiesta del giudice Spigacci parte dal semplice fatto di cronaca e si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo e scoprendo i legami, entro una stessa trama, di personaggi appartenenti a tutte le fasce sociali” (G.P. Brunetta, Storia del cinema italiano, Vol. III, Roma, Editori Riuniti 1993, p. 467). E continua sottolineando l’emblematica scena della riunione di Pozzuoli: “Il fatto che siano assenti quarantadue persone rivela metonimicamente la presenza della camorra a tutti i livelli delle istituzioni e del potere” (Ibidem).

Pur ambientato ad inizio del XX secolo, il lavoro di Zampa si muove tra tematiche ancora attuali ai tempi del regista, così come al giorno d’oggi: il potere che la malavita organizzata sulla società, la concussione del mondo della politica e delle istituzioni, la protezione di cui molti esponenti della criminalità godono, la strenua lotta di pochi contro queste forme deviate di potere.

Con Processo alla città siamo lontani dalle istanze dell’immagine neorealista, e lo si comprende sin dalla carrellata iniziale e dalle immagini d’apertura, così come anche dalla forte struttura drammatica dell’insieme: le istanze civili e morali, la carica di indignazione del regista si mescolano egregiamente con generi più popolari, dal melodramma al cinema americano, regalando il più riuscito dramma giudiziario (tra i generi americani per eccellenza) della nostra cinematografia.


Scheda tecnica

Processo alla città

regia di Luigi Zampa

soggetto di Ettore Giannini e Francesco Rosi

sceneggiatura di Ettore Giannini,  Suso Cecchi D’Amico, Luigi Zampa, Turi Vasile, Diego Fabbri

con Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini, Paolo Stoppa, Dante Maggio, Franco Interlenghi, Irène Galter, Gualtiero Tumiati

produzione Italia, 1952

durata 98 minuti


Bibliografia essenziale

A.G. Mancino, Il processo della verità – Le radici del film politico indiziario in Italia, Torino, Kaplan 2008.