Matteo Garrone, Gomorra, a cura di Armando Rotondi


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gomorra

Tratto dal volume di Roberto Saviano, eclatante inchiesta sul “sistema” della camorra e vero caso letterario, Gomorra di Matteo Garrone segna un punto di svolta nella recente cinematografia italiana, insieme al coevo Il Divo di Paolo Sorrentino, entrambi con l’interpretazione di Toni Servillo. Sono due pellicole, infatti, che rilanciano il cinema italiano in una prospettiva internazionale, con prodotti di grande potenza espressiva, tecnica, stilistica e, non ultima, contenutistica. Nel film di Sorrentino era il protagonista Giulio Andreotti, il divo per l’appunto, a far girare l’intero film attorno la sua figura e a rappresentare la crisi dell’Italia. In Gomorra non ci sono “prime donne” così forti. È un affresco corale, fatto di varia umanità, di giovani criminali, di ragionieri della criminalità organizzata, in ambienti caratterizzati dal degrado e dell’abbandono, in piena guerra di camorra.

Garrone e gli sceneggiatori, tra cui Saviano stesso, prendono il libro originale e ne drammatizzano alcuni elemento, rendono quattro storie che l’opera di Saviano, a metà strada tra il romanzo e l’inchiesta giornalistica, spiega, più che racconta, anche se con un tono narrativo e divulgativo: la faida tra le vele di Scampia (storia di Totò, Maria e Don Ciro); il traffico di “monnezza” che avvelena le terre del Casertano (storia di Franco e Roberto); il sarto Pasquale che “osa” dare lezioni di sartoria ai cinesi (storia di Pasquale); l’ascesa mancata e la rapida caduta di due giovani criminali di Castelvolturno (storia di Pisellì e Boxer).

Il film si discosta per forza di cose dalla pagina scritta. Obiettivo di Saviano è infatti quello di indagare, di spiegare i fatti. La sua scrittura è fatta di dati, ma anche di aneddoti ed excursus, di nomi rivelati senza troppi problemi. Garrone non spiega il “sistema”, non analizza i meccanismi della camorra, ma li mostra con grande forza. È fedele al suo stile che si compone di due note chiavi principali: una tendenza al realismo documentario e un'altra all’astrazione. Questi aspetti sono ben evidenti dalla fotografia scelta e dall’uso di una colonna sonora che, ad eccezione di Hercolaneum di Robert del Naja e Neil Davidge che chiude la pellicola, non contiene brani extradiegetici ma solo musiche interne al flusso narrativo. Anche gli attori sono presi in parte dalla strada, così è nel caso, ad esempio, di Ciro Petrone nel ruolo di “Pisellino”, attori che recitano fianco a fianco di grandi e navigati interpreti come Toni Servillo, l’eccezionale Gianfelice Imparato nel ruolo di Don Ciro, Salvatore Cantalupo e Gigio Morra o la cantante Maria Nazionale. Appare quindi normale la scelta di far parlare i personaggi nel loro linguaggio originale, in un dialetto napoletano fatto di inflessioni diverse a seconda della provenienza sociale e geografica, a volte ibridato con l’italiano.

Il regista preferisce non scegliere l’espediente della contrapposizione mostrando una Napoli dal bel volto o una “Campania felix” per poi contrapporle con i sobborghi, la periferia e le terre di camorra. Ci descrive, invece, un mondo di brutture, di desolazione, simile all’inferno, una quotidianità di omicidi, retate della polizia, furti, droga. Non sembra esserci speranza nella pellicola di Garrone. Come detto, non spiega come fa Saviano, ma risulta comunque un pugno nello stomaco dello spettatore. Forse non lo porta alla riflessione e alla comprensione dei meccanismi, ma comunque lo sconvolge e lo coinvolge emotivamente. Afferma lo stesso Garrone nel pressbook della pellicola: “La materia da cui sono partito per girare Gomorra era così potente visivamente che mi sono limitato a riprenderla con estrema semplicità, come se fossi uno spettatore capitato lì per caso. Mi sembrava questo il modo più efficace per restituire l'esperienza emotiva che ho provato durante tutto il percorso della lavorazione del film”.

Meritati i riconoscimenti: il Gran Premio della Giuria al 61° Festival di Cannes; 5cinque premi su altrettante nominations agli European Film Awards 2008, inclusi quelli per il film e la regia; sette David di Donatello, comprese le statuette più ambite. Meno fortuna negli Stati Uniti con la sola candidatura ai Golden Globes nella categoria per le pellicole straniere e la clamorosa esclusione dalla corsa agli Oscar.


Scheda tecnica

Gomorra

regia di Matteo Garrone

soggetto di Roberto Saviano dal suo omonimo libro

sceneggiatura di Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Roberto Saviano

con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abbruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Salvatore Ruocco

produzione Italia, 2008

durata 138 minuti


Bibliografia essenziale

P. De Sanctis, D. Monetti, L. Pallanch, Non solo Gomorra. Tutto il cinema di Matteo Garrone¸ Roma, Edizioni Sabinae 2008.

M. Spada, Gomorra on set, Roma, Postcart 2009.